
di Nino Macrì Pellizzeri
Questa sì, è una falsità perché sono queste le idee malvage e senza alcun fondamento che portano legna al fuoco delle guerre che determinano migliaia di morti. Meno di 24 ore dopo la pubblicazione di questo articolo, avviene la distruzione della diga sul fiume Dnepr a Kakhovka, in piena zona di guerra. Tutti i giornali ovviamente riportano la notizia e il coro dei soliti giornalisti che fanno opinione, gli “influencer”, assieme a tutta l’opinione pubblica mondiale iniziano ad inveire contro il solito Orco, che viola ogni regola giuridica e morale. L’errore precedente non ha insegnato niente, ma un po’ di cautela sarebbe come minimo opportuna.
In tutta questa vicenda Putin si è certamente comportato da delinquente, ma ciò non implica che sia sempre e comunque responsabile di ogni nefandezza. Vi do alcune notizie che ho letto su un articolo dell’agenzia Reuters pubblicati il 7 giugno. “Un’enorme diga di epoca sovietica sul fiume Dnipro che separa le forze russe e ucraine nel sud dell’Ucraina è stata violata martedì, scatenando inondazioni in tutta la zona di guerra. L’Ucraina ha detto che la Russia la ha distrutta, mentre la Russia ha detto che l’Ucraina la ha sabotata per tagliare le forniture di acqua alla Crimea e distrarre l’attenzione da una controffensiva vacillante”.
La costruzione della diga, alta 30 metri e lunga 3,2 km, fu iniziata sotto Stalin e completata sotto Krusciov. In dettaglio, secondo Zelenski “alle 2.50 i terroristi russi hanno effettuato una detonazione interna delle strutture del Kakhovskaya HPP <la centrale idroelettrica nella diga>. Circa 80 insediamenti sono nella zona di inondazione” e un suo portavoce “l’obiettivo della Russia era quello di impedire alle truppe ucraine di attraversare il fiume Dnipro per attaccare le forze di occupazione russe”. Al contrario il portavoce del Cremlino Peskov ha dichiarato “Possiamo affermare inequivocabilmente che stiamo parlando di un deliberato sabotaggio da parte ucraina”.
I funzionari ucraini (sempre secondo Reuters) hanno stimato che circa 42000 persone erano a rischio a causa delle inondazioni, tra cui circa 25000 nelle parti controllate dalla Russia. “La distruzione della diga rischia di abbassare il livello dell’acqua del canale di Crimea settentrionale dell’era sovietica, che tradizionalmente ha fornito alla Crimea l’85% del suo fabbisogno idrico.” Il capo dell’AIEA Rafal Grossi ha dichiarato “non vi è alcun rischio immediato per la sicurezza dell’impianto < la centrale nucleare di Zaporizhzhia>”. Ed ha spiegato che è comunque essenziale che un laghetto di raffreddamento debba essere lasciato intatto in quanto fornisce l’acqua sufficiente per il raffreddamento dei reattori spenti.
A differenza del caso dei gasdotti in cui la tesi di responsabilità russa era del tutto inconsistente, in questa situazione, fra le accuse continue da entrambe le parti, la tesi del “cui prodest” è molto piò equilibrata. Intanto sembra verosimile che la diga fosse minata. Infatti in tutte le guerre, in attesa di un’avanzata del nemico si creano i presupposti per bloccare le vie di movimento specialmente sul fronte: ferrovie, strade, ponti, ed in questo caso la diga che costituisce una via di passaggio rapida. Non si fanno saltare in anticipo nella prospettiva di un passaggio in senso contrario.
In questo caso la diga è saltata ed ha allagato una larghissima area su entrambe le sponde del fiume, in maggioranza dal lato controllato dai russi in cui le sponde sono più basse come si vede dai dati forniti dagli stessi ucraini. Fra l’altro il numero di persone colpite (25000 su 42000 stimate) è sulla sponda controllata dai russi. Inoltre le fortificazioni che l’esercito russo aveva predisposto aspettandosi un tentativo di sfondamento a breve, sono state sconvolte: sia gli alloggiamenti delle truppe, come pure i depositi di armi e munizioni che erano stati predisposti in prossimità delle linee di difesa sono finite sott’acqua. Inoltre l’impeto delle acque ha portato via un numero enorme di mine che erano state sparse sulla riva del fiume, sempre con lo scopo di bloccare il nemico.
A chi è convenuto questo attacco alla diga? Per gli Ucraini sarà ovviamente impossibile per molto tempo effettuare un attacco meccanizzato in quell’area, e sarà necessario che il suolo si consolidi di nuovo, come è successo dopo il disgelo. Non c’è motivo di credere che i mezzi di assalto siano stati danneggiati significativamente dall’inondazione ed essi potranno, in gran parte, essere spostati in altri punti del lunghissimo fronte. Ovviamente una altro gravissimo problema umanitario si aggiunge alla situazione tragica di quelle disgraziate popolazioni. E’ possibile quindi che Zelensky abbia ordinato tutto ciò? Penso proprio di no!
I Russi da parte loro avevano la possibilità di far saltare la diga, se era veramente minata, con un preavviso di pochi minuti se avessero notato un attacco ucraino imminente sulla diga o in vicinanza di essa. Non si era in quel caso. Inoltre, una mossa del genere non può essere basata sulla decisione di un ufficiale di linea. Essa deve essere autorizzata da un alto grado delle forze armate, se non dallo stesso Cremlino. E allora, visto che non esisteva un’emergenza immediata, perché non mettere in salvo armi e munizioni visto che pare che non ne dispongano a sufficienza? Inoltre, il crollo della diga, se ha creato danni gravi, ma temporanei, alle popolazioni locali su entrambe le sponde, ha determinato una situazione gravissima e di lungo termine alla Crimea.
La mancanza d’acqua in Crimea determinerà danni gravissimi all’agricoltura, all’industria ed alle stesse popolazioni della regione. Non dimentichiamo che la Crimea è considerata russa al di là di ogni possibile discussione, dal governo e dalla quasi totalità della popolazione. Era proprio necessario crearsi da soli un problema così grave, non risolvibile se non in molti anni, e ben conosciuto in anticipo, senza averne effettiva necessità immediata? Non credo proprio. E allora chi è il colpevole? Molto difficile dirlo in questo caso. Ma esiste una terza possibilità, a mio avviso non da scartare. E’ credibile che i Russi abbiano minato la diga, come ho già detto. E’ altrettanto ben noto che in questo momento da entrambi i lati del fronte i due eserciti lanciano uno contro l’altro proiettili di artiglieria pesante, bombe lanciate da aerei, missili, droni esplosivi etc.
Ora, noi abbiamo un’opinione fideistica che ogni esplosione avvenga con millimetrica precisione nel punto esatto dove era diretta, le cosiddette “bombe intelligenti”. Ma siamo proprio convinti che non esistano “bombe stupide” meglio definite “bombe normali", e che una o più di esse da una parte o dall’altra, o da entrambe, non siano finite fuori bersaglio e abbiano colpito la diga? Forse un colpo di artiglieria da solo non sarebbe bastato a distruggere un’area così grande della diga, anche se essa era vecchia, costruita secondo criteri del passato, e la pressione dell’acqua era al di là del consentito per il livello troppo alto a cui essa era arrivata e le due parti si accusano anche di aver fatto aumentare la quantità d’acqua nel bacino. Ipotizziamo però che una o più bombe abbiano colpito la diga, e, sfortunatamente, proprio l’area in cui essa era minata. Le esplosioni delle bombe avrebbero innescato la grande quantità di esplosivo, già pronto da tempo nella centrale, proprio allo scopo di far crollare lo sbarramento.
Ciò potrebbe spiegare il disastro al di fuori della volontà di ciascuno dei belligeranti. La guerra è anche questo: non tutto è prevedibile e, come si dice, “a giocare col fuoco si può restare bruciati”. Qual è la verità dunque? Difficilmente in questo caso riusciremo mai a saperlo, anche perché sarebbero comunque pochissime le persone a conoscenza dell’accaduto. Non capisco perché la corte di giustizia dell’Aia si stia precipitando a ispezionarla. La diga è proprio sul fronte della guerra ed è assolutamente impossibile accedere per ispezionare i resti dell’esplosione. Io ho grande rispetto della corte, ma in questo caso mi sembra proprio una cosiddetta “passerella”.
Cosa voglio concludere con questa mia nota? I giornalisti, le persone che hanno il dovere morale e pratico di darci le informazioni di ciò che succede, dovrebbero essere estremamente cauti prima di scrivere o dire nei talk show qualunque cosa che possa influenzare pesantemente l’opinione pubblica e gli stessi governi. Noi tutti, a nostra volta, dovremmo essere altrettanto cauti nel prendere per oro colato ciò che ci viene raccontato, qualunque sia la fonte da cui la notizia arriva. Una volta si diceva che il motto del giornalista era “i fatti separati dalle opinioni”. I fatti dovrebbero costituire la verità e su di essi tutti dovrebbero concordare.
Ove non ci sia certezza, sarebbe dovere del giornalista spiegare che esistono dubbi o versioni contrastanti dei fatti. Fatto ciò, il giornalista dovrebbe analizzare i fatti, interpretarli, e fornirci la sua opinione motivata. Su questa seconda parte dovremmo aspettarci idee diverse, ma la prima dovrebbe essere sostanzialmente coincidente per tutti. Purtroppo ciò non succede; il giornalista, o il conduttore del talk show, ci racconta la notizia ed in essa è già incluso il suo giudizio sul responsabile eventuale del fatto che ci fornisce. Noi lettori dovremmo avere la pazienza di consultare più fonti, provenienti per quanto possibile da sorgenti di parti avverse fra di loro, e specialmente se i fatti non coincidono o, peggio, se si va direttamente alla “sentenza”, non dovremmo esprimere a nostra volta un parere.
La politica, la pace, la guerra, il cambiamento climatico, la vita in sostanza non sono una partita di calcio su cui possiamo schierarci da una parte o dall’altra in maniera assolutamente emotiva e passionale. Da esse dipende l’esistenza nostra e soprattutto dei nostri figli e dei nostri nipoti. E invece, nei vari dibattiti che ascoltiamo e perfino nelle discussioni fra di noi ci accusiamo di essere complici delle nefandezze di una parte o dell’altra senza che venga fornito uno straccio di prova di ciò che diciamo, dei fatti successi e soprattutto delle cause prossime e remote di ciò di cui si parla.





