Home Politica LA DISINFORMAZIONE SECONDO LE REGOLE DELLE “MISURE ATTIVE” DELL’UNIONE SOVIETICA

LA DISINFORMAZIONE SECONDO LE REGOLE DELLE “MISURE ATTIVE” DELL’UNIONE SOVIETICA

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Scrive Eraclito: “Polemos di tutte le cose è padre, di tutte le cose è re: e gli uni rivela déi, gli altri umani, gli uni rende schiavi, gli altri liberi”. ( Fr. 22B54 DK).

Commenta Angelo Tonelli: “Pólemos, il Conflitto perenne connaturato a φύσις [physis, ndr], domina su tutti i livelli del mondo fenomenico”. [1]

Al World Economic Forum la presidente della Commissione dell’Unione Europea, Ursula von der Leyen, ha detto, ad un certo punto del suo discorso: “Signore e signori, il nostro mondo vive un’era di conflitto e confronto, di frammentazione e paura. Per la prima volta da generazioni, il mondo non si trova a un unico punto di svolta. Si trova in molteplici punti di flesso, con rischi che si sovrappongono e si sommano a vicenda. E non c’è dubbio che ci troviamo di fronte al rischio maggiore per l’ordine globale nel dopoguerra. Ma a mio avviso non c’è dubbio che possiamo andare avanti con ottimismo e determinazione”.

E’ la dichiarazione che è finita l’era durata trent’anni durante la quale l’America del Clan Clinton, espressione assieme ai Rino (Republicans in name only) dei Bush ha pensato di essere l’unico soggetto dominante del mondo, destinato da Dio a esportare il modello di vita americano nel mondo. Non è andata così e il Conflitto, immancabilmente, si è fatto presente, perché, scrive Angelo Tonelli, commentando Eraclito: “A seconda delle differenti alchimie di Contesa, questo o quel centro individuale emerge rispetto agli altri, assurgendo alla dimensione divina, oppure soccombe, e sprofonda nella schiavitù. Il dio, il libero, si distinguono dall’umano, dallo schiavo, in virtù della capacità di cogliere il conflitto e, più in generale, le peripezie della vita, con assoluto distacco e sguardo giocoso, o come occasione evolutiva”.[2]

Detto in altri termini, e tradotto in geopolitica, Contesa fa sì che la storia presenti scenari diversi, dove c’è chi assurge alla dimensione di dominus e c’è chi sprofonda nella condizione di dominato e, successivamente, le parti possono invertirsi.

Oggi siamo nel punto enantiodromico nel quale l’ordine pensato da menti obnubilate da uno schema eccezionalista e dalla paranoia finanziaria è piombato nel caos, dal quale può emergere un nuovo ordine, assai diverso dal primo.

La capacità di cogliere il conflitto e, più in generale, le peripezie della vita, con assoluto distacco, dovrebbe essere la modalità con la quale chi si pensa osservatore e per di più osservatore con aspirazioni progettuali, dovrebbe porsi di fronte alla realtà in movimento.

Accade, invece, che a Davos, che si crede pensatoio del mondo, dopo aver preso atto del conflitto in atto, si ergano linee di difesa preventiva per tentare di perpetuare quanto è evidentemente in rovina, per inconsistenza strategica e masochismo politico, economico e militare.

E così, si afferma che la priorità delle priorità è la disinformazione, accompagnata dalla misinformazione.

La disinformazione, o meglio, la disinformatija, è uno degli elementi portanti delle “Misure Attive” elaborate nell’Unione Sovietica e comprendente varie attività offensive come, appunto, la disinformazione, la propaganda, l’inganno, il sabotaggio, la destabilizzazione e lo spionaggio.

In un’intervista del 1984, rilasciata al giornalista G. Edward Griffin all’ex KGB, Yuri Alexandrevich Bezmenov, (riportata dal giornalista Roberto Mazzoni), l’ex spia sovietica afferma: “La sovversione ideologica e la procedura legittima [non espressamente illegale] e aperta e visibile, lo puoi vedere con i tuoi occhi. Tutto quello che devi fare, tutto ciò che gli americani devono fare è togliersi le banane dagli orecchi, aprire gli occhi e possono vederlo. Non c’è nessun mistero. Non ha nulla a che vedere con lo spionaggio. […]. Solo circa il 15% del tempo, dei soldi spesi e delle risorse umane è dedicato alle attività di spionaggio e affini. Il restante 85% è una procedura lenta che chiamiamo ‘sovversione ideologica’ oppure ‘misure attive’ nel linguaggio del Kgb, ossia guerra psicologica. Ciò che significa fondamentalmente è cambiare la percezione della realtà di ogni americano al punto che, nonostante l’abbondanza d’informazioni, nessuno è in grado di arrivare a conclusioni sensate nell’interesse di difendere se stessi, la propria famiglia, la propria comunità e la loro nazione”.

L’ex Kgb descrive poi la quattro fasi delle misure attive, dove il tutto consiste in una grande procedura di lavaggio del cervello che procede molto lentamente.

La prima fase si chiama ‘demoralizzazione’. […]. Una persona che è ‘demoralizzata’ è incapace di valutare l’informazione. I fatti non le dicono niente. […]. Arriverà a comprendere solo quando sarà schiacciata dagli stivali dei militari, ma non prima”.

La fase successiva, spiega Bezmenov, è ‘destabilizzazione’. A questo punto il sovvertitore non è più interessato alle tue idee e al tuo modello di consumo. […]. Quel che conta sono gli elementi essenziali: economia, relazioni internazionali, sistema di difesa. E potete vedere molto chiaramente che in alcune aree delicate, come quella della difesa e dell’economia l’influenza dell’ideologia marxista/leninista negli Stati Uniti è assolutamente fantastica.

La terza fase è la crisi, con il cambiamento violento del potere, della struttura e dell’economia, alla quale segue la normalizzazione. “Quando i carri armati russi sono entrati in Cecoslovacchia nel 1968 – dice Bezmenov -, il camerata Breznev dichiarò: ‘Ora la situazione nella fraterna Cecoslovacchia è normalizzata’”.

“Questo è ciò che succederà negli Stati Uniti se consentirete a tutti i fessacchiotti di portare la nazione alla crisi, di promettere alle persone ogni genere di fantasticheria e il paradiso in terra. Per destabilizzare la vostra economia, per eliminare il principio della competizione in un libero mercato e per mettere un governo in stile grande fratello a Washington con dittatori benevolenti come Walter Mondale che prometterà un sacco di cose e non importa se le promesse verranno soddisfatte o meno. Le forze di sinistra negli Stati Uniti, tutti questi professori e tutti questi bellissimi difensori dei diritti civili, sono essenziali nel percorso di sovversione”.

Profetico e preciso Bezmenov. Infatti, dopo 40 anni, vediamo come le sue indicazioni si siano avverate e come nell’Occidente demotivato, demoralizzato, sottoposto ad una propaganda delle élite tecnocratiche staliniste, sia stia avviando verso la demolizione della democrazia per dare spazio alla tecnocrazia finanziaria e abbia messo in discussione tutti i suoi valori con le follie ideologiche della cancel culture, del woke, del transumanesimo.

Con la pandemia è stata messa in atto una continua psycological operation da manuale per testare la resistenza del popolo alle costrizioni e ai condizionamenti.

Ora, dalle vette di Davos, si gioca d’anticipo, cercando di dire che Contesa, ossia la contestazione di un modello perdente, è disinformazione.

Non contenti, alla disinformazione, che si presume fatta da centrali oppositive, si aggiunge al misinformazione, ossia la teoria in base alla quale in ogni caso, tu plebeo, non hai capito bene.

Misunderstanding sta per malinteso. Caro plebeo, in ogni caso, hai capito male.

Chi capisce bene? Il Ministero della Verità, ossia chi agisce secondo lo schema delle Misure Attive.

Poniamoci, ora alcuni problemi, basati su informazioni non di poca importanza.

Come ho già avuto modo di scrivere, la vicenda del Covid e delle misure annesse ha massacrato lo spirito critico, unico criterio per mantenere salda la libertà. Si vax, no vax, ni vax sono solo la superficie di schieramenti “a prescindere”.

La immonda e virale sceneggiata dei virologi ha disorientato, shakerando i cervelli e alimentato le incertezze, in perfetta linea con le “misure attive”.

La protervia dei governanti ha alimentato la paura, sentimento con il quale si sottomettono le masse, terrorizzandole e, dopo averle terrorizzate, proponendosi come la mano salvifica.

Il partito comunista cinese si è acquattato a lungo nelle istituzioni, mascherandosi secondo una logica trasformista, con parole d’ordine apparentemente egualitarie e democratiche, come “uno vale uno” che, a ben vedere, risponde perfettamente agli slogan della Rivoluzione culturale maoista voluta dalla Banda dei Quattro. Tutti potevano fare tutto, purché leggessero il Libretto Rosso.

Durante la rivoluzione voluta da Mao, furono perseguitati i “quattro vecchi”, ossia: vecchie idee, vecchia cultura, vecchie abitudini, vecchie usanze.

Che cosa è la cancel culture se non l’esatta riproduzione, mascherata, dell’eliminazione dei “quattro vecchi”? Che cos’è la cancel culture se non la stessa follia che ha mandato a morte Lao She, dopo avergli incendiato la biblioteca?

Dietro alle teorie di una sinistra ormai andata oltre ogni possibile tentativo di mascheratura, emerge il vero volto: il maoismo della Banda dei Quattro.

“Black Lives Matter”, “Cancel culture”, “uno vale uno”, sono niente altro che le parole d’ordine delle Guardie Rosse camuffate e rimesse in circolo dalle molte “Bande dei Quattro” dislocate nei vari Paesi da una strategia di penetrazione da “misure attive”, che dura da anni e che ora esce allo scoperto.

Penetrazione favorita dal lobbismo di alcune società, inteso a limitare misure contro la Cina per il suo schiavismo che frutta guadagni. La Germania docet.

Sono le stesse società che sostengono cause come quelle dei Black Lives Matter.

Chi sono i Black Lives Matter ai quali si inginocchiano i radical chic e le sinistre ormai ottenebrate?

La risposta la danno loro stessi.

«Siamo anticapitalisti. Crediamo che i neri non otterranno mai la liberazione sotto l’attuale sistema capitalista», scriveva il Movement for Black Lives (M4BL), a giugno [2020, ndr]. «Abbiamo una struttura ideologica. Alicia (Garza) e io siamo qualificate. Siamo marxisti indottrinati», diceva a luglio [2020, ndr] Patrisse Cullors, cofondatrice del Black Lives Matter (BLM) e «attivista queer». «Se questo Paese non ci dà ciò che vogliamo, distruggeremo il sistema. Metaforicamente e in senso letterale». (da:Il giornale.it 6 settembre 2020).

Tra i loro mentori ed educatori ci sono ex membri del Weather Underground, gruppo terroristico comunista che, negli anni ’60 e ’70, tra attentati e rivolte, provò a portare la falce e il martello negli USA al grido di «Siamo un’organizzazione di guerriglia. Siamo comunisti, clandestini negli Usa». La Cullors è stata educata da uno di loro. E tanti ex, oggi, sono eminenze grigie del movimento BLM. (Il giornale.it 6 settembre 2020).

Il BLM dice di odiare la famiglia naturale e sogna di riuscire ad abolirla, insieme alla polizia, le prigioni, l’eteronormatività e il capitalismo. Lo ripetono sempre nelle interviste disponibili anche su YouTube, quando minacciano di «distruggere tutto» se le loro richieste non saranno soddisfatte. Oggi addestrano gli iscritti, come le Black Panthers degli anni ’60.

Il BLM non vanta neanche una delle verginità più in voga oggi, quella del fiscalmente corretto. Non è registrato come organizzazione no-profit, raccoglie milioni di dollari in donazioni, ma le finanze sono poco limpide. Le donazioni vengono raccolte da ActBlue, la nota piattaforma di raccolta fondi legata al Partito Democratico e alle cause più disparate della sinistra-sinistra: dalla campagna presidenziale di Sanders alle associazioni transgender, fino a Biden. (Il giornale.it 6 settembre 2020).

Il M4BL, che sostiene «leader giovani, neri, queer, trans, femministe, clandestini», ha come sponsor fiscale l’Alliance for Global Justice, un «gruppo anticapitalista» a sua volta finanziato dalla Tides Foundation, la Arca Foundation e ovviamente dalla Open Society Foundations. E trasferisce denaro a più di due dozzine di organizzazioni, tra cui LGBTQ Black Immigrant Justice Project e The Undocumented and Black Convening.

Il Black Lives Matter nasce nel 2013, ma dalle origini la causa dell’antirazzismo è diventata marginale e le istanze sempre più estremiste: ideologia gender, agenda anti-famiglia, l’idea che il razzismo sia sistemico, l’abolizione di razze, classi sociali, sessi, religioni per un mondo più «uguale e libero».

Uno studio accademico intitolato «The Queering of Black Lives Matter», descrive in modo molto dettagliato come le questioni relative all’orientamento di genere abbiano la priorità sulla lotta al razzismo.

Susan Rosenberg, la donna che gestisce le donazioni BLM, faceva la terrorista nel M19, l’organizzazione comunista Usa che, come il BLM, riuniva lesbiche nel sogno di rovesciare con la lotta armata il governo. La Rosenberg oltre a far scappare di galera la Shakur – la prima donna a essere definita dal FBI «la più pericolosa dei terroristi» -, è stata protagonista di attentati e omicidi che le sono costati la condanna a 58 anni di galera. Ma ne ha scontati solo 16, prima di essere graziata da Bill Clinton.

Il movimento che infiamma gli Usa si dichiara apertamente marxista e comunista e una delle sue leader afferma che i Black Liver Matter sono “marxisti indottrinati”. Appunto.

Delle donazioni qualcosa si è saputo, ma il problema più interessante riguarda chi c’è dietro le quinte, chi tira i fili dei pupazzi che agiscono sul palcoscenico?

Sono i bianchi del ceppo germanico del Midwest che usano il razzismo come paravento per stabilire la loro supremazia sui bianchi di ceppo anglosassone o, come parrebbe più probabile, una potenza esterna marxista e comunista che “indottrina”?

La Cina, del resto, è da anni che allunga i suoi tentacoli in casa Usa. Nel 1996 il Partito democratico americano “avrebbe ricevuto – secondo quanto scrive Roger Faligot (I servizi segreti cinesi- Newton Compton) – una somma pari a 4,5 milioni di dollari per il comitato di rielezione di Clinton, provenienti dal gruppo sino-indonesiano Lippo e da quelli sino-thailandesi Charoeun Popkhand e San Kin Yip, con base a Macao. Tra i fondi figurerebbero circa 300.000 dollari forniti direttamente, su richiesta del capo dell’informazione dell’Epl-2, il generale Ji Shende, assistente di Xiong Guankai”. In nota al testo di Faligot si legge: “Nel settembre 2007, il “Wall Street Journal” ha rivelato che Norman Hsu, cittadino di Hong Kong legato a queste stesse reti di contatti e condannato per frode, aveva contribuito alla campagna della senatrice democratica [?, ndr] che lo obbligava a consegnare, sotto forma di donazione, 85 mila dollari”.

L’agente dell’Epl-2 negli Usa, scrive Faligot, è Johnny Chung. Un impiegato “del gruppo sino indonesiano Lippo, partner finanziario e commerciale di molte imprese della Cina popolare” è “integrato nella segreteria di Stato al commercio e poi consigliere di Ron Brown (Segretario al Commercio Usa) per la Cina”. Ron Brown è morto nell’aprile del 1966 in uno strano incidente aereo in Croazia.

Nel gennaio del 1994, “con il via libera dello stesso Brown – scrive Faligot -, Huang gode di un accesso illimitato ai documenti confidenziali dell’informazione economica e tecnologica” e quando “ Clinton viene eletto presidente, Huang è invitato alla Casa Bianca. Nello stesso periodo, il gruppo China resources (Huaren Jituan) con sede a Hong kong, diventerà azionaria di Lippo al 50%. Questo gruppo effettuerà donazioni al partito democratico in vista della rielezione di Clinton nel 1996. L’affare si complica se si considera che China Resources serve anche da copertura all’Epl-2 diretta dal generale Ji Shengde”.

Nel 2021, mentre i cubani sono in rivolta contro quel che rimane del regime castrista, il MLB in un comunicato scrive: “Black Lives Matter condanna il trattamento disumano dei cubani da parte del governo federale degli Stati Uniti e lo esorta a revocare immediatamente l’embargo economico. Questa politica crudele e disumana, istituita con l’esplicita intenzione di destabilizzare il Paese e minare il diritto dei cubani di scegliere il proprio governo, è al centro dell’attuale crisi di Cuba”.

Black Lives Matter si schiera con il regime castrista e si inginocchia al potere di una dittatura che, in questi anni, ha cambiato padrone, passando dall’influenza della Unione Sovietica a quella della Cina di Xi Jinping.

Guarda caso una delle fondatrici del Blm, Alicia Garza, ha legami con la Chinese progressive association di San Francisco, organizzazione che è ritenuta in contatto con il governo cinese.

Il Global Times, organo del Partito comunista cinese, ha giugno del 2020 pubblicò un articolo nel quale diceva. “L’Occidente deve rispettare Black Liver Matter”.

C’è anche la sponda capitalista finanziaria, che ha instaurato il pensiero unico buonista. Bisogna essere woke.

Essere woke significa essere consapevole delle ingiustizie sociali, in particolare delle forme di razzismo e delle disuguaglianze di genere.

Rimanere woke vuol dire essere sveglio, attento, vigile, pronto a combattere tali ingiustizie, anche solo firmando una petizione online o postando le proprie convinzioni sui social. 

Wokeness è il non abbassare la guardia, lo stare all’erta. Inevitabilmente, non appena il termine è entrato nel lessico comune ha perso forza e oggi chi lo usa rischia di essere preso per i fondelli.

Fosse vero. Il dramma è che l’assenza di spirito critico fa sì che il wokeness prenda per i fondelli chi ha buttato il cervello all’ammasso.

Addirittura si parla di woke capitalism, ossia capitalismo consapevole. Una baggianata infinita che, tuttavia, si presenta alle menti ottenebrate come la nuova frontiera del bene.

Woke capitalism è parente di finanza etica, come se la finanza potesse essere etica. Baggianate.

Siamo in presenza di un sistema che risente delle “misure attive”, in base alle quali la verità discende da chi comanda.

In buona sostanza, le parole d’ordine correnti, contemplate nel politicamente corretto, e i movimenti ai quali si inginocchiano i “sinistri” (la sinistra è stata un’altra cosa e può essere un’altra cosa) sono niente altro che il modo con cui le “misure attive” tengono in mano i fili con i quali manovrano pupazzi.

E che dire, infine, degli affari della famiglia Biden con cinesi e russi, elementi alla valutazione del Congresso per l’impeachment?

Bezmenov è stato profetico o, meglio, ben informato.

E allora che dire degli avvertimenti del documento del World Economic Forum sulla disinformazione e la misinformazione? Gioco d’anticipo per evitare di fare i conti con la realtà. Ma dalla Montagna incantata è sceso di corsa anche Castorp. Perché la realtà è impietosa, come il letame sparso dagli agricoltori in rivolta contro il green magnificato a Davos dalla signora Von der Leyen.

 

[1] Angelo Tonelli, Eraclito, Dell’Origine, Feltrinelli

[2] Angelo Tonelli, Eraclito, Dell’Origine, Feltrinelli

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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