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LA RUSSIA DI PUTIN, LA CHIESA ORTODOSSA E LEONE IX

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A volte la storia, nonostante gli idioti la vogliano cancellare, si diverte a intrecciare strani percorsi.

L’elezione di Leone XIV al Soglio pontificio ha rimesso al centro, dopo anni di sociologizzazione della Chiesa, la figura centrale di Cristo e, al contempo, la centralità della Cattedra di Pietro, ma anche, per stessa sottolineatura del nuovo Papa, la questione delle rerum novarum di questo secolo, che sono l’intelligenza artificiale e il trasumanesimo.

Le rerum novarum della rivoluzione industriale furono affrontate da Leone XIII. Oggi la sfida epocale è la salvaguardia dell’essere umano in quanto tale.

Non bastasse, per gli strani intrecci della storia, a Leone XIV si presenta anche l’eredità storica di un altro Leone, quel Leone IX che creò i presupposti del Grande Scisma, dal quale sono nate tutte le Chiese ortodosse, compresa quella di Mosca.  

La proposta lanciata da Donald Trump di fare del Vaticano la sede delle trattative di pace per l’Ucraina ha subito riattivato la questione del rapporto tra Chiesa Cattolica e Chiesa Ortodossa: un altro nodo interessante che propone al nuovo Papa come possibile percorso di dialogo e di unione.

La Russia di Putin ha ormai lasciato alla storia il comunismo. Putin si è alleato con il patriarca Kirill. Di questa alleanza, scrive Micol Flammini[i] :“Putin ne ha fatto uno dei suoi pilastri del potere. Uno dei più solidi. Chiese, soldi, fedeli”. Il sodalizio tra chiesa e Cremlino ha portato alla ricostruzione di centinaia di edifici di culto per tutto il paese e al progetto di 200 chiese, “voluto dal patriarca Kirill, con l’obbiettivo di avere un tempio ogni 11.200 abitanti”. [ii]

La Chiesa ortodossa russa, o Patriarcato di Mosca, è una Chiesa ortodossa autocefala, guidata dal Patriarca di Mosca e di tutte le Russie e in piena comunione con le altre Chiese ortodosse. Occupa il quinto posto nel dittico ortodosso, dopo il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, il Patriarcato greco-ortodosso di Alessandria, la Chiesa greco-ortodossa di Antiochia e la Chiesa greco-ortodossa di Gerusalemme.

La Chiesa russa fa risalire la sua origine al battesimo del principe Vladimir I di Kiev nel 988 (Vedi Conversione al cristianesimo della Rus’ di Kiev).

La Chiesa ortodossa russa, così come le altre Chiese ortodosse, è figlia del Grande Scisma, conosciuto dalla storiografia occidentale come Scisma d’Oriente e definito dagli Ortodossi Scisma dei Latini o Scisma d’Occidente.

Lo Scisma fu l’evento che, rompendo l’unità di quella che fu la Chiesa di Stato dell’Impero romano basata sulla Pentarchia, divise la Cristianità Calcedonese fra la Chiesa cattolica occidentale, che aveva sviluppato il concetto del primato (anche giurisdizionale) del Vescovo di Roma (in quanto considerato successore dell’Apostolo Pietro), e la Chiesa ortodossa orientale, che invece riteneva di rappresentare la continuità della chiesa indivisa del primo millennio, senza cedimenti a quelle che riteneva innovazioni dei Latini.

Le dispute alla base dello scisma erano sostanzialmente due. La prima riguardava l’autorità papale: il Papa (ossia il Vescovo di Roma), ritenendosi investito del primato petrino su tutta la Chiesa per mandato di Cristo, che gli aveva consegnato le chiavi del Regno, iniziò a reclamare la propria “naturale” autorità anche sui quattro patriarcati orientali (Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme, che, con Roma, formavano la cosiddetta pentarchia). Questi erano disposti a concedere al Patriarca d’Occidente un primato solo onorario e a lasciare che la sua autorità effettiva si estendesse solo sui cristiani d’Occidente, ritenendo il primato romano privo di fondamento scritturistico.

L’altra disputa, di ambito trinitario e solo apparentemente meno “politica”, concerneva l’aggiunta del Filioque nel Credo niceno, avvenuta in ambito latino.

Il Credo uscito da Nicea fu precisato dal Concilio di Costantinopoli del 381 nel quale si affronta la questione dello Spirito Santo, che “è Signore e dà la vita, che procede dal Padre, che è adorato e glorificato insieme con il Padre e il Figlio, che ha parlato per mezzo dei profeti.

Successivamente la Chiesa cattolica, con Agostino, introdusse la questione del “Filioque”, ossia del procedere dello Spirito Santo non solo dal Padre ma anche dal Figlio.

Come per il Concilio di Nicea, con Costantino, anche la questione del Filoque fu decisa da imperatori. Furono, infatti, due imperatori a chiederne l’introduzione nella teologia cattolica: Carlo Magno, che indisse il Concilio di Aquisgrana nell’809 e Enrico II, che lo impose a papa Benedetto VIII.

Dicendo che “lo Spirito procede dal Padre «e dal Figlio» [Filioque, ndr] si giunge – commenta in proposito Vito Mancuso – a un controllo dell’ispirazione profetica da parte del potere ecclesiastico”. [iii]

Se lo Spirito santo che ispira procede anche dal Figlio, poiché questi ha consegnato le “chiavi del regno dei cieli” a Pietro, è la Chiesa a detenere le chiavi dell’ispirazione.

Ecco che le chiavi assumono il loro vero significato, come del resto vuole il linguaggio rabbinico: autorità.

Esistevano inoltre altre cause, meno significative, fra le quali talune variazioni di certi riti liturgici (questione dell’uso del pane azzimo durante l’eucaristia, il matrimonio dei preti, la confermazione dei battezzati riservata soltanto al vescovo), e rivendicazioni conflittuali di giurisdizione (nel sud Italia, nell’area slava).

Sebbene normalmente si indichi il 1054 come anno dello scisma, ossia quando il Papa Leone IX, attraverso i suoi legati, lanciò la scomunica al patriarca Michele I Cerulario e quest’ultimo, a sua volta, rispose con un proprio anatema scomunicando il Papa, lo Scisma fu in realtà il risultato di un lungo periodo di progressivo distanziamento fra le due Chiese. La frattura fondamentale non si è, finora, più rinsaldata.

Papa Leone IX (1049-1054) fu un papa riformatore, il quale cercò di rafforzare l’autorità papale e di riformare la Chiesa, promuovendo la centralità di Roma.

Il pontificato di Leone IX (1049-1054) è considerato un momento cruciale nella storia della Chiesa cattolica, segnato da riforme, viaggi apostolici e il drammatico Scisma d’Oriente del 1054. Ecco un riassunto del suo pontificato:

Il nome di Leone IX era Bruno di Egisheim-Dagsburg, nato nel 1002 in Alsazia, appartenente a una famiglia nobile legata agli imperatori del Sacro Romano Impero. Nominato papa dall’imperatore Enrico III nel 1048, fu consacrato nel febbraio 1049. La sua nomina rifletteva l’influenza imperiale sulla Chiesa, ma Leone si dimostrò un riformatore indipendente.

Leone IX è noto per essere uno dei precursori della Riforma gregoriana, mirata a moralizzare e centralizzare la Chiesa. Combatté la simonia, ossia la compravendita di cariche ecclesiastiche, promosse il celibato per il clero, cercando di rafforzare la disciplina ecclesiastica e convocò numerosi sinodi (es. Roma, Reims, Magonza) per affrontare corruzione, simonia e concubinato tra il clero, imponendo decreti riformatori.

Sebbene nominato da Enrico III, Leone IX mantenne una certa autonomia, ponendo le basi per il futuro conflitto tra papato e impero sulla supremazia.

Sul pontificato di Leone XIV, oltre al Leone XIII, irrompe la figura di Leone IX.

 

[i] Micol Flammini, Il Foglio 291 del 10 dicembre 2017

[ii] Micol Flammini, Il Foglio 291 del 10 dicembre 2017

[iii] Vito Mancuso, Dio e il suo destino, Garzanti

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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