
di Valter Vecellio
SIAMO ALLA TORRE DI BABELE, OVE SE LA LEGGENDA DIVENTA REALTA’ VINCE LA LEGGENDA
Ho fatto ulteriori riflessioni a margine del polpettone servito su La 7 da Corrado Augias a proposito del delitto di Piersanti Mattarella, legato, secondo chi ha realizzato la “serata” al delitto di Moro, ma anche alla strage del 2 agosto alla stazione di Bologna, un po’ anche al delitto di Vittorio Bachelet, altro ancora…
Perché fascio-mafiosi, “ispirati” da poteri ovviamente forti e occulti (una spuzzata di P2 a sua volta condizionata e ispirata dall’estero, vedi Stati Uniti), uccidono Piersanti Mattarella? Perché, allievo ed erede di Moro voleva fare il compromesso storico in Sicilia. Non lo chiamava “compromesso storico”, ma “larghe intese”, ma quella è la sostanza. Se funzionava in Sicilia, “laboratorio” di sperimentazione, il progetto lo si poteva proporre su scala nazionale. Come voleva Moro. Però gli americani al solito pessimi, non ci stanno. Del resto, Henry Kissinger, segretario di Stato repubblicano, a Moro l’ha giurata. Così via Fani e il resto…
I conti però non tornano: quando Moro viene rapito e ucciso dalle Brigate Rosse, Kissinger è fuori dai giochi da anni; alla Casa Bianca non ci sono più Richard Nixon o quel morto di sonno di Gerald Ford; c’è il democratico Jimmy Carter. Cosa si vuol dire, che Nixon e Carter, repubblicani e democratici, Kissinger o non Kissinger, non cambiava nulla alla Casa Bianca e negli USA? Augias e i suoi ospiti evidentemente si rendono conto che è troppo grossa da digerire, sorvolano. Lasciano che Pino Arlacchi e Luciano Violante dicano qualche generica fesseria e vanno avanti.
Bene. Moro dunque vuole fare il compromesso storico con il PCI, fare le riforme e ci sono potentati occulti che non vogliono. Solo che le riforme e il processo di scardinamento dei poteri che queste innescano, le fanno altri: i radicali, i socialisti, i liberali.
Quando poi Moro viene rapito dalle Brigate Rosse, in quei 55 giorni del sequestro, scrive. Tanto, scrive: una cinquantina di lettere, a tutti: la famiglia, i colleghi di partito, a Bettino Craxi… Gli unici a cui non scrive sono i comunisti. Non una sola lettera a qualcuno di quel partito. L’eccezione è una lettera a Pietro Ingrao, ma non in quanto comunista: perché presidente della Camera. Vuole fare le riforme con il PCI e il PCI è l’unico partito a cui non chiede aiuto. Il PCI è il maggior puntello del partito della “fermezza”, cioè dell’immobilismo: non muove un dito per salvarlo. A cercare di fare qualcosa, senza purtroppo riuscirci, Bettino Craxi, il PSI, Marco Pannella, il Partito Radicale.
Coincidenza, come amava ripete spesso il giornalista che meditabondo nello speciale di Augias collega un po’ tutto con niente.
E Mattarella? Mattarella come s’è detto voleva fare il compromesso storico in salsa siciliana. Un giorno va a parlare con il ministro dell’Interno di allora Virginio Rognoni a Roma. Anche Rognoni è della sinistra DC; da quel colloquio, Mattarella esce inquieto, preoccupato, consapevole di aver fatto un qualcosa che pagherà. Si confida con la sua principale collaboratrice a Palermo. Di cosa ha parlato con Rognoni? Non si sa, non si saprà mai, visto che i due sono morti. Però secondo un collaboratore di giustizia accreditato dai magistrati, Mattarella avrebbe chiesto un intervento “romano” contro Vito Ciancimino, e quest’ultimo l’avrebbe saputo. Dal sapere al fare c’è poco in mezzo, a volte.
Ma Ciancimino, il sindaco di Palermo più che in odore di mafia, non era il compare di Salvo Lima, entrambi nella corrente di Giulio Andreotti? E Andreotti non è quello con cui il PCI per qualche anno fa se non il compromesso storico, almeno la larga intesa?
La cosa si fa a questo punto labirintica, ci si perde.
Sicuri che Piersanti Mattarella sia ucciso perché voleva fare il compromesso storico in Sicilia e non perché aveva in animo di violare certi concreti santuari isolani, che di “storico” (nel senso che andavano avanti da anni) avevano solo gli affari e la “roba”?
In “L’uomo che uccise Liberty Valance” l’editore dello Shinbone Star” al senatore Stoddard che racconta come sono davvero andate le cose, spiega che non pubblicherà la vera storia: “Qui siamo nel West dove se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda”.
Chissà se vale anche per le cose di Sicilia: “Qui siamo a Palermo dove se la leggenda diventa realtà, alla torre di Babele vince la leggenda”.





