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L’ATTENTATO A GIOVANNI PAOLO II

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di Alberto Frau
 
13 maggio 1981, pomeriggio, ore 17.17. Dopo essere entrato in piazza San Pietro per l’udienza generale del mercoledì, mentre si trova a bordo della sua “Papamobile” scoperta e aver abbracciato una bambina, Papa Giovanni Paolo II è colpito da due proiettili sparati dal turco Ali Ağca, un tiratore esperto appartenente al gruppo di estrema destra dei “Lupi grigi”. I colpi raggiungono l’addome perforando il colon e l’intestino tenue del Santo Padre.

Soccorso immediatamente, Giovanni Paolo II è trasportato al vicino Policlinico Gemelli, perdendo coscienza durante il tragitto.

Il resto è storia.

Sottoposto a un intervento chirurgico (durato oltre 5 ore) il Papa sopravvivrà. Sarà dimesso dal nosocomio il 3 giugno ma nuovamente ricoverato e operato per una grave infezione attribuita all’intervento che lo renderà convalescente per alcuni mesi.

Affermerà di esser rimasto vivo grazie all’aiuto della Madonna di Fátima e due anni dopo incontrerà il suo attentatore in prigione per rivolgergli il suo perdono. I due parleranno da soli e gli argomenti della loro conversazione secretati.

Le lunghe indagini non porteranno mai alla reale scoperta dei motivi e dei mandanti dell’attentato.

La pista russo-bulgara sarà ipotizzata (con un comunicato del Sismi) pochi giorni dopo il fatto: in particolare indicherà i servizi segreti bulgari quali mandanti di Alì Ağca, su indicazione del KGB sovietico. Pista convalidata, anni dopo, dalla “Commissione Mitrokhin” del Parlamento italiano (presieduta da Paolo Guzzanti e riguardante le attività illegali dei servizi segreti sovietici nel nostro Paese). Quest’ultima, sebbene una minoranza della stessa negherà tale tesi, stilerà una relazione secondo cui l’attentato sarebbe stato progettato dal KGB in collaborazione con la Stasi (i servizi segreti della Germania Est) e l’appoggio di un gruppo terroristico bulgaro a Roma, che a sua volta si sarebbe rivolto ai “Lupi grigi” di cui Ağca faceva parte.

La pista interna al Vaticano indicherà, invece, in due cardinali i veri mandanti dell’attentato. Questi avrebbero addirittura aperto un conto corrente presso lo IOR per versare il pagamento ad Ağca. Sebbene un’apposita inchiesta – che tirerà in mezzo anche Ercole Orlandi (il padre di Emanuela che scomparirà nel nulla il mese successivo) – cercherà di provare questa tesi molti interrogativi non saranno risolti per via dell’ostracismo della Città del Vaticano interessato a “mettere una pietra tombale sulla ricerca della verità”, come affermerà il giudice Rosario Priore incaricato dell’inchiesta.

A queste piste si aggiungeranno poi quella del coinvolgimento di “Cosa Nostra”, di cui parleranno alcuni “pentiti” e addirittura quella iraniana con l’indicazione dell’ayatollah Khomeini quale “mandante morale” dell’attentato” (sic).

Ağca, inzialmente condannato all’ergastolo, sarà scarcerato nel 2010.

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  • Redazione

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