
di Andrea Mantegazza
Durante i recenti Campionati Europei di calcio molte nazionali hanno sfoggiato le loro nuove divise pur rimanendo fedeli agli storici colori. Alcune maglie erano molto belle, piuttosto innovative, altre meno, vuoi per la scelta dei colori o per la forma non sempre azzeccata.
Diamo per scontato e non ci chiediamo il perché i diversi team giochino con certi colori. Ad esempio perché la Germania gioca in bianco? Era il colore della bandiera Prussiana, unico stato a confluire nella nuova Germania unificata nel 1871. Gli scozzesi, una delle nazionali più antiche al mondo assieme a l’Inghilterra, giocano in blu che è il tono della bandiera in cui risalta la Croce di Sant’Andrea; così come gli inglesi giocano in bianco, campo attraversato dalla Croce di San Giorgio. Gli olandesi giocano in arancione in onore della casata reale d’Orange Nassau; i gallesi si vestono di rosso come il colore del drago che sovrasta la base bianco -verde; gli irlandesi indossano il verde, colore del trifoglio di San Patrizio. Anche la Francia gioca in blu che richiama la bandiera così come l’Italia che richiama l’azzurro della bandiera. Come? Ma la bandiera è verde bianco rossa! Certo, ma infatti la maglia della nazionale italiana richiama l’azzurro della bandiera di casa reale dei Savoia!
Qualche settimana fa l’Italia del calcio ha ospitato a Milano la nazionale francese nell’ambito della tanto chiacchierata (perché inutile) UEFA Nations League, un giochetto che si sono inventati nei piani alti dell’organizzazione europea del pallone per fare ulteriore mero business finendo per intasare una stagione già di per sé sovraccarica di partite.
E’ bene ricordare come gli esordi della nazionale italiana avvennero proprio nel capoluogo lombardo, all’Arena Civica, proprio contro i cugini transalpini ben 114 anni fa, con sonora vittoria dei nostri per 6 a 2 con tripletta di Lana, giocatore del Milan. Però a onor del vero ai francesi mancavano molti dei migliori giocatori a causa di una controversia con la federazione ma lo diciamo sottovoce …
Tra le curiosità della partita è da segnalare che, non essendoci figure di allenatori professionali, i convocati vennero scelti da una commissione arbitrale, all’epoca considerati i più esperti del settore (forse lo pensano ancora …ma di questo parleremo un’altra volta con un articolo dedicato) .
Guardando le foto d’epoca di quella partita non può sfuggire una cosa che non è un dettaglio e cioè che i ragazzi indossavano una divisa completamente bianca, molto elegante.
Accipicchia ma l’Italia non è sempre stata azzurra?
Pochi sanno che l’azzurro arriverà solo l’anno successivo: il 6 Gennaio 1911 quando l’Italia giocherà, per la prima volta, sempre a Milano, contro l’Ungheria, con la nuova divisa azzurra con una grande croce sabauda sulla zona sinistra del petto.
L’azzurro infatti, che ancor oggi veste e contraddistingue le nazionali dello stivale, fu scelto nel frattempo dai vertici della Federazione in onore di Casa Savoia, che a sua volta lo aveva scelto perché colore del manto di Maria Vergine a cui la casa Reale era devota.
Azzurro che fece fatica ad imporsi anche nelle altre discipline sportive che per anni preferirono mantenere le ormai classiche divise bianche.
Il colore di casa Savoia divenne ufficiale per tutte le nazionali per gentile omaggio del Regime Fascista alla Corona in occasione delle Olimpiadi del 1932 a Los Angeles anche se, nel Ventennio, in qualche occasione Mussolini impose pure divise completamente nere.
Nel 1947 incredibilmente il colore azzurro venne confermato come identificativo dell’Italia e ci si limitò a sostituire la croce sabauda con il tricolore. La scelta, secondo voci non ufficiali, fu suggerita dagli apparati inglesi che, non proprio contenti della vittoria della Repubblica nel referendum del 2 giugno 1946, vollero lasciare un segno “regale” a futura memoria.
Qualche fonte invece la indica come volontà della Federazione calcio affezionata ad un colore che portò all’Italia i trionfi mondiali del 1934 e 1938.
Nel 1947 infatti si sarebbe potuto benissimo tornare al bianco, che comunque era rimasta ed è ancor oggi la nostra seconda divisa, colore usato regolarmente in alcune discipline come ad esempio nello sci.
Oppure si sarebbe potuto optare per il rosso ma fu scartato per motivi politici anche se era ed è il colore ufficiale italiano negli sport motoristici. La Ferrari ad esempio corre infatti con livrea rossa anche se il suo colore ufficiale è il giallo (il logo conosciuto in tutto il mondo vede il cavallino nero di Francesco Baracca su sfondo giallo).
Nella storia calcistica per tanti anni le rappresentative giovanili italiane hanno giocato in verde scuro, omaggio al Rinascimento. Per la Nazionale maggiore vi furono anche due partite giocate con quel colore: nel 1954 (contro l’Argentina) e nel 2019 (contro la Grecia). In quest’ ultima occasione, un personaggio in voga gridò che “la storia non si svende” e guarda caso si fece rapido dietrofront.
Ma è giusto dopo quasi 80 anni di Repubblica che gli italiani nelle competizioni internazionali vestano con colori che sono omaggio ad una casata reale ed a un simbolo religioso? Si dice che il diavolo si nasconda nei particolari.
L’Italia gioca in azzurro, il colore dei Savoia e del manto di Maria, la madre di Gesù ma non festeggia il XX Settembre cioè la Breccia di Porta Pia, con cui Roma divenne parte del Regno d’Italia.
Già nel 1926, l’allora Segretario Nazionale del PRI, Mario Bergamo sosteneva che “l’unica religione dello Stato è di non averne alcuna”.
Paese bizzarro il nostro perché la maglietta della nostra nazionale è pregna di significati e simboli che testimoniano un legame profondo con la storia, ma, in questo caso, più con il passato monarchico e papalino che con quello laico-repubblicano…





