
Un amico mi scrive dicendomi che non riesce ad inquadrare la figura di Elon Musk e mi chiede lumi.
Non avendo la sfera di cristallo e nemmeno fonti privilegiate, tento di mettere assieme qualche notizia nel tentativo di tracciare un quadro il più possibile coerente.
La tela sulla quale dipingere il quadro è quella di una nuova regola fondamentale della geopolitica. La regola valida sino ad ora è che chi controlla i mari controlla la terra.
Non a caso la talassocrazia americana, subentrata a quella inglese, tenta di impedire alla Russia e alla Cina di accedere ai mari e di diventare una potenza marittima.
Il fatto nuovo è che da qualche tempo (sembra un messaggio archetipico), il grande oceano, che supera tutti i mari e tutte le talassocrazie, è l’oceano celeste.
Con preveggenza, Donald Trump, nel 2019 ha creato la United States Space Force o USSF (Forza Spaziale degli Stati Uniti), che è una branca delle forze armate degli Stati Uniti d’America, responsabile di tutte le operazioni spaziali, dei sistemi di lancio e dei suoi satelliti.
È inoltre la componente spaziale dello United States Strategic Command. Attualmente è l’unica forza armata statunitense che può gestire l’astronautica. Il comando supremo si trova presso il Pentagono, mentre il quartier generale è situato nella Peterson Space Force Base, in Colorado.
Partiamo da qui, con la richiesta preventiva di perdono per le inevitabili semplificazioni.
Elon Musk, indubbiamente imprenditore geniale, è il Pentagono. Semplificazione che, però, serve a capire.
Elon Musk (in compagnia di Peter Thiel, cofondatore di Pay Pal, del colosso dei dati Palantir e finanziatore di Space X), è colui che gestirà, per conto dell’America e dei suoi alleati, l’industria dello spazio e dei dati, con la quale si svilupperà il futuro delle identità digitali, delle guerre e dei servizi in tempo di pace.
Musk e Thiel saranno gli unici interlocutori di Pentagono e Casa Bianca.
Oggi i satelliti Starlink sono 6 mila e diventeranno 8 mila a fine anno.
Elon Musk prevede di mettere in orbita 42 mila satelliti per collegare in banda larga l’intero globo su orbite più vicine. I satelliti Starlink orbitano a una distanza di circa 550 chilometri dalla Terra, significativamente inferiore rispetto ai satelliti geostazionari. Questa prossimità riduce la latenza a meno di 20 millisecondi, rendendola comparabile alla connessione fibra ottica terrestre.
In continua espansione, Starlink prevede, come s’è detto, di raggiungere i 42.000 satelliti entro il 2027, con una copertura globale prevista per il 2025. Attualmente, il servizio è già accessibile in diverse parti del mondo.
Starlink si sta affermando come una soluzione innovativa per superare le barriere geografiche e infrastrutturali, promettendo di rendere Internet accessibile a tutti, ovunque nel mondo.
L’obiettivo è arrivare al 2030 con la superiorità sulla Cina nel controllo delle comunicazione celesti, la qual cosa significa il controllo di quelle terrestri.
Se mettiamo assieme la preveggenza di Donald Trump e l’attuale alleanza tra Trump, Elon Musk e Peter Thiel, si può capire che il confronto interno al Deep State Usa è stato vinto da chi guarda al futuro nei confronti di chi gestisce il vecchio Kombinat industrial-militare che è fallito nella guerra in Ucraina provocata dai Dem americani.
La talassocrazia si sposta nelle acque dell’oceano celeste.





