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La politica e il dilemma valori e bene comune

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La politica e il dilemma valori e bene comune

Urge che si riaffermi la certezza della pena

Max Weber vedeva il Potere come moralmente fondato e giuridicamente disciplinato e individuava una tensione fra i due elementi, entro la quale è costantemente destinata a muoversi la politica.

In questa tensione si individuava il limite tragico della politica, dibattuta tra la fedeltà incondizionata al valore e la coscienza lucida dell’impossibilità di realizzarlo nel mondo.

Oggi la nostra classe politica in considerazione del fatto che il suo ideale politico non è conseguibile si è portata oltre queste contrapposizioni ignorando il suo supremo scopo di un razionale ordine sociale, organizzato secondo principi morali, per cedere alla coscienza fredda e senza illusioni di un’inutile ricerca del bene comune che, perciò, è stato sostituito con quello personale.

Ne è derivata la poca fiducia nei partiti e nel Parlamento che mette in discussione la democrazia di una Repubblica che non funziona.

Questo è un aspetto da considerare come essenziale per il nostro sistema democratico e va affrontato al più presto.

Innanzitutto, bisogna decidere se si ritiene di rafforzare le istituzioni indebolendo il ruolo dei partiti, oppure rafforzare i partiti come unica difesa dello stato sociale, poiché essendo venute meno le premesse del compromesso socialdemocratico, per continuare a garantire un livello adeguato di servizi e prestazioni pubbliche, deve intervenire la politica, e cioè i partiti.

Ciò impone la fine della strategia del maggioritario, delle primarie, della personalizzazione dei leader perché indeboliscono i partiti. Oltretutto, il bipolarismo, così come è stato attuato in Italia, ha generato spesso più una paralisi istituzionale, che un vero sistema di governabilità, mentre un sistema di partiti più articolato con-sentirebbe una rete di mediazioni che attualmente non è possibile.

Ho più volte scritto che bisogna ritornare a un sistema proporzionale con la più ampia scelta dei cittadini delle loro rappresentanze. Solo così si riduce l’apatia e l’assenteismo elettorale e si stimola la partecipazione.

Per essere concreto voglio porre all’attenzione una piccola agenda di governo da inserire nei programmi delle forze politiche che si pongono in competizione nella prossima campagna elettorale:

Uno dei temi che in questo periodo si discute di più è la sicurezza delle persone. Esso divide i cittadini per due ordini di motivi; il primo sono le continue violenze subite da parte di mille forme di micro criminalità.

Nella nazione di Cesare Beccaria bisogna che si riaffermi come basilare del convivere civile la certezza della pena.

Non può passare inosservate questa regola giuridica, tra l’altro mettendo in secondo piano la giusta pena, individuando mille giustificazioni al crimine.

Il secondo è il diritto alla legittima difesa quando il criminale viene a delinquere a casa tua, minacciando le tua famiglia, se ti difendi alla fine viene tutelato questi piuttosto di chi ha subito il danno.

Se non si dà un esempio forte si continua a delinque, perché non solo non si viene perseguiti, ma addirittura si può ricevere un indennizzo se il danneggiato si difende.

Non se ne può più, bisogna affrontare e risolvere questa questione, altrimenti si regala il Paese alla più retriva demagogia da un lato e dall’altro all’esponenziale violenza criminale.

Sul piano economico l’attuale condizione amplifica l’emarginazione e aumenta la povertà, pertanto, si deve riproporre una società in cui si stabilisca, non dico un giusto equilibrio, ma un equilibrio fra quelli che sono i forti e quelli che sono i deboli della società!

Si è abbandonata la coesione, perché sono venuti meno le relazioni e la partecipazione dei cittadini che portavano a mediazioni fra interessi diversi e alla solidarietà fra le persone.

È necessario razionalizzare un sistema che ha impoverito il cittadino, senza dargli la possibilità di gestire adeguatamente il proprio reddito. Simile è il discorso per il risparmio, dove si concentrano i poteri forti e dove il cittadino è in balia delle banche, di un mercato sempre più ostile.

Come pure il fisco, non parlo dell’annosa questione dell’evasione, sempre proposta e mai affrontata seriamente, ma di una riduzione della tassazione locale.

Era nata per sostituire una parte della tassazione nazionale ma è diventata soltanto aggiuntiva, con danni molto elevati per il già scarso potere di acquisto di salari e pensioni.

Un’altra questione è quella dei morti sul lavoro. Purtroppo, ad ogni disgrazia non c’è una reazione e una mobilitazione adeguata da parte della cittadinanza perché c’è quasi una assuefazione.

È un dramma sociale. È un danno enorme per la famiglia che rischia la povertà, ma è una gravissima ingiustizia per chi muore per andare a lavorare. Va condannato come un crimine e vanno previste pene severissime per chi ha permesso questo dramma.

Aumentare certamente i controlli ma anche individuare una sola centrale che monitorizza, interviene e denuncia.

Infine, intervenire su tutto il sistema del welfare, in particolare garantire il diritto alla sanità e all’assistenza a meno abbienti e agli anziani.

Si può replicare, come si fa sempre per sfuggire alla proprie responsabilità di governo, qualunque esso sia il colore, che non è facile intervenire e modificare le tante cose, anche perché non ci sono le risorse.

Tutto è modificabile, basta metterci l’impegno e la convinzione della giustezza delle proprie valutazioni.

Le battaglie vanno fatte sempre per cambiare le cose, valutando però il consenso sulle proprie posizioni e coinvolgendo quanto più possibile le persone che si vogliono rappresentare in un’ottica riformista che prevede piccoli passi, ma comunque modificativi del preesistente.

Oggi più di ieri vi è bisogno che prevalga nuovamente la cultura di governo laica e socialista.

Una delle condizioni che ha consentito al nostro Paese di evolversi sempre più in senso moderno e sul piano sociale e civile sta proprio nell’affermarsi di queste culture politiche.

Quello spirito laico, che ha formato tanti di noi nel sentimento del dubbio e non delle certezze, della difesa della libertà di chiunque di potersi esprimere liberamente anche quando la sua posizione è minoranza, di evitare dogmi ed egemonie culturali e politiche, di valutare tutti gli aspetti dei cambiamenti e soprattutto di stimolare la partecipazione di tutti al dibattito e al confronto.

Come pure si deve dare un contributo concreto alla ricostruzione di una forza riformista, che rappresenti non solo la continuità storica con quel patrimonio di uomini e di idee del socialismo italiano, ma che sappia anche guardare al futuro con una prospettiva adeguata, consapevole della realtà che muta quotidianamente, sotto tutti i punti di vista, creando nuovi problemi, nuove sfide.

La nostra società maggiormente sente l’esigenza di valori portanti, propri del riformismo laico e socialista. Si possono riproporre anche altre soluzioni e alternative ma credo che l’attuale situazione non possa essere modificata solo con il prevalere dell’ideale laico e socialista che, insieme alla cultura democristiana, tanta parte e tanto ruolo ha avuto nel nostro Paese negli anni passati e che oggi sono quasi del tutto spariti

Quella cultura laica e socialista che ha fatto della sua bandiera lo spirito della solidarietà e delle pari opportunità, e nella costruzione di società che rispecchiano valori ed ideali di fraternità, libertà, pluralismo e uguaglianza, di fronte alla legge di tutti i cittadini.

Quindi si riavvii il dialogo con chi vuole condividere questo percorso, si apra un ampio e franco confronto.

Si dia vita a iniziative condivise che mettano nella condizione, non solo, di fare scelte strategiche per i prossimi anni, ma che pongano nella condizione di scegliere i compagni di viaggio di un progetto condiviso e sostenuto e con loro costruire quel grande contenitore laico e riformista, che manca, purtroppo da tempo, nel nostro panorama politico.

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