di Lucio Leante
Sono molte e molto inquietanti le similitudini tra il clima di delirio bellicista che si diffuse soprattutto tra le élite politiche ed intellettuali alla vigilia della Grande Guerra e quello analogo che si sta diffondendo oggi a ridosso della guerra in Ucraina.
I riarmisti europei di oggi vogliono spingere ad intervenire nella guerra russo-ucraina proprio come fecero gli interventisti del 1914.
Anche nel 1914, come oggi, molti politici ed intellettuali di sinistra e di destra sostennero le virtù della guerra come lavacro di sangue “purificatore” e “rigeneratore” dell’Europa e dell’Italia e come risveglio di animi intorpiditi e rammoliti dal pacifismo e da troppi decenni di pace e di benessere in Europa ed in Italia.
Anche allora, come oggi, si esaltò la guerra come conflitto di civiltà della democrazia contro l’autocrazia (ieri quella degli imperi centrali oggi quella russa);
Anche allora si individuò soprattutto in un paese (la Germania ed il suo imperatore) il demonio ed il nemico da combattere e distruggere ad ogni costo. Anche allora si diffuse la psicosi di un pericolo di un possibile futuro espansionismo imperialista della Germania guglielmina (come oggi della Russia putiniana).
Anche allora, come oggi, alcuni politici ed intellettuali di sinistra (tra cui Benito Mussolini) abbandonarono il neutralismo pacifista per abbracciare una retorica bellicista e militarista.
Anche allora come oggi il Partito socialista italiano, allora diretto dai riformisti, si divise dai partiti socialisti europei, in particolare da quello francese (SFIO) e da quello tedesco (SPD). Questi ultimi scelsero di votare i crediti di guerra, mentre quello italiano inizialmente scelse la neutralità e l’opposizione di principio alla guerra con l’opposizione dei massimalisti, che confluì nella conversione di Mussolini e di altri socialisti e politici ed intellettuali di sinistra all’interventismo.
L’aspetto più inquietante è che quello spirito bellicista del 1914, nel dopoguerra, si fuse con lo spirito di trincea, con i risentimenti dei combattenti reduci dalla guerra e con la paura diffusa del bolscevismo, alimentata dall’estremismo di quei massimalisti che vedevano nella guerra un’occasione per “fare la rivoluzione, come in Russia” e soprattutto nel biennio rosso 1919-20 quando i reduci di guerra venivano accolti con sputi e percosse. Si formò così una massa di manovra nazionale che andò poi a formare il corpo ed il blocco sociale del fascismo di Mussolini. In questo senso fu nel 1914-15 e non nel 1919-20 che nacque lo “spirito” del fascismo.
Anche allora come oggi si fa di un valore assoluto (ieri il nazionalismo oggi il patriottismo europeo) la causa a cui si riteneva e si ritiene lecito e virtuoso sacrificare il valore della pace e della convivenza pacifica tra stati e tra cittadini europei.
I riarmisti di oggi usano argomenti “ideali” e “spirituali” molto simili a quelli degli interventisti europei ed italiani del 1914.
Sabato scorso alla manifestazione “per l’Europa” c’è stata una divisione della sinistra italiana tra riarmisti e anti-riarmisti simile a quella del 1914 tra interventisti e neutralisti. I riarmisti hanno abbandonato il tradizionale pacifismo della sinistra europeista ed hanno adottato una retorica bellicista, militarista in nome del mito euro-federalista dell’esercito europeo e degli Stati Uniti d’Europa. In nome di questo mito e di quello della “pace giusta” (che nel primo dopoguerra generò il mito della “vittoria mutilata”) sembrano già rifiutare in anticipo come “ingiusta” ogni pace in Ucraina realizzata dai due bulli anti-democratici Trump e Putin. Il che lascia prevedere una prosecuzione della guerra russo-ucraina senza limiti con il sostegno europeo. PD si è diviso tra riformisti (realisti) e massimalisti (idealisti) come nel 1914 e la sua ala riformista viene sconfessata dai partiti socialisti europei. Si parla oggi di una sua possibile scissione ad opera dei riarmisti euro-federalisti. Ciò potrebbe portare alla confluenza di varie forze europeiste in un partito di sinistra massimalista sulla base di uno spirito bellicista e antipacifista, alimentato da un patriottismo europeo idealista (che potremmo definire un nuovo nazionalismo su scala europea).




