Emerse tensioni latenti ma cauta sensazione di progresso
La Riunione dei Ministri del Commercio dell’APEC si è tenuta a Suzhou (provincia di Jiangsu) dal 22 al 23 maggio 2026, preceduta dagli incontri di alti funzionari a Shanghai (18 – 19 maggio).
I Funzionari commerciali e gli alti diplomatici dei Paesi membri dell’APEC (Cooperazione Economica Asia-Pacifico) si sono riuniti per affrontare i crescenti squilibri commerciali e per rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento a fronte delle persistenti perturbazioni globali.
I colloqui a porte chiuse, ospitati dal Ministero del Commercio cinese, si sono svolti in un momento critico per il blocco dei 21 membri, che rappresenta quasi il 40% della popolazione mondiale e la metà del commercio globale.
Con le pressioni inflazionistiche, le tensioni geopolitiche e gli shock climatici che continuano a mettere a dura prova il commercio internazionale, gli inviati hanno cercato un terreno comune su politiche che possano stabilizzare la ripresa post-pandemia.
Un punto chiave all’ordine del giorno è stato costituito dalla crescente asimmetria negli scambi di beni e servizi tra i membri dell’APEC. Mentre la Cina ha registrato una riduzione del suo surplus complessivo negli ultimi mesi, molte economie in via di sviluppo hanno espresso preoccupazione per i deficit persistenti e la dipendenza da una gamma ristretta di esportazioni.
Gli squilibri commerciali non sono intrinsecamente negativi, ma le asimmetrie croniche possono generare attriti e vulnerabilità. L’obiettivo non è quello di eliminare i surplus, ma di identificare le barriere strutturali – siano esse tariffarie, relative ai servizi digitali o ai flussi di investimento – che impediscono uno scambio più equo.
Il viceministro del Commercio cinese Wang Shouwen ha sottolineato che Pechino rimane impegnata ad ampliare le importazioni dai membri APEC meno sviluppati, citando le recenti riduzioni tariffarie sui prodotti agricoli di Cambogia, Laos e Myanmar e ha anche auspicato un “riconoscimento reciproco del fatto che gli squilibri spesso riflettono divari di competitività più profondi”, esortando le economie avanzate ad aumentare il trasferimento tecnologico e il sostegno allo sviluppo delle capacità.
L’altro tema dominante è stato la costruzione della resilienza della catena di approvvigionamento, un concetto che si è evoluto rapidamente dalla pandemia e dall’invasione russa dell’Ucraina.
Gli inviati hanno discusso di sistemi di allerta precoce, sicurezza dei minerali critici e diversificazione dei beni essenziali come semiconduttori, forniture mediche e alimentari.
Giappone e Corea del Sud hanno promosso un “meccanismo di stoccaggio collettivo” per i principali input industriali, mentre gli Stati Uniti, rappresentati da un alto funzionario commerciale, hanno sottolineato la necessità di mappare la catena di approvvigionamento e di quadri di riferimento affidabili per la condivisione dei dati.
La Cina, da parte sua, ha proposto un’iniziativa APEC per una catena di approvvigionamento verde, collegando gli obiettivi di resilienza alla decarbonizzazione.
Non è possibile tornare a sistemi iper-efficienti ma fragili per cui il dibattito si è spostato verso la logistica ‘just-in-case’, la capacità di un buffer regionale e la ridondanza laddove necessaria.
Nonostante il tono collaborativo, sono emerse tensioni latenti. Diverse delegazioni occidentali hanno espresso preoccupazioni in merito ai controlli sulle esportazioni e alle misure non tariffarie, mentre la Cina ha ribadito la sua opposizione alle iniziative di “coercizione economica e disaccoppiamento”.
Tuttavia, i diplomatici hanno osservato che le discussioni sono rimaste professionali, con la comune urgenza di raggiungere risultati concreti in vista del Vertice dei leader economici dell’APEC che si terrà a San Francisco entro la fine dell’anno.
Una dichiarazione congiunta rilasciata al termine dell’incontro ha impegnato i membri in un “piano d’azione volontario” per la facilitazione degli scambi, che include l’accelerazione della digitalizzazione doganale e il riconoscimento reciproco delle certificazioni relative alle catene di approvvigionamento verdi.
Non sono stati fissati obiettivi vincolanti per la riduzione degli squilibri, ma i membri hanno concordato di riconvocare un gruppo di lavoro tecnico tra sei mesi per valutare i progressi compiuti.
L’incontro di Shanghai è considerato un preludio a negoziati più approfonditi sull’Area di libero scambio dell’Asia-Pacifico (FTAAP), una visione a lungo bloccata per un accordo commerciale globale.
Secondo gli analisti, sebbene le divisioni politiche rimangano profonde, concentrarsi sulla cooperazione pratica lungo le catene di approvvigionamento, piuttosto che su una liberalizzazione generalizzata, potrebbe rappresentare la strada più promettente da percorrere.
Per ora, gli inviati commerciali hanno lasciato la Cina con una cauta sensazione di progresso, riconoscendo che, in un’economia globale frammentata, anche piccoli passi verso il coordinamento valgono la pena.

Carlo Marino, Ph.D., Journalist Stampa Estera. Direttore Scientifico della Collana di linguistica, Storia e Antropologia Eurasiatica - De Frede Editore Napoli. Il Faro di Roma, Sala Stampa Santa Sede. Correspondent of European News Agency. Reporters.de. AgoraVox.fr, Nuovo Giornale Nazionale, Eurasiaticanews.eu, La Maschera di Tespi, De Regimine Litterarum. Scrittore.


