Home Politica LA DEINDUSTRIALIZZAZIONE VERDE PER UN’EUROPA DI ERBIVORI

LA DEINDUSTRIALIZZAZIONE VERDE PER UN’EUROPA DI ERBIVORI

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J.D.Vance ha detto una verità sacrosanta, ossia che una potenza militare ha alle spalle una potenza economica e quando si parla di potenza economica si tratta di potenza industriale.

L’elezione della baronessa Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea, con la dichiarata intenzione da parte sua di attuare il Green Deal (Affare Verde), porta inevitabilmente alla deindustrializzazione dei Paesi del Vecchio Continente, facendo dello stesso un alleato degli Usa inconsistente sotto il profilo militare.

Nelle recenti riunioni della Nato si è parlato insistentemente di contributo per gli armamenti del Pil di ogni Stato attestato sulla cifra del 2%, ma l’aumento delle deterrenza nei confronti della Russia ha indotto i Paesi baltici a chiedere il 3%.

I vari chiacchieroni della maggioranza che sorreggeva e sorregge Ursula von der Leyen, con l’aggiunta ora determinante e pessima dei Verdi, porteranno, sempre che la maggioranza regga, ad una progressiva deindustrializzazione, a recessioni economiche come quelle della Germania, a crisi economiche come quelle della Francia, con il risultato che l’aumento della spesa per armamenti, a fronte di un calo del Pil, sarà sostenibile solo comprimendo ulteriormente il welfare (sanità, pensioni, scuola, ecc.).

E’ del tutto evidente che la von der Leyen e chi la sostiene non solo ha innestato la marcia per fare dell’Unione Europea un insieme di erbivori (prede per gli Stati che hanno capacità produttiva e militare), ma anche per creare le condizioni di aumentare la povertà dei popoli europei.

Quanto potranno, gli Stati che fanno parte dell’Unione Europea, sopportare una pressione finanziaria che vuole il riarmo, la ricostruzione dell’Ucraina e, al contempo, che aumenta la distruzione dell’industria manifatturiera e della filiera agricola?

Questa la domanda di fondo alla quale dovranno rispondere i leader dei vari Stati.

Un esempio concreto di cosa aspetta la baronessa è il patto anti-green firmato tra Italia e Olanda.

Piena intesa, infatti, tra Italia e Olanda, sulla necessità di una nuova politica industriale europea che abbia una visione pragmatica anche nel Green deal e riduca il peso amministrativo e burocratico sulle imprese.

È quanto è emerso dalla missione a L’Aja deI ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, conclusasi con una importante e significativa dichiarazione congiunta che rappresenta una svolta politica nel posizionamento dei due Paesi all’interno delle istituzioni europee.

Adolfo Urso ha avuto una riunione bilaterale con il Ministro dell’Economia del governo olandese, Dirk Beljaarts.

I due ministri si sono confrontati sull’agenda europea in materia di politica industriale e sulle possibili sinergie in settori strategici, come quello dei semiconduttori e dell’industria della difesa e hanno rimarcato l’importanza di continuare con una strategia europea proattiva sui semiconduttori, che abbia un approccio lungimirante, per mantenere la leadership tecnologica in questo settore ed evitare dipendenze strategiche ad alto rischio.

L’Italia e i Paesi Bassi lavoreranno insieme per un’agenda europea positiva. Nella loro dichiarazione congiunta Urso e Beljaarts hanno, inoltre, sottolineato la necessità di sbloccare il potenziale tecnologico e innovativo delle imprese europee attraverso un sostegno ben mirato.

Serve un ambiente normativo più efficiente e favorevole alle imprese in tutta l’UE, soprattutto per le Pmi, che sono importanti per salvaguardare condizioni di parità e un mercato interno sano.

Se anche altri Paesi seguiranno l’esempio, è chiaro che il Green Deal, ossia l’Affare Verde, sarà destinato ad essere contrastato pesantemente.

La conferma della von der Leyen, con l’apporto dei Verdi, è prodromica a trasformare l’Europa in un mondo di erbivori, alla mercè dei predatori. C’è da sperare e da augurarsi che la maggioranza von der Leyen affondi molto presto.

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  • Redazione

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