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LA PRECARIETA’

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di Sergio Restelli

Fragili, residuali, marginali sono termini per definire chi oggi vive la precarietà. La precarietà non è solo una condizione in quanto tale, potrebbe cambiare, venire meno o crescere, a seconda dei fattori che l’hanno determinata. Si può, ad esempio, esercitare un lavoro precario, vivere un amore precario o trovarsi in un equilibrio precario. La precarietà è questo, ma anche altro,è la dimensione in cui si trova a vivere l’uomo da sempre. Più una dimensione che una condizione data o imposta,a prescindere dalla constatazione che la vita stessa è da sempre quanto di più precario possa esserci.

La precarietà sarebbe la caratteristica che meglio definisce il ruolo e l′azione dell’uomo che entra in un rapporto stretto con l’ambiente e con gli altri uomini. Sarebbe, quindi, un portato inestinguibile della natura umana, derivando dalla disposizione eccentrica dell’uomo stesso, che si distinguerebbe dagli altri esseri viventi perché è in grado di osservare il proprio centro dall’esterno, anche se la sua identificazione con questo non potrà mai essere totale.

Il risultato è la produzione di un’immagine in cui l’uomo figura come un essere capace tanto di trascendersi ininterrottamente quanto di celarsi agli altri e probabilmente anche a sé stesso. Per questa ragione, l’uomo sarebbe per costituzione costretto a vivere in un regime di precarietà, tanto che quella sarebbe la caratteristica di fondo del suo modo di essere al mondo.

Il senso di precarietà può influenzare profondamente la vita umana. La precarietà si riferisce alla consapevolezza che la vita è transitoria e soggetta a cambiamenti, incertezze e sfide. Questa consapevolezza può suscitare una sensazione di vulnerabilità e instabilità nella vita di un individuo.

La precarietà può manifestarsi in diversi modi. Innanzitutto, la consapevolezza della propria mortalità è una delle principali fonti di precarietà. Sapere che la vita ha una fine inevitabile può portare a interrogarsi sul significato e sul valore dell’esistenza. Può spingere le persone a riflettere su come utilizzare il tempo a disposizione e a considerare cosa sia davvero importante nella propria vita.

Inoltre, la precarietà può emergere dalle sfide e dalle difficoltà che l’individuo affronta lungo il percorso. Eventi traumatici, malattie, perdite e cambiamenti improvvisi possono mettere in luce l’incertezza e la fragilità dell’esistenza umana. Queste esperienze possono scuotere le fondamenta delle persone, spingendole a riflettere sul senso della vita e a cercare un significato più profondo.La precarietà può anche influenzare le relazioni interpersonali.

La consapevolezza che le persone amate possono essere perse o che le relazioni possono cambiare può generare un senso di precarietà nelle dinamiche relazionali. Ciò può portare le persone a valorizzare le connessioni umane, a cercare relazioni significative e a concentrarsi sulle esperienze condivise.

Tuttavia, è importante notare che la precarietà non è necessariamente negativa. Può anche essere vista come una spinta a vivere appieno la vita, a cogliere le opportunità e a valorizzare i momenti presenti. La consapevolezza della precarietà può portare ad una maggiore gratitudine per ciò che si ha e ad un apprezzamento per le esperienze che si incontrano lungo il percorso.

In definitiva, la precarietà è una componente intrinseca della vita umana e può influenzare la prospettiva, le scelte e le azioni di un individuo. La consapevolezza della propria mortalità e delle incertezze della vita può generare riflessioni profonde sul significato, sulla felicità e sulle relazioni. È un elemento che può improntare la vita umana e spingere le persone a cercare un senso e una connessione più profondi con se stesse, gli altri e il mondo che le circonda.

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  • Redazione

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