L’effetto boomerang della manifestazione
La polemica seguita agli scontri di Bologna – scaturiti dalla manifestazione convocata dal sindaco Lepore per la morte di un migrante – sta producendo un effetto boomerang tale da far fare a Lepore e alla sua parte politica una figuraccia crescente.
Le reazioni scomposte, le interviste piene di panico a esponenti di quell’area mi stanno facendo riconsiderare ipotesi che avevo scartato.
Fino a ieri ho scritto che era impossibile che Lepore non si rendesse conto della irresponsabilità di convocare una manifestazione in un clima già incandescente, impossibile non prevedere cosa sarebbe accaduto a Bologna.
Ora mi coglie un dubbio: forse il problema non è l’incapacità di prevedere, ma una certezza malata di poter gestire tutto.
Lepore, Schlein e chi con loro guida la sinistra italiana appaiono così saccenti e presuntuosi, così incapaci di ascolto e autocritica, così convinti della propria onnipotenza, da credere di poter manovrare le piazze, negoziare compromessi, contenere la violenza.
È un errore storico vecchio. I comunisti iraniani nel 1979 si illusero di poter cavalcare la rivoluzione islamica, stipulando alleanze con Khomeini convinti di poterlo poi marginalizzare. Finirono fucilati o in esilio.
Non stipularono patti col diavolo per ignoranza del pericolo, ma per arroganza: erano certi di poter gestire l’emergenza e, una volta raggiunto il potere, risolvere le questioni a proprio favore.
Oggi osservo un pattern analogo. La sinistra italiana si lega al palestinismo, tace sul putinismo, strizza l’occhio al regime iraniano, flirta con la Fratellanza Musulmana, non perché non percepisca i rischi, ma perché è convinta di poterli contenere.
Non si rende conto che, da tempo, non è più lei a gestire queste alleanze: è gestita. E diventa sempre più marginale, sempre più insignificante persino nel proprio spazio politico.





