
Angelo Giubileo, lettore attento e valido collaboratore del Nuovo Giornale Nazionale, mi scrive quanto segue:
Caro Direttore, come faccio da tempo ormai, ho letto con forse maggiore attenzione e altresì interesse il Suo articolo di ieri dal titolo “La chiesa di Soros”.
Articolo dal contenuto, come sempre, esplicito e aggiungerei veritiero; articolo che condivido pienamente quanto all’analisi storica e ai fondamenti delle idee politiche e religiose di cui Lei sapientemente dice.
In particolare, condivido l’idea secondo cui “la storia dell’Impero romano d’Occidente è la storia dell’Occidente e la storia del cristianesimo” e, in quanto tali, queste storie avrebbero tutte la propria matrice nell’ellenismo e quindi nel Logos greco. Ragione per cui, semplifico, secondo Lei Bergoglio si comporterebbe come un traditore, alla stessa stregua dell’ebreo Soros che avrebbe tradito gli ebrei. Lei aggiunge altresì: “segno inequivocabile della storia”.
Allora, ricordo succintamente che durante il suo apostolato, Bergoglio si è recato in particolare presso gli eredi della tradizione dei Catlo ‘ltq della Columbia Britannica (i vecchi indiani d’America, di cui si dice a proposito della nascita della Prima Tradizione del Mito; cfr. G. de Santillana, H. von Dechend, Il mulino di Amleto) e, oltre ad aver affrontato più di recente il suo viaggio più lungo nelle terre d’Asia, ha stretto rapporti, per la prima volta, con il governo di Pechino stipulando accordi per la nomina di vescovi, nonostante il cardinale Zen abbia dichiarato che, così, la Chiesa cattolica apostolica romana avrebbe di fatto svenduto la propria autonomia quasi bimillenaria.
Tanto premesso, ritengo tuttavia che Bergoglio, dopo aver assunto il nome di Francesco, abbia invece inteso e intenda ricollegare la tradizione della Chiesa di Roma all’intera Tradizione, che proviene non già dalla cultura parsi né dalla cultura greca, bensì dalla cultura hindu di cui ancor prima, tra i tanti e sempre di più oggi, ha detto così bene Bal Gangadhar Tilak nella sua opera letteraria.
Così che, a differenza della “visione di san Paolo, davanti al quale si erano chiuse le vie dell’Asia”, credo che Bergoglio abbia deciso invece di riprendere le stesse vie e gli stessi “sentieri” che Heidegger, al proprio tempo, ha dichiarato “interrotti”.
Risposta.
Carissimo Angelo Giubileo, il riferimento a Tilak e alla Tradizione primordiale iperborea è uno stimolo per chiunque cerchi costantemente di approssimarsi all’Origine, per approfondire quanto ci arriva dal Nord, in quanto non sempre la Luce viene dall’Oriente. Il riferimento al Mulino di Amleto ci ricorda la Polare e i culti stellari con i quali gli Antenati guardavano al cielo come grande Oceano (Na, Nun).
La Luce viene dall’Oriente quando i culti stellari sono stati sostituiti da quelli solari, dei quali è debitore, in gran parte, anche il cristianesimo. Sarebbe sufficiente osservare l’ostensorio con l’ostia consacrata circondata dai raggi d’oro (aur, luce) per comprendere il debito egizio (Horus) o romano (Sol Invictus).
Quanto si parla di Tradizione si va oltre anche Tilak.
Tuttavia non è questo l’argomento della mia risposta che, come sempre, non ritiene di essere altro che un contributo ad ulteriori riflessioni.
Il sincretismo è il portato del cristianesimo divenuto imperiale (costantinismo).
Nei vangeli non c’è riferimento alla data di nascita di Gesù.
In un almanacco redatto nel 354 d.C. da Furio Dioniusio Filocalo si trova un frammento di calendario liturgico cristiano in uso a Roma che alla data VIII Kalendas Januarias, cioè il 21 dicembre, dice: “Natus est Christus in Betleem Judeae”.
La data del 25 dicembre è solstiziale e segna l’alternarsi di solstizi ed equinozi che datano il concepimento e la nascita di Gesù e di Giovanni il Battista.
L’imperatore Aureliano aveva fissato la data di celebrazione del Sol Invictus al 25 dicembre e il cristianesimo imperiale ha sostituito Gesù al Sol Invictus.
Riguardo ai santi, valga un solo esempio: Santa Brigida, sostituita alla Dea Brigit e descritta come balia di Gesù.
Ognissanti era Samahin e persino il concetto trinitario, assente nella religione giudaica, è di derivazione pagana: Iside, Osiride, Horus in Egitto o Brahma, Visnù e Shiva nell’Oriente indù o Brigit, Dana e Morrigan nel mondo druidico celtico. Non mancano altri esempi.
Tuttavia al sincretismo c’è un limite.
E’ un dato di fatto che Bergoglio, con la sinodalità ha smantellato definitivamente quel che restava delle vestigia dell’Impero romano d’Occidente e ha fatto sì che la Chiesa vada emancipandosi da Roma per una sorta di ritorno allo spirito delle comunità cristiane d’origine.
Difficile capire che cosa abbiano a che fare le “periferie” con le comunità cristiane d’origine, ma questa è, sembra, la direzione di marcia.
E’ un dato di fatto che i sinodi si sono lacerati su questioni tutto sommato secondarie, come la sessualità o il diaconato femminile.
E’ un dato di fatto che la Chiesa di Costantino sta per essere archiviata.
Lorenzo Maria Ricci, analista geopolitico scrive: “In nuce, Francesco è il primo pontefice della storia a sconfessare integralmente l’impianto teologico e geopolitico del costantinismo. Un’opera cominciata sin dalla sua elezione al soglio pontificio”. “Il papa argentino – aggiunge Lorenzo Maria Ricci – si è dato un compito titanico: sradicare la tradizione costantiniana e imperiale dalla Chiesa di Roma, con l’obiettivo di elaborare una teologia veramente universale”. (Domino 12/2024).
Archiviare la Chiesa di Costantino con encicliche deboli, più simili a pamphlet politici che a documenti teologici, non porterà ad altro che alla distruzione di quasi due mila anni di storia, ma tutto questo rientra ancora in scelte che non arrivano al cuore della malattia di cui soffre la Chiesa dell’attuale Vicario di Cristo.
Papa Francesco, in alcuni recenti incontri avuti durante i suoi viaggi, ha espresso concetti che possono essere interpretati come un’affermazione che Dio è unico per tutte le religioni.
Durante un incontro interreligioso con giovani a Singapore nel settembre 2024, Jorge Mario Bergoglio ha affermato: “Tutte le religioni sono un cammino per arrivare a Dio”, paragonandole a “diverse lingue, diversi idiomi, per arrivare lì”.
Ha inoltre sottolineato che “Dio è Dio per tutti”, implicando che, nonostante le differenze tra le religioni, esiste un unico Dio per tutti i credenti.
Queste affermazioni, che rivelano un sincretismo religioso che nega il fondamento stesso della religione cristiana, contrastano inequivocabilmente con quanto si legge nel Vangelo di Giovanni: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. (capitolo 14, versetto 6).
Il dialogo con gli apostoli continua così: “Se mi aveste conosciuto, conoscereste anche mio Padre; e fin da ora lo conoscete e l’avete veduto”. Filippo gli disse: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. Gesù gli disse: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai tu dici: ‘Mostraci il Padre’? Non credi che io sono nel Padre e che il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico di mio; ma il Padre che dimora in me, fa le opere sue. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se no, credetelo per le opere stesse”.
Nel Vangelo di Giovanni Gesù Cristo si descrive come l’unica via per arrivare a Dio, affermando che nessuno può giungere al Padre se non attraverso di lui.
Non solo. Gesù Cristo afferma che lui è il Padre e il Padre è lui.
Non tutte le vie, stando al Vangelo di Giovanni, portano a Dio, ma solo quella di Gesù Cristo.
Queste affermazioni sono centrali nella teologia cristiana e se vengono meno cade l’intero impianto teologico del cristianesimo
In sintesi, mentre Papa Francesco promuove l’idea di un Dio comune a tutte le religioni nel contesto del dialogo e della fraternità, le sue dichiarazioni mettono in discussione l’assunto sul quale si regge l’intero cristianesimo, fin dalle origini, ben prima che Costantino lo rendesse imperiale.
Nel testo greco del Vangelo di Giovanni (opera del 90 dopo Cristo) si legge”: “ λέγει αὐτῷ ⸀ὁ Ἰησοῦς· Ἐγώ εἰμι ἡ ὁδὸς καὶ ἡ ἀλήθεια καὶ ἡ ζωή· οὐδεὶς ἔρχεται πρὸς τὸν πατέρα εἰ μὴ δι’ ἐμοῦ”.
La via è ὁδὸς, la vita è ζωή, ossia vita in senso generale e la verità è ἀλήθεια, ossia non nascondimento.
Se Gesù Cristo è alètheia, significa che è manifestazione; è Dio manifesto, non più nascosto.
Alètheia indica qualcosa che non è più nascosto, che è stato svelato.
Alètheia non è esattamente verità.
Lo storico della filosofia Francesco Adorno ha approfondito le differenze etimologiche tra i due termini.
La parola latina veritas proviene dalla zona balcanica e slava e significa fede nell’accezione più ampia del termine.
Gesù dice agli apostoli di essere la manifestazione di un Dio nascosto, di essere la vita e di essere anche la via attraverso la quale giungere a Dio, in quanto chi vede lui vede Dio, chi vede lui vede il Padre.
E’ impossibile evitare questa affermazione precisa, che rende, per un cristiano, il cristianesimo come unica via, vera in quanto manifesta.
Non solo.
Nel capitolo 14 c’è un’affermazione che è una promessa fondante del cristianesimo: la vita oltre la morte corporale.
“Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete”.
Dire che Bergoglio collega il cristianesimo alla Tradizione credo abbia poco senso, in quanto la Tradizione, per un cristiano, si riassume in una parola: alètheia e nella affermazione che l’alètheia è Gesù Cristo.
Con le altre religioni il papa può dialogare, in quanto il dialogo, sul piano umano e sociale, può essere portatore di pace e di convivenza, ma il papa della Chiesa cattolica apostolica romana, Vicario di Cristo in Terra, non può dire: “Tutte le religioni sono un cammino per arrivare a Dio”, paragonandole a “diverse lingue, diversi idiomi, per arrivare lì”, perché per lui l’unica via è Gesù Cristo.
Le affermazioni di Bergoglio non solo eliminano il cristianesimo imperiale costantiniano, ma tolgono al cristianesimo la sua radice fondante, l’alètheia di Dio in Gesù Cristo, sola via per giungere al Padre.





