Home Opinioni LA GLOBALIZZAZIONE ALGORITIMICA

LA GLOBALIZZAZIONE ALGORITIMICA

0

di Savino di Scanno

È sempre elemento di arricchimento intellettuale leggere le pagine domenicali dello spazio concesso alla cultura da Il Sole 24 Ore o dalla Lettura del Corriere della Sera.
Si possono apprendere idee nuove, partecipare al confronto di idee e progetti. Sembra tutto bello ma come poi si scende in strada “qualcosa non torna”. Chi scrive ,da sempre e fin da bambino, frequenta e vive librerie e poligoni di tiro, consapevole di avere una personalità estremamente complessa.
Negli ultimi tempi, girando fra gli scaffali delle librerie, sia quelle industriali che artigianali, si ha il timore, se non il sospetto, che ci siano più scrittori che lettori.
Una “intelligente ” chiave di lettura viene fornita questa settimana da un giovane giornalista statunitense, Kyle Chayka di Porland, con il suo libro, di cui il presente articolo come presentazione a supporto di quanto già pubblicato sulla Lettura del Corriere, intitolato “Filterworld, come gli algoritmi hanno appiattito la cultura “.
Il giovane Kyle parte dai dai ristorantini presenti in quasi tutte le città del mondo, sempre più simili, per non scrivere uguali tra loro. Li definisce locali “generici” più o meno con la medesima offerta di prodotti alimentari ed arredi. Il “ragazzo” salva solo i locali italiani e francesi, ultimi baluardi del saper vivere ,cucinare e mangiare.
Kyle spiega che ciò avviene a causa di una globalizzazione digitale, informatica, anticipatrice (lo aggiunge chi scrive) la rivoluzione della IA prossima ventura.
In sintesi miliardi di esseri umani si incontrano sui social network di vari marchi, e le loro “preferenze ” vengono analizzate e sistematicamente manipolate da algoritmi delle piattaforme su cui si sviluppano. Chi ha un minimo di competenza scientifica di neuroscienze, di genetica e scienze comportamentali, si rende immediatamente conto di come poi sia facile indirizzare interessi, appetiti, tendenze verso un verso od un altro. Kyle scrive del marketing della Silicon Valley che offusca le scelte culturali individuali emarginando idee o culture non gradite. Ma gradite a chi? Sempre ad esseri umani ovvero agli ingegneri e tecnici di aziende come Meta che rispondono ad interessi politici ed economici di parte, come altresì fanno i loro colleghi di Tik Tok che rispondono al governo di Pechino.
È esemplificativo la citazione, nell’articolo, di quanto ha affermato una docente della Columbia University di New York, madame Gayatri Chakravorty Spivak, che dichiara “la globalizzazione avviene solo nel capitale e nei dati. Tutto il resto è gestione dei danni”.
Il risultato è unico, ovvero la omogeneizzazione della cultura dipendentemente ma in parallelo dai gestori digitali di tali processi.
Complimenti a Kyle Chayka.
Quando il sistema scolastico era serio si insegnava unitariamente Storia e Geografia. Il motivo era che gli eventi storici, la cui interpretazione primaria era a carico dei vincitori di guerre e conflitti, sono sempre legati alla fisicità di luoghi e territori, quindi alla geografia. È un po’ come scrivere di relazioni sentimentali on line che diventano disastri sociali quando poi le persone si incontrano fisicamente.
Scriviamo, quindi, di guerre purtroppo. In questi decenni i Pifferai Magici del grande gioco mediatico hanno detto e scritto tutto ed il contrario di tutto. È il mercato dei Commissari Tecnici della Nazionale. Tutti a parlare e nessuno in campo a giocare. I risultati sono l’aumento della povertà economico sociale, la denatalità’, le pandemie, ed adesso le guerre. Poi ci sentiamo dire dal Ministro Crosetto che non siamo preparati. Caro Signor Ministro sono decenni che non siamo preparati e gli stessi che non ci hanno preparato sono tutti rimasti dove stavano e dovrebbero dirci ora cosa fare invece di dimettersi.
Chi metterà gli “scarponi nel fango?”.
È assolutamente meritoria l’ iniziativa in Niger espressa ai massimi livelli istituzionali, visto che in Africa con i russi della Wagner e gli occhi a mandorla del Dragone sembra siamo rimasti solo noi come Paesi Occidentali, ma poi li abbiamo “noi” i tagliagole che devono andare a discutere con gli altri tagliagole o ci vogliamo mandare gli analisti della Bocconi o della Link? Come personale dei Reparti Speciali ormai siamo al limite visto che con tutti gli scenari aperti non basterebbe una moltiplicazione per mille, e tra Folgore, Battaglione San Marco e Lagunari sembra che li teniamo più nelle piazze e davanti le stazioni che sui campi operativi.
Destino oscuro quello che si vive, dove le volontà vengono plasmate da algoritmi e demenzialità da social, e nel mondo reale non troviamo più neanche i volontari…anche perché non li vuole nessuno

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui