
di Giovanni Bernardini
In Francia la polizia uccide un giovane che vive in una banlieue e si scatena l’inferno. Scontri durissimi, incendi, situazioni da guerra civile.
Non spetta a me, né a nessun frequentatore dei social, appurare come si sono svolti i fatti e le conseguenti responsabilità, mi limito su questo ad una considerazione personale: sono convinto che ormai molti poliziotti sono incredibilmente “nervosi”. Sanno che in certi quartieri sono considerati nemici e che spesso la loro vita è legata ad un filo: alla possibilità di sparare per primi. Che in simili situazioni un rappresentante delle forze dell’ordine possa comportarsi in maniera poco ortodossa è assai probabile.
Del resto non è questo il punto davvero importante. Quella che fa paura è la reazione delle popolazioni delle banlieue. Lo scenario è sempre, tragicamente lo stesso: la polizia uccide un giovane e subito scoppia la rivolta. Non conta nulla sapere se il giovane ucciso stesse o meno commettendo un grave reato, se la polizia abbia o meno avuto motivi validi per sparare. No, tutto questo è assolutamente secondario. “Hanno ucciso uno dei nostri e noi scateniamo l’inferno. Voi non avete il diritto di toccare uno di Noi”: questa la logica tribale che sta dietro a quanto avviene oggi in Francia, ed è avvenuto spesso negli USA.
Grandi paesi occidentali appaiono sempre più non come stati unitari ma come aggregati di tribù etniche non unite da nulla, prive di valori comuni, di un comune senso di appartenenza, l’esatto contrario della tanto declamata integrazione.
Lo spezzettamento etnico tribale di società un tempo unitarie: questo, limitando il discorso alla Francia e all’Europa, è il risultato dell’apertura ad una immigrazione priva di limiti, filtri e regole. Da questo punto di vista la Francia è il paese che forse sta peggio di tutti, ne è ulteriore prova la situazione orribile in cui sono costretti a vivere gli ebrei francesi, oggetto spesso di aggressioni da parte di seguaci particolarmente fanatici della “religione di pace”.
Quello francese è un esempio da non seguire, sarebbe bene che la sinistra italiana ne prendesse atto quando si affronta il tema, purtroppo sempre attuale, dei “migranti”.





