
C’era una volta il baratto. I miei quattro polli valevano la tua pentola di coccio. Ci troviamo al mercato e scambiamo. Il fatto è che non sempre ho bisogno di una pentola e non sempre tu vuoi mangiare polli. Inventiamo un mezzo di scambio: l’oro, metallo nobile perché difficilmente attaccabile, quindi di sicura conservazione. Inoltre l’oro ha il colore del sole, della luce, del grano. Benissimo, adottiamo l’oro.
I miei quattro polli valgono un grammo d’oro, così come la tua pentola. Capita che un giorno ho bisogno di un’altra pentola, ma tu non sai cosa fartene dei miei polli. Non c’è problema, ti pago con un grammo d’oro, con il quale tu comprerai altre merci con chi accetta l’oro come moneta di scambio.
Facciamo un salto in avanti di qualche secolo. I pellegrini si recano in Terrasanta con un sacchetto di monete d’oro al seguito. Briganti e pirati sono ogni giorno pronti a derubarli. I Templari inventano un sistema ingegnoso. Il pellegrino va in una mansione (sede locale dei Cavalieri del Tempio), poniamo a Parigi, e deposita il sacchetto di monete d’oro, ricevendone in cambio una lettera di credito. Arrivato ad Acri, in Terrasanta, il pellegrino si reca alla locale mansione e, presentando la lettera di credito, riscuote le sue monete d’oro con le quali si manterrà per tutto il tempo del pellegrinaggio.
Tuttavia il pellegrino ha paura di essere derubato anche ad Acri e allora ecco che un nuovo sistema ingegnoso lo salva.
Alla mansione, invece di ricevere il suo quantitativo di oro, riceve una quantità equivalente di piccoli certificati (frazioni del certificato che lui s’è portato con sé) con i quali, grazie ad un accordo con i commercianti locali, potrà comperare quanto gli serve.
Fin qui tutto torna. Se non avrà speso molto, alla sua partenza il pellegrino avrà un nuovo certificato che attesta quanto gli rimane e, tornato in patria, si recherà alla mansione di Parigi dove avrà il corrispettivo in oro di quanto gli è rimasto. I commercianti di Acri potranno a loro volta recarsi alla mansione e riscuotere oro in cambio dei certificati con i quali il pellegrino li ha pagati. Tutto torna.
Poniamo, ora, che alcuni sergenti felloni dei Templari della mansione di Acri invece di rilasciare un numero di certificati equivalenti all’oro che hanno nei loro forzieri ne stampino una quantità enne volte superiore, poniamo 25 mila volte quello che è il rapporto reale. E’ del tutto chiaro che chi riceve un certificato in pagamento non riceve l’equivalente in oro, ma l’uno diviso 25 mila dell’equivalente in oro: in pratica carta senza valore.
Dove sta il valore dei certificati emessi dai sergenti della mansione di Acri? Nella credibilità dei Templari, che nessuno osa mettere in discussione. Nessuno va a controllare. Anzi, chi si occupa del governo della città è subordinato ai Templari e diffonde sempre notizie di massima affidabilità.
Un gruppo di sergenti felloni ha messo in atto una girandola di carta.
Tutto sembra filare liscio, ma un giorno alle porte di Acri si presenta un evento drammatico.
Torniamo con la memoria ai fatti accaduti nella Terrasanta: l’assedio di San Giovanni d’Acri (noto anche come caduta di San Giovanni d’Acri).
L’assedio fu un evento bellico che ebbe luogo nella primavera del 1291 e si concluse con la conquista della città da parte dei musulmani, che la strapparono ai Crociati.
L’episodio segnò la fine delle Crociate in Oriente e il crollo del regno di Gerusalemme, a cui seguì l’estromissione dei Franchi dalla Terrasanta. Solo il titolo di re del regno di Gerusalemme rimarrà ai Savoia.
Se attualizziamo quella vicenda lontana, con altri protagonisti, arriviamo presto alla questione di fondo: la grande fuffa della finanza e dell’attuale carta straccia.
Rimaniamo nel nostro racconto. Poniamo che prima che Acri cada i commercianti della città si rechino tutti in fila alla mansione per avere il loro oro, corrispondente ai certificati che, negli anni, sono stati usati come moneta, sulla base della fiducia nei Templari. Amara sorpresa: i certificati sono carta straccia.
Il regno di Gerusalemme è perduto e anche la faccia.
Non ce ne vogliano i Templari se li abbiamo usati per un racconto che semplifica fino all’osso la materia finanziaria.
Se vogliamo attualizzare il racconto, il regno di Gerusalemme è l’Occidente. I sergenti della mansione templare sono i giocolieri della finanza. I musulmani alle porte sono i detentori delle materie prime e delle fonti energetiche.
Si potrebbe andare più a fondo e trovare, più nel dettaglio, i protagonisti di questo nuovo assedio di san Giovanni, ma lascio al lettore di scoprire le insegne dei nuovi sergenti felloni.





