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LA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE

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di Giovanni Bernardini
 
“Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”.
Così recita l’articolo 92, secondo comma, della Costituzione.
Il presidente della repubblica non è obbligato a nominare l’esponente del partito o della coalizione che ha vinto alle elezioni, la Costituzione lo lascia libero di agire come meglio crede. L‘articolo 94 della Costituzione però afferma che:
“Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.”
Gli articoli 92 e 94 mostrano quale è o dovrebbe essere lo spirito del dettato costituzionale: il presidente della repubblica deve affidare l’incarico di formare il governo a chi possa godere di una maggioranza parlamentare. Tuttavia, attenendosi alla pura lettera della Costituzione, sarebbero possibili situazioni paradossali. Il partito X vince le elezioni, il capo dello stato affida l’incarico di formare il governo al signor Tizio, del partito Y che le elezioni le ha perse. Il parlamento nega la fiducia a Tizio; il capo dello stato affida l’incarico a Caio, sempre del partito Y che a sua volta NON ottiene la fiducia e così’ via, a tempo indeterminato. Ovviamente non si è mai verificata una simile situazione ma, in linea puramente teorica, la lettera della Costituzione potrebbe renderla possibile.
Del resto, se una situazione assurda come quella di cui si è appena parlato non si è mai verificata se ne sono verificare altre, meno assurde ma lontane comunque dallo spirito di una democrazia liberale autentica. Negli ultimi tempi è quasi diventata una moda nel nostro paese la formazione di governi distanti anni luce dal responso elettorale. L’ultima legislatura è stata in questo esemplare. Il grande sconfitto delle elezioni del 2018, il PD, ha governato per circa 4 dei 5 anni della legislatura, abbiamo avuto lo scandalo di un uomo, certamente poco apprezzato Giuseppe Conte, che è stato presidente del consiglio di due diversi governi sostenuti da due maggioranze opposte, qualcosa di unico nella storia della repubblica e, credo, di tutte le democrazie occidentali. Le cause di un simile scandalo non si riducono a problemi istituzionali, ma di certo la lettera della Costituzione è stata uno dei fattori che lo ha reso possibile.
Tanto basta direi per giustificare una riforma istituzionale che da un lato impedisca il ripetersi di situazioni scandalose e  dall’altro assicuri al paese la necessaria stabilità.
In questo non c’è nulla di poco democratico o illiberale. Il potere in una democrazia liberale è, per definizione, limitato: chi vince le elezioni non ha il diritto di fare ciò che vuole, ma ha il diritto di governare, rispettando le minoranze ed i diritti fondamentali dei cittadini, senza che questo diritto gli venga scippato da squallidi giochini di palazzo.
Cercare di presentare come un “attacco alla Costituzione” il tentativo di modificarla seguendo procedure previste dalla Costituzione stessa è assolutamente ridicolo. Del resto la Costituzione è già stata varie volte modificata, spesso in maniera peggiorativa. Si sono introdotte nel testo costituzionale norme puramente ideologiche che rendono più difficile la attività di chi governa. Ultimamente si è introdotta in Costituzione la “tutela della biodiversità”. Qualcuno si è fatto forte di tale norma per sostenere che abbattere un’orsa che ha fatto a pezzi un essere umano sarebbe “incostituzionale”. Pura idiozia ovviamente, ma tant’è, è stata una modifica istituzionale a renderla possibile.
Spero che la attuale maggioranza sia in grado di condurre in porto una modifica seria delle Costituzione. Sarebbe un gran bene per il paese.

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  • Redazione

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