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In Italia il centro è diventato affollatissimo

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In Italia il centro è diventato affollatissimo

Tante sigle e tanti partiti

In Italia c’è un centro politico che da anni annuncia la propria imminente rinascita.

Si prepara lanciando convegni, costituendo associazioni, fondando partiti. Rivendica di rappresentare la parte più pragmatica, europeista e riformista del Paese.

Bello, sì: ma continua a restare politicamente ed elettoralmente poco consistente.

Lo chiamano “grande piccolo centro”: «una galassia sempre più affollata di sigle, leader e aspiranti federatori…». Sì, ma si affolla intorno al PD, puntando a un centro sinistra senza porsi alcuna alternativa. O quasi.

La domanda è se non sia proprio questo a tarpare le ali a ogni iniziativa.
La mia tesi è che l’affidabilità del PD è a livelli infimi. La sua capacità di riformismo (con tutto ciò che questo termine significa e comprende) del tutto assente. La scommessa sarebbe che questo “grande piccolo centro” possa influire tanto sul PD da modificarne, talvolta in modo radicale, alcune pulsioni ed alcuni indirizzi. Cosa estremamente difficile. E se la cosa non convince i suoi possibili elettori, poiché ci troviamo in un’area che per sua natura «non intende elevare nessuna dottrina al rango di ortodossia» e non può che puntare ad un corrispondente elettorato, il “centro” non potrà decollare.

Eppure, le premesse per un’operazione di vero centrosinistra ci potrebbero essere. Pensare a una operazione solo “di partiti” (Italia Viva, Più Europa, Azione…) negherebbe la stessa genesi di queste tendenze.

E, infatti, attorno all’area moderata del centrosinistra si stanno sviluppando reti civiche, associazioni e laboratori politici.

Solo per citarne alcuni: Spazio Pubblico, promosso da Pina Picierno; Futuro Democratico con Silvia Salis; Progetto Civico con Alessandro Onorato.

Tutti e ognuno rappresentano pezzi di una cultura politica che ha avuto una storia importante: quella del cattolicesimo democratico legato al socialismo riformista.

Un’esperienza che si è tentato di cancellare e, in gran parte, il tentativo è riuscito, ma che sta ritornando prepotentemente all’attenzione del corpo elettorale: fu un’esperienza non solo italiana, ma di tutta l’Europa. Che era divisa, ma, paradossalmente, era più Europa di oggi.

Tuttavia, queste esperienze messe insieme continuano a “non fare sistema”. Risulta evidente l’incapacità di trasformare la propria ricchezza di esperienze in una forza politica unitaria e riconoscibile.

Si dice: “il problema non è la mancanza di idee ma la sovrabbondanza di leadership”. E questo è assolutamente vero: ogni leader dei diversi “raggruppamenti/partiti” vorrebbe fare il “federatore” degli altri e gli altri non ci stanno.

Ma basta questo a spiegare tutto?

Io ritorno alla mia tesi iniziale.

Ho letto, e condivido: «la contraddizione più evidente è che tutti i protagonisti del centro riformista rivendicano autonomia dal PD, ma quasi tutti immaginano il proprio futuro politico all’interno di una coalizione guidata dal PD. Il risultato è una condizione di permanente sospensione».

E ritorna, per questo, a mio parere, lo scetticismo sulla capacità di modificare nel profondo questo PD che è l’antitesi del riformismo.

Non solo: il non indicare alcuna alternativa al centrosinistra, rifiutandosi di richiamare a sé culture ed esperienze proprie del liberalismo europeo quanto meno per capire se ci possano essere convergenze, non solo toglie spazio a un possibile dialogo con altri Partiti (Partito Liberaldemocratico, Noi moderati, Italia al centro, Scelta Cristiano Popolare e persino Forza Italia) ma dice della scelta di una strada a senso unico: l’alleanza con il PD a ogni costo.

E con gli altri alleati che il PD vorrà. E che non vi sono dubbi su quali possano essere.

È un elemento di chiarezza e, dunque, lo comprendo ed è giusto che ci sia. Ma non mi sembra sia questa la richiesta politica che è sul tavolo.

L’alternativa alla destra non può mantenersi obiettivo unico: l’altro è un’alternativa a quest’opposizione, al populismo che impera, alla lontananza da ogni progetto di riformismo. Alle toppe invece di riforme.

Obiettivo che non è meno importante dell’altro. Perché la prima diversità rispetto all’oggi deve essere il pragmatismo rispetto al solo dibattito ideologico.

Il nuovo centro vivrà solo se questo lo saprà esplicitare in modo tale da conquistare la fiducia dei votanti.

Una battaglia politica a tutto campo, che obblighi PD e sinistra a una scelta perché un’alternativa a essi c’è, senza la riserva che, comunque, un approdo “poi lo troveremo tornando a casa”. Che rende poco credibile tutto.

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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