di Marforius
Il recente provvedimento riguardante la tassa relativa agli extra profitti è un qualcosa che si presta a giudizi estremamente variegati.
Tanto per cominciare nel nostro paese non esiste una cultura volta a contenere la spesa pubblica. Anzi al contrario la spesa pubblica viene utilizzata per acquisire i consensi, secondo i dettami del consolidato principio tassa e spendi.
Per entrare in argomento va altresì ricordato che il sistema bancario è sottoposto a un regime speciale di controllo, che presuppone un positivo andamento delle banche, la cui stabilità e una adeguata dimensione patrimoniale, sono i presupposti necessari a garantire la tutela dei risparmiatori (art. 47 della Cost.).
Sempre riferendosi alla Costituzione, l’art. 41 assicura la libertà di impresa e quindi di tutto ciò che è correlato con l’attività stessa. Fermo restando che l’articolo della Costituzione stessa prevede la possibilità di intervento da parte dello Stato.
Ora come giudicare questa scelta del Governo.
Sicuramente in considerazione di quanto accennato non è una scelta, quanto meno dal punto di vista teorico, condivisibile. Scelta per di più proposta da una coalizione che si richiama a valori liberali.
Ma purtroppo, da decenni, le proposte programmatiche sono solo carta straccia.
Aveva ragione l’avvocato Agnelli quando sarcasticamente diceva che solo la sinistra può fare una politica di destra (per di più applaudita soprattutto a sinistra, aggiungerei). Ora siamo di fronte ad una cosa analoga a parti invertite.
La Meloni fa esattamente quanto ha fatto chi l’ha preceduta: gestisce il potere ‘pro domo sua’.
Nel nostro Paese non esiste la cultura dello Stato e della sua tutela, quindi tutto è lecito anche ciò che è l’antitesi di un presupposto politico.
In realtà la tassazione degli utili in argomento sono l’ennesima riprova del fatto che i cittadini non sono rappresentati, grazie anche a un sistema elettorale, palesemente non democratico, sia in termini di rappresentatività che di scelta, basti pensare al fatto che non possano esprimere le preferenze.
Comunque lo stato non può considerare un profitto giusto o ingiusto, il profitto è l’obiettivo dell’attività di impresa.
Le banche non vanno penalizzate per soddisfare pruriti populisti. Una tassa non può avere una motivazione punitiva e classista. Tutto questo ricorda il socialfascismo.
Socialfascismo per il quale l’essere umano non è la base del consorzio socio politico, ove tutto è stato, come teorizzava anche Mussolini e guarda caso gli ‘avversari’ Lenin, Stalin, personaggi le cui idee vengono ancora oggi portate avanti dai loro eredi più o meno mascherati, compresi i cattodem, portatori anch’essi di un pensiero che avversa la libertà dei singoli.
Il nostro paese non ha bisogno di uno Stato al servizio della partitocrazia, ma di uno Stato al servizio dei cittadini.
Se vogliamo parlare di banche parliamone seriamente. Cominciamoci a chiedere perchè è stata fatta una riforma che ha riguardato le banche popolari e le banche di credito cooperativo, Vediamo chi ha favorito e cosa ne è derivato.
Come mai il mercato è detenuto in larga parte dalle 5 big five, caratterizzate in genere da un azionariato, che grazie a un flottante enorme, consente a piccole minoranze organizzate di fare ciò che vogliono, magari anche per il tramite di alleanze strategiche con le grandi compagnie assicurative.
Perchè non si comincia a verificare se esiste una reale concorrenza, al di la delle specifiche norme anti trust, che riguardano in pratica solo l’insediamento territoriale delle banche.
Allora forse una risposta può arrivare, perchè invece di fare uno “scippo spot”, non si cerca di adeguare il sistema alle reali esigenze del paese, soprattutto a quelle delle imprese e delle famiglie, senza dimenticare il costo scaricato sul sistema dai soliti furbi che ‘beneficiano’ delle procedure civilistiche che nei fatti impediscono di recuperare i crediti, che nella realtà contribuiscono a danneggiare la maggioranza silenziosa che lavora e risparmia e che i soliti noti vogliono tosare.

Marforius, il Marforio del XXI secolo, in omaggio alla celebre statua "parlante" di Roma. Proclama la verità senza filtri ed esprime, in modo sferzante, il malcontento popolare e le proteste politiche e sociali degli italiani verso chi, fingendo di fare gli interessi del Belpaese, fa i propri.


