
“Oggi è arrivato il momento di mobilitarci insieme sulla nostra agenda, proponiamo un’estate militante”, così la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein in apertura della direzione al Nazareno.
L’idea di una mobilitazione sotto gli ombrelloni è quanto meno stravagante.
Lo sa la segretaria del partito che fu della classe operaia e di chi lavora che luglio e agosto, soprattutto agosto, sono i mesi nei quali chi lavora si gode, finalmente, le agognate vacanze con la famiglia? O pensa che alla chiamata dagli obrelloni e dalle sdraio si sollevi il popolo antifascista per contrastare la politica di Giorgia Meloni?
Cantato il ritornello dell’unità, novità eclatante nel bagaglio della sinistra (!), la segretaria del Pd ha rilanciato il lettiano campo largo: “Abbiamo bisogno di costruire delle sinergie con le altre forze civiche e politiche alternative alla destra”.
Anche qui novità assoluta.
L’alleanza, ovviamente, è con i cespugli rosso verdi e con il M5S, osservato speciale dall’Altrove da parte dell’Elevato, che ha scoperto le brigate di cittadinanza con il passamontagna.
L’alleanza tra l’armocromica e il camaleonte, se non fosse una manfrina ormai obsoleta, sarebbe degna di una risata. Il fatto è che si inscrive in una logica che vede il Pd marciare verso l’essere il partito delle élite radical chic che si allea con il movimento del lumpenproletariat guidato da un Giuseppe Conte camaleontico, avendo egli rivestito tutti i ruoli possibili.
Quello di Elevato è indisponibile.
“Da soli non si vince” dice la Schlein, ma con certe compagnie sicuramente si perde.
Del resto, stoppato dall’entrata a gamba tesa dell’Elevato, Conte ha già anticipato il suo niet ad accordi organici armocromici. Lui ora si è rivestito di rosso e non ci sta, nell’immediato, a cambiare colore. In futuro? Mai dire mai.
“Per il modo di fare politica dei 5 Stelle, il tema non è trovare compromessi in un incontro di vertice. A noi interessando i progetti e la direzione di marcia”, ha detto domenica il leader pentastellato al Forum in Masseria intervistato da Bruno Vespa. “Con Schlein – ha aggiunto Conte – vedo maggiore determinazione nel Pd verso il salario minimo legale dove noi siamo attestati da tempo. Vedo che si sta smarcando dal Pd renziano del Jobs Act. Io sono ben contento se c’è un percorso per un obiettivo condiviso. Ma va preso anche atto che sulla guerra non vedo svolte. Ci sono ancora dissonanze”. Sulla guerra in Ucraina da parte del Pd, ha detto ancora Conte, “confido che possa esserci una svolta, perché fino ad ora il Pd continua sulla linea bellicista, ovviamente quando si tratta di votare concretamente i vari provvedimenti”.
Nel frattempo, anche se nella direzione Pd i mal di pancia si limitano alle critiche e si sottopongono alla tarantella dell’unità, dalla periferia arrivano le prime bordate.
Alessio D’Amato, consigliere regionale del Lazio, non ci sta e fa il suo annuncio via Twitter: via dall’Assemblea. Dopo di lui, arriva il messaggio di Maria Concetta Chimisso, vicesegretaria per il Molise: dimissioni irrevocabili a pochi giorni dalle elezioni regionali.
Riguardo alla mobilitazione, passato il tempo di Capalbio, delle élite della sinistra a caviale e champagne aspettiamo di vedere le mobilitazioni nei luoghi chic della penisola.
Al mare e sui monti ci aspetta un’estate piena di militanti in passamontagna delle “brigate di cittadinanza” intenti a pulire spiagge e boschi.
Niente di nuovo sotto il sole. Nel campo largo al massimo ci sono esercitazioni di armocromia.





