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LA FAMIGLIA DIMENTICATA

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di Francesco Pontelli

La famiglia dimenticata.

I dati allarmanti relativi alla decrescita demografica dell’Italia, se da una parte confermano la totale inadempienza di tutti i governi che da trent’anni si sono susseguiti alla guida del paese nella elaborazione di politiche di sostegno alle famiglie, dall’altra certificano la totale incompetenza dei vertici dirigenziali in relazione alle grottesche analisi proposte anche nel passato relative allo stesso fenomeno.

La decrescita demografica può venire interpretata come una sostanziale mancanza di fiducia nel futuro in relazione tanto allo sviluppo economico quanto sociale espressa dalle famiglie come delle singole persone.

In passato, invece, era stata definita quasi come la degenerazione di un infantile individualismo legato e causato anche da un senso di benessere diffuso.

In questo contesto venne coniato ed attribuito in modo molto semplicistico ad una generazione il termine di “bamboccioni”, incapaci cioè di dimostrare di possedere una visione di vita che andasse oltre l’immediatezza nella ricerca del piacere.

Un’espressione semplicistica che trasudava arroganza e che al tempo stesso si presentava come un cristallino esempio di una presunzione intellettuale poi ovviamente smentita, allora come oggi, da una valutazione più analitica dei dati demografici.

Risulta dalla analisi dell’ultima indagine demografica, infatti, che il Trentino Alto Adige, ancora una volta, si dimostri   come l’unica zona geografica italiana che possa esprimere un quoziente demografico positivo (*).

In queste due province autonome, esattamente come in passato, le giovani famiglie, proprio in ragione della sicurezza di poter contare nel  territorio di servizi adeguati alle proprie esigenze, invece di scegliere una vita da “bamboccioni”, decidono di aumentare il numero dei componenti familiari. 

Ovviamente questo risulta possibile anche in virtù del particolare regime fiscale di cui godono le due province autonome, le quali sono finanziariamente in grado di assicurare questi servizi ai nuclei familiari grazie alle maggiori risorse garantite dal loro status di autonomia. 

Viceversa, nel resto del paese partendo dalla semplice considerazione di un numero dei posti negli asili nido da sempre inferiore alla richiesta delle giovani famiglie, viene certificata la motivazione di questo continuo calo demografico espressione di una mancanza di fiducia soprattutto  nei confronti dei servizi assicurati dallo Stato il quale paradossalmente continua a diminuirne qualità e capacità  a fronte di un continuo aumento della spesa pubblica. 

(*) Il quoziente demografico è un indicatore statistico che permette di misurare diversi aspetti di una popolazione, come il tasso di natalità, il tasso di mortalità, il saldo migratorio, il tasso di crescita totale. 

Autore

  • Redazione

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