di Gianvito Caldararo
La Schlein si è assunto l’onere di rinnovare e far decollare il PD- Partito Democratico. Ha avviato l’azione di rinnovamento circondatasi di suoi stretti fedelissimi, ai quali ha affidato, mutuandolo dal 36esimo stormo dell’Aeronautica Militare, il motto: “Con l’ala tesa verso gloria o morte “. Al momento, forse perché sorpresi dal deludente risultato delle elezioni amministrative, si brancola nel buio e non è stata compiuta alcuna analisi e meno che mai una riflessione. E’ stata convocata una riunione della pletorica segreteria nazionale, dalla quale non è trapelata alcuna notizia e meno che mai sulle iniziative da assumere per il futuro.
Una volta, quando si era in presenza di una sconfitta elettorale, il partito riuniva prontamente il suo massimo organo elettivo , il Consiglio nazionale per la DC, il Comitato Centrale per il PCI e l’Assemblea nazionale per il PSI, per discutere e analizzare le ragioni della crisi e delle iniziative da intraprendere per superare la crisi politica del partito. L’on. Castagnetti, già esponente della DC e segretario del PPI-Partito Popolare Italiano – ha ricordato che dopo una sconfitta si discuteva anche per diversi giorni. L’on. Bassolino, storico dirigente del PCI, ha ricordato di come nel 1977 dopo la sconfitta subita al Comune di Castellammare di Stabia, per lunghi anni roccaforte comunista, si riunì la direzione nazionale per discutere di tale sconfitta. L’on. Intini, ha fatto presente che dopo la sconfitta subita dal PSI di De Martino, alle elezioni politiche del 1976, nel PSI avvenne la grande operazione nota come “la svolta del Midas “, che portò alla guida del partito una classe di giovani dirigenti, come Craxi, Signorile, Amato, De Michelis , Manca e tanti altri.
Il PD della Schlein , dopo la recente sconfitta elettorale, sembra ritiratosi in un religioso silenzio. L’unica cosa che la Schlein ha detto su Instagram dopo il disastro elettorale, è la seguente sintetica frase: “Mettetevi comodi, noi qui restiamo”. Una frase che molti hanno interpretato come una minaccia rivolta ai riformisti come Lorenzo Guerini e company, mentre altri l’hanno intesa come un messaggio di tranquillità per i suoi più stretti collaboratori.
Chi ha vissuto i tempi della politica della Prima Repubblica, rimpiange le lunghe relazioni di Berlinguer, riportate integralmente dall’Unità, i famosi “ragionamenti” del democristiano De Mita e le acute riflessioni del socialista Craxi, pubblicate dall’Avanti, unitamente agli interventi di altri dirigenti. Oggi, invece, viviamo quelli che alcuni intellettuali hanno definito “i tempi della ipocrisia”, cioè di un falso unanimismo di facciata, salvo poi sparlare in privato.
Si parla di “istinto di sopravvivenza”, cioè dove si evita il serrato e animato confronto, si evitano i problemi e si rinvia ogni decisione “sine die”, affidandosi al tempo e agli eventi come soluzione dei problemi. Chi segue le vicende del PD, ha individuato due principali problemi del PD di Elly Schlein: la pigrizia e il conformismo. La prima intesa come mancanza di energia e decisione, e il conformismo inteso come una situazione politica piatta e senza direttive, quasi abitudinaria e acritica.
La Schlein, secondo qualche osservatore è ” assente dalla Camera e dalle piazze, le le iniziative sono scarse e irrilevanti, anche le dichiarazioni, danno la impressione come se fosse andata via per qualche ritiro spirituale. Nel frattempo, il PD si affida ai vivaci interventi del giovane Furfaro, sempre più presente in televisione, e all’ex esponente già di Sel e di Articolo Uno, ora PD, Erasmo Palazzotto. Ad oggi, il PD non ha una chiara posizione della direzione che vuole intraprendere, cioè se partito riformista, se partito di estrema sinistra oppure una situazione di sintesi, dove far convivere tutte le diverse anime.
La Schlein, più che alla armocromia dei suoi abiti, dovrebbe pensare a colorare la politica del PD, che deve essere in “ottima salute”, non con le parole ma con i risultati elettorali “. Ora si è in attesa delle prossime elezioni regionali del 25 e 26 giugno del Molise, dove il PD sostiene il candidato designato dal M5S, Roberto Gravina, attuale sindaco di Campobasso (47.075 abitanti), scelto da 319 iscritti su 360 partecipanti al voto online e 41 voti contrari.
Anche nel Molise, il centro-sinistra non vede la partecipazione dei candidati di Azione e di Italia Viva, cioè il campo è “meno largo”. Il candidato Gravina, dovrà vedersela con il candidato del centrodestra, Francesco Roberti, sindaco di Termoli ( 32.235 abitanti) . La regione Molise è attualmente guidata da una maggioranza di centrodestra e da un presidente espressione di Forza Italia, Donato Toma. Il 25 e 26 giugno 2023 si vedrà se il vento avrà cambiato direzione e se l’ala del motto del 36esimo stormo dell’A.M. porterà la gloria (vittoria) o la morte (sconfitta) del centro-sinistra.




