Home Politica estera LA NATO MOSTRA I MUSCOLI IN CHIAVE ELETTORALE

LA NATO MOSTRA I MUSCOLI IN CHIAVE ELETTORALE

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“La Russia rimane la minaccia più significativa e diretta alla sicurezza degli Alleati”.

La Repubblica popolare cinese “è diventata un facilitatore decisivo della guerra della Russia contro l’Ucraina attraverso la sua cosiddetta partnership “no limits” e il suo supporto su larga scala alla base industriale della difesa russa”.

Non poteva essere più chiaro di così il documento finale dell’incontro Nato per il 75° dell’Alleanza Atlantica.

Un documento dai contenuti e dai toni propagandistici, rivolto ad uso interno, soprattutto a sostegno della campagna elettorale dello staff che sta dietro al candidato Usa, l’ormai inconsapevole Joe Biden che i democratici non sanno più come gestire.
Dietro le quinte si muove il Clan Clinton-Obama e, se guardiamo alle politiche dei due ex presidenti, non c’è nulla di nuovo sotto il sole.

C’è anche un risvolto anti Trump. Il documento tenta di blindare il futuro nel caso negli Usa vinca Donald Trump. Anche in questo caso, il documento Nato serve ai giochi interni Usa.

Il documento, che ha subito suscitato le ire di Russia e Cina, ripulito dalla propaganda dice ben poco e non sposta di un centimetro i rapporti internazionali, salvo alcuni aggiustamenti di tiro su Africa e Medio Oriente.

Dure le razioni di Russia e Cina.

“La Nato è di fatto pienamente coinvolta nel conflitto attorno all’Ucraina – ha dichiarato il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ripreso dalla Tass- . Abbiamo a che fare con un’alleanza molto potente di Stati che persegue una politica ostile nei confronti della Russia e non la nasconde”.

L’Alleanza Atlantica, ha aggiunto Dmitri Peskov, rappresenta “una seria minaccia per la sicurezza della Federazione Russa” e per questo in risposta saranno “necessarie misure ponderate, coordinate ed efficaci per contenere la Nato”.

Mosca ha criticato il fatto che gli alleati della Nato abbiano concordato sul termine “irreversibile” per definire il percorso dell’Ucraina verso l’adesione all’alleanza e ha inoltre accusato la Nato di spostare “progressivamente” proprie “infrastrutture militari” verso i confini russi.

“Se semplifichiamo un po’ la formulazione della decisione della Nato secondo cui l’Ucraina diventerà definitivamente membro dell’alleanza nel tempo – ha detto Peskov – allora è ovvio che l’Alleanza sta perseguendo uno dei suoi obiettivi principali: la soppressione della Russia, l’inflizione di una sconfitta strategica alla Russia”.

“Vediamo che i nostri opponenti in Europa e negli Stati Uniti – ha concluso Dmitri Peskov – non sono sostenitori del dialogo, a giudicare dai documenti adottati al vertice della Nato, non sono sostenitori della pace” e la Nato è “un’alleanza creata in un’epoca di conflittualità con l’obiettivo di mantenere la conflittualità”.

Dura anche la reazione da parte di Pechino, che ha definito il comunicato “provocatorio” e pieno di “evidenti bugie e calunnie”.

Un portavoce della missione cinese presso l’Ue ha affermato: “Respingiamo fermamente e deploriamo le accuse e abbiamo presentato una forte rimostranza all’Alleanza”.

“La crisi ucraina – ha aggiunto il portavoce cinese – si protrae da lungo tempo. Ma chi sta aggiungendo benzina sul fuoco? Chi sta alimentando le fiamme? E chi sta cercando di ottenere guadagni per se stessi? La risposta è chiara a tutti”.

Secondo il portavoce, quella della Nato è la “mentalità da Guerra fredda” e della “retorica belligerante”.

“Invece di usare gli altri come capro espiatorio – ha detto in fine il portavoce cinese -, la Nato dovrebbe riflettere su se stessa e prendere azioni vere per disinnescare la situazione e risolvere i problemi. La Nato – conclude il portavoce – mantenga il suo ruolo come organizzazione difensiva regionale nel Nord atlantico”.

Detto in sintesi: giù le mani dal Pacifico.

Come sempre accade nei documenti di questo genere, oltre le fanfare, i tamburi e i pifferi, è necessario anche andare a cercare i violini e, guarda caso, al punto 17 si legge: “ La NATO non cerca lo scontro e non rappresenta una minaccia per la Russia. Restiamo disposti a mantenere canali di comunicazione con Mosca per mitigare il rischio e prevenire l’escalation”.

Come dire: te ne abbiamo dette di tutti i colori, perché ci è necessario per le elezioni e per convincere anche gli europei che devono sborsare soldi per la deterrenza, passando dal green alle armi (problemi della finanza), ma sappi che comunque non vogliamo l’escalation.

E allora? Come diceva la protagonista in Via col vento: “Domani è un altro giorno e si vedrà”.

Per ora insultiamoci, poi vedremo.

Vediamo cosa dice la Nato alla Cina ai punti 25 e 26.

“La RPC è diventata un facilitatore decisivo della guerra della Russia contro l’Ucraina attraverso la sua cosiddetta partnership “no limits” e il suo supporto su larga scala alla base industriale della difesa russa. Ciò aumenta la minaccia che la Russia rappresenta per i suoi vicini e per la sicurezza euro-atlantica. Invitiamo la RPC, in quanto membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con una responsabilità particolare nel sostenere gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite, a cessare ogni supporto materiale e politico allo sforzo bellico della Russia. Ciò include il trasferimento di materiali a duplice uso, come componenti di armi, equipaggiamento e materie prime che servono come input per il settore della difesa della Russia. La RPC non può consentire la più grande guerra in Europa nella storia recente senza che ciò abbia un impatto negativo sui suoi interessi e sulla sua reputazione. La RPC continua a porre sfide sistemiche alla sicurezza euro-atlantica. Abbiamo assistito a continue attività informatiche e ibride dannose, tra cui la disinformazione, derivanti dalla RPC. Invitiamo la RPC a mantenere il suo impegno ad agire in modo responsabile nel cyberspazio. Siamo preoccupati per gli sviluppi nelle capacità e nelle attività spaziali della RPC. Invitiamo la RPC a sostenere gli sforzi internazionali per promuovere un comportamento spaziale responsabile. La RPC continua ad espandere e diversificare rapidamente il suo arsenale nucleare con più testate e un numero maggiore di sofisticati sistemi di lancio. Esortiamo la RPC a impegnarsi in discussioni strategiche sulla riduzione del rischio e a promuovere la stabilità attraverso la trasparenza. Restiamo aperti a un impegno costruttivo con la RPC, anche per costruire una trasparenza reciproca al fine di salvaguardare gli interessi di sicurezza dell’Alleanza. Allo stesso tempo, stiamo rafforzando la nostra consapevolezza condivisa, rafforzando la nostra resilienza e preparazione e proteggendoci dalle tattiche coercitive della RPC e dagli sforzi per dividere l’Alleanza”.

Inviti, esortazioni e, guarda caso, “restiamo aperti a un impegno costruttivo con la RPC”.

Insomma, una serie di cahiers de doléances e poi apertura a rapporti costruttivi.

Lasciamo perdere l’elenco delle cose da fare sotto il profilo degli armamenti e via discorrendo compilabile da un ufficiale di qualsiasi esercito.

Per arrivare a qualcosa di nuovo si deve arrivare al punto 31 dove si legge: “Abbiamo invitato il Segretario generale a designare un Rappresentante speciale per il vicinato meridionale che fungerà da punto focale della NATO per la regione e coordinerà gli sforzi della NATO. Rafforzeremo il nostro dialogo, la nostra sensibilizzazione, la nostra visibilità e i nostri strumenti di cooperazione esistenti, come la Defence Capacity Building Initiative, l’Hub for the South e il NATO-ICI Regional Centre in Kuwait. Insieme al Regno hashemita di Giordania abbiamo concordato di aprire un NATO Liaison Office ad Amman”.

La dichiarazione, oltre ad una presa di distanza dall’Iran, presente in alti punti, apre una finestra su un possibile coinvolgimento dell’Italia sul fronte sud (Africa e Medio Oriente), sempre che la rappresentanza speciale non venga affidata ad un Lettone, notoriamente esperto di Mediterraneo.

Arriviamo all’Ucraina.

Nel comunicato si legge: “Il futuro dell’Ucraina è nella NATO. L’Ucraina è diventata sempre più interoperabile e politicamente integrata con l’Alleanza. Accogliamo con favore i progressi concreti compiuti dall’Ucraina dal Summit di Vilnius sulle riforme democratiche, economiche e di sicurezza richieste. Mentre l’Ucraina continua questo lavoro fondamentale, continueremo a sostenerla nel suo percorso irreversibile [sottolineatura mia] verso la piena integrazione euro-atlantica, inclusa l’adesione alla NATO. Riaffermiamo che saremo in grado di estendere un invito all’Ucraina ad aderire all’Alleanza quando gli Alleati saranno d’accordo e saranno soddisfatte le condizioni […]. ” Gli Alleati continueranno a sostenere i progressi dell’Ucraina sull’interoperabilità e sulle ulteriori riforme del settore democratico e di sicurezza, che i Ministri degli Esteri della NATO continueranno a valutare attraverso il Programma nazionale annuale adattato”.

Di irreversibile, a questo mondo, c’è solo la morte e ogni documento è preceduto da un documento e seguito da un documento. Si vedrà. Rimane il fatto che nel frattempo l’Ucraina sta dov’è dovendo fare i compiti per dimostrare di essere democratica e di non essere uno Stato corrotto. Gli Alleati valuteranno i compiti.

In buona sostanza, al netto di un riconoscimento dell’importanza del fronte sud, ossia del Medio Oriente e dell’Africa, il vertice “storico” della Nato si è risolto in una dichiarazione propagandistica tesa, da un lato, a dare una mano al povero Joe Biden e ai Dem entrati in confusione e, dall’altro, a convincerci tutti che dobbiamo dare il 2% del Pil all’industria delle armi. Anzi, qualcosa di più del 2%, come è scritto nel comunicato.

Mentre Sleepy Joe tenta di rimanere a galla si fanno affari.

 Il testo completo al seguente link:

https://www.nato.int/cps/en/natohq/official_texts_227678.htm?utm_source=multi&utm_medium=smc&utm_campaign=100724%26summit%26washington&mkt_tok=NjU5LVdaWC0wNzUAAAGUPhIZijPNqTN_JkjzpliMrXaREn3eSbIVzZfYDLhqOToghQ2N9UNIb83Y0H1OdG0Gmuyx7INVeSnRiDKv4TV6n-3x_zD1KDAJ66I1oKpAVKCC

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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