Home Economia e finanza LA QUESTIONE DEL MES VA VISTA CON SERIETA’ NON COME STRUMENTO CLIENTELARE

LA QUESTIONE DEL MES VA VISTA CON SERIETA’ NON COME STRUMENTO CLIENTELARE

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La questione del MES sta riaprendo dibattiti e persino problemi all’interno del governo. Il nocciolo del dibattito é ovviamente politico, e come pescecani affamati, vedendo il sangue, i vari leader ci si infilano dentro col solito scopo di marketing. É disgustoso vedere questo spettacolo.
Cosa é ed a cosa serve il MES? Istituito nel 2012, dovrebbe servire a concedere prestiti ad economie in momentanea difficoltá, previo un accordo su riforme adatte a risolvere tale momentanea crisi. Rivisitato varie volte, e sottoscritto da tutti meno che dall’Italia, ora offre l’occasione per l’ennesima diatriba. Il problema é di sostanza, non di forma.
Il concetto sottostante sarebbe sano. Un fondo per aiutare Stati in momentanea difficoltá. La operativitá é garantita da un “Consiglio dei Governatori” composto dai 19 Ministri delle finanze dell’area dell’euro che decide all’unanimità tutte le principali decisioni, e può operare a maggioranza qualificata in caso di minaccia per la stabilità finanziaria ed economica dell’area dell’euro.
Come scrivevo, il concetto, teoricamente, sarebbe giusto. In pratica si devono poi fare i conti con i gruppi di potere dei singoli Stati, che proteggono i soliti poteri forti, e consentono operazioni di shopping forzato a condizioni favorevoli. Grecia docet. Ma questa é un’altra storia. Fintanto che politica e finanza vanno a braccetto, queste sono le conseguenze. Resta che nonostante l’arricchimento di certi, l’applicazione del MES consente di fare riforme non gradite alla popolazione al grido salvifico di ” ce lo chiede l’Europa”.
Premesso che sempre in teoria non é obbligatorio chiedere l’intervento di tale fondo, e quindi non si capisce tutto questo rancore verso tale misura, forse il vero motivo sta nel fatto che l’Italia chiede una riforma ben diversa. Una trasformazione sostanziale che richiederebbe una nuova approvazione da parte di tutti. Ma cosa in sostanza? Una trasformazione «da strumento per la protezione dalle crisi del debito sovrano e delle crisi bancarie, in un volano per il finanziamento degli investimenti e per il sostegno».
Dunque continuiamo nella politica vergognosa di ricorrere al debito per fare affari oggi. In buona sostanza, noi che abbiamo giá un debito pubblico mostruoso, reso tale dal costo degli interessi del debito stesso (da quando per emettere moneta dobbiamo finanziarci sui mercati ci siamo creati da soli la corda per impiccarci) e che a parole dichiariamo di volerlo ridurre, cerchiamo ogni strumento possibile per aumentarlo. Dal dannosissimo PNRR alla riforma del MES che diventerebbe un ennesimo strumento non di aiuto in caso di bisogno, ma di promozione degli affari dei soliti protetti.
La trasformazione della economia che segue dei percorsi pericolosissimi, quali ricorrere al mercato per avere moneta e indebitarsi ad oltranza per fare affari, ci sta portando verso un baratro che solo un cieco puó ignorare.
Non dico certamente di stampare denaro ad oltranza, é evidente che in certe situazioni serve un indebitamento per ottenere finanza, ma affidarsi ai mercati é una trappola. Se il debito pubblico fosse finanziato per esempio da fondi pensione italiani, quello che si leva da una parte si metterebbe dall’altra. Invece questi soldi vanno alle banche, ed ai fondi stranieri che fanno profitti e pagano pensioni con il nostro indebolimento.
Se continuiamo in questa strada lasceremo solo macerie alle prossime generazioni. Giá, ma tanto con la smania che ha l’occidente di menar le mani (la Polonia vuole entrare attivamente in guerra) forse le macerie non saranno solo economiche, e forse i nostri giovani saranno stati immolati alla libertá del Donbass.

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  • Redazione

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