Home Politica LA CUPOLA OLIGARCHICA ALIMENTA LA PAURA PER SVUOTARCI IL PORTAFOGLI

LA CUPOLA OLIGARCHICA ALIMENTA LA PAURA PER SVUOTARCI IL PORTAFOGLI

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Più avanza il dialogo tra Trump e Putin e più la cupola oligarchica globalista, che sa benissimo di essere prossima alla sua fine, si scatena. Il messaggio deve essere sempre più ossessivo, al fine di indurci al riarmo e allo svuotamento del nostro portafogli. Poveri e felici, ci ha detto il pensatoio di Davos.

E così, Putin è pronto a invadere l’Europa fino al Portogallo. Armiamoci per resistere. Putin è il nuovo Hitler. E via discorrendo.

La propaganda è in crescendo geometrico, anche se ogni giorno la menzogna viene scalzata dai fatti, come le proteste in piazza nelle principali città ucraine contro la legge, voluta da Zelensky, che favorisce la corruzione.

L’ultima trovata propagandistica occidentale, tanto miserevole quanto assurda, è quella che c’è Mosca dietro la mozione di sfiducia contro Ursula von der Leyen, bocciata dal Parlamento europeo 10 giorni fa.

L’accusa, davvero vomitevole, è stata lanciata da un portavoce della Commissione europea, sulla base delle conclusioni di diversi rapporti ad opera di riconosciute organizzazioni di fact-checking. “Seguiamo da tempo le operazioni russe contro l’Ue e la Presidente della Commissione. I fact-checker indipendenti hanno ora chiaramente identificato tali operazioni nel contesto della mozione di censura”, ha riferito il portavoce Thomas Regnier, citando gli studi di due aziende, la Debunk e la Check First, specializzate nella lotta alla disinformazione.

Chek First, azienda finlandese, sostenuta, come riporta La Verità del 22 luglio, da EUDisinfoLab, organizzazione indipendente senza scopo di lucro, con 19 lobbisti accreditati al Parlamento di Bruxelles, che è finanziata a sua volta dall’Unione Europea e da Open Society Foundation di George Soros.

Anche l’Institute for Strategic Dialogue (Isd), organizzazione di difesa politica, sostiene Check First ed è a sua volta sostenuto da Open Society di Soros e dalla Bill e Melinda Gate Foundation.

La Debunk.org, società lituana, vive, come riporta La Verità del 22 luglio, grazie alla sovvenzione della Google Digital News Initiative, nata per “sostenere il giornalismo di qualità”. Google ha sovvenzionato testate in 118 Paesi mettendo a disposizione 189 milioni, affiancando Ifcn (International Fact-Cheching Network), finanziato da Soros e Bill Gates e da Edmo (European Digital Media Observatory) istituito dall’Unione Europea.

Non è difficile capire quale credibilità abbiano le due società. Tutto ben organizzato con i soliti finanziamenti.

Val la pena di ricordare che a maggio il Tribunale Ue ha annullato la decisione della Commissione europea che negò l’accesso al New York Times a tutti i messaggi di testo scambiati tra la presidente Ursula von der Leyen e Albert Bourla, amministratore delegato di Pfizer, tra il primo gennaio 2021 e l’11 maggio 2022. Secondo il Tribunale europeo, le risposte fornite dalla Commissione nel corso dell’intero procedimento in merito ai messaggi di testo richiesti «si basano o su ipotesi, oppure su informazioni mutevoli o imprecise» oltre al fatto che la Commissione «non ha fornito spiegazioni plausibili per giustificare il non possesso dei documenti richiesti». Gli scambi tra von der Leyen e Bourla riguardavano il negoziato per l’acquisto dei vaccini.

Vuoi vedere che anche il Tribunale Ue è infiltrato da Putin. Chiediamolo direttamente a Soros.

Come si vede le accuse a Putin, lanciate sulla base di indagini di aziende baltiche finanziate da George Soros e Bill Gates, sono tese a salvare la faccia a chi ha mostrato di non aver esercitato il proprio mestiere nella più doverosa totale trasparenza.

Gli interessi di Bill Gates nel settore dei vaccini sono principalmente legati alle attività della Bill & Melinda Gates Foundation, che ha investito miliardi di dollari in iniziative per sullo sviluppo, la produzione e la distribuzione di vaccini.

Alcuni critici, come riportato da The Nation e WIRED, hanno evidenziato che la fondazione detiene investimenti in aziende farmaceutiche coinvolte nello sviluppo di vaccini (es. CureVac, Pfizer), il che potrebbe generare profitti significativi. Ad esempio, un investimento di 40 milioni in CureVac avrebbe generato un ritorno di decine di milioni.

Bill Gates, attraverso la Bill & Melinda Gates Foundation e il suo braccio di investimento, il Bill & Melinda Gates Foundation Trust, detiene o ha detenuto partecipazioni in diverse aziende farmaceutiche.

Nel settembre 2019, la Gates Foundation ha investito 55 milioni di dollari in BioNTech, partner di Pfizer nella produzione del vaccino mRNA contro il COVID-19. Questo investimento è stato effettuato prima dell’IPO dell’azienda. Nel 2021, la fondazione ha venduto parte delle sue azioni al picco del valore, realizzando un profitto stimato di circa 242 milioni di dollari, con un ritorno di circa 15 volte l’investimento iniziale.

Nel 2002, la fondazione ha acquistato azioni di Pfizer, insieme ad altre società farmaceutiche come Johnson & Johnson e Merck.

Nel 2020, il Bill & Melinda Gates Foundation Trust deteneva azioni Pfizer per un valore di circa 55 milioni di dollari, secondo documenti depositati alla SEC.La Gates Foundation ha collaborato con Pfizer in iniziative come l’espansione della distribuzione di contraccettivi iniettabili (Sayana® Press) nei paesi a basso reddito, con un investimento previsto per fornire oltre 320 milioni di dosi entro il 2030.

La fondazione ha investito in CureVac, un’azienda tedesca focalizzata su vaccini mRNA, con una partecipazione di circa 40 milioni di dollari. Nel 2021, ha venduto 1,4 milioni di azioni, realizzando un profitto di circa 50 milioni di dollari.

La Gates Foundation ha investito 10 milioni di dollari in Vir Biotechnology per lo sviluppo di un vaccino profilattico contro l’HIV basato sulla piattaforma CMV. Le azioni detenute (circa 1,56 milioni) erano valutate oltre 15 milioni di dollari nel 2024.

La fondazione possiede circa 577.000 azioni di Immunocore, una società biotecnologica, valutate intorno a 39,4 milioni di dollari nel 2024.

Nel 2021, la fondazione deteneva 6,98 milioni di azioni di Schrödinger, una società che fornisce software di simulazione chimica per aziende farmaceutiche, rappresentando il 2,54% del portafoglio della fondazione.

Alcuni critici sostengono che gli investimenti in aziende farmaceutiche come Pfizer e BioNTech possano aver generato profitti significativi durante la pandemia di COVID-19, sollevando domande sui motivi filantropici di Gates. Ad esempio, la fondazione è stata accusata di favorire modelli di business basati su licenze esclusive, come nel caso del vaccino di Oxford-AstraZeneca, a scapito di una distribuzione più equa.

George Soros, attraverso Soros Fund Management, ha investito in diverse aziende farmaceutiche.

Soros Fund Management ha significativamente aumentato la sua posizione in AstraZeneca nel secondo trimestre del 2024, con un incremento del 512,88% per un totale di 2.451.538 azioni, valutate circa 191,2 milioni di dollari. AstraZeneca è un’azienda globale di biotecnologie focalizzata su oncologia, malattie cardiovascolari, renali, metaboliche e respiratorie.

Nel quarto trimestre del 2022, Soros Fund Management ha acquisito una partecipazione di 2,9 milioni di azioni, valutata 325,3 milioni di dollari, in Horizon Therapeutics, un’azienda biotecnologica acquisita da Amgen per circa 28 miliardi di dollari.

Nel secondo trimestre del 2024, Soros ha aumentato la sua posizione in Ascendis Pharma del 2.813%, arrivando a 100.000 azioni. Questa azienda biotecnologica si concentra sullo sviluppo di trattamenti per malattie rare, in linea con l’interesse di Soros per soluzioni sanitarie innovative.

Nel secondo trimestre del 2017, Soros Fund Management ha incrementato la sua partecipazione in Ionis, un’azienda specializzata in farmaci antisense, nota per il suo medicinale Spinraza per l’atrofia muscolare spinale.

Sempre nel secondo trimestre del 2017, Soros ha avviato una nuova posizione in Alnylam, specializzata in farmaci RNA per malattie rare.

Nello stesso periodo, Soros Fund Management ha acquisito una partecipazione in BioMarin, un’azienda focalizzata su farmaci per malattie rare, con un solido track record clinico e prodotti già sul mercato.

Soros ha detenuto una partecipazione in Novo Nordisk, un’azienda leader nel settore della cura del diabete e delle biotecnologie, ma nel secondo trimestre del 2024 ha ridotto la sua posizione del 78,06% (622.616 azioni). Ciò indica un possibile riorientamento strategico lontano da alcune aree del settore farmaceutico.

Attraverso il Soros Economic Development Fund, parte delle Open Society Foundations, Soros ha investito 6 milioni di dollari in Univercells, una società biotecnologica belga che sviluppa processi di produzione per migliorare l’accesso globale a farmaci biologici e vaccini, in particolare per il COVID-19. Questo investimento è stato effettuato nel 2020.

Il Soros Economic Development Fund ha investito in Cadence, una società farmaceutica statunitense che lavora per rendere disponibile un contraccettivo orale da banco per donne, supportando l’accesso a medicinali essenziali.

Nel 2019, Soros ha acquistato azioni di Grifols, un’azienda spagnola specializzata in prodotti farmaceutici e ospedalieri, leader nei fornitori per ospedali, per un valore di 38 milioni di euro.

Come si vede, la vomitevole propaganda che vorrebbe Putin dietro all’avvio di un provvedimento di sfiducia nei confronti della von der Leyen, come al solito, vede manine interessate dei soliti noti.

Il metodo è stato ampiamente studiato e consiste nel creare un nemico esterno al fine di far sì che chiunque critichi la leadership interna sia considerato colluso con il nemico. Stalinismo in purezza. A Bruxelles non mancano i nipotini di Beria.

Nello stesso ambito di ragionamento va collocata la censura nei confronti di autori russi e di artisti russi che è, in superficie, una enorme idiozia imitativa di burattini i quali dimostrano la loro pochezza mentale, ma che, sotto la superficie, rivela una precisa strategia, che assomiglia tanto a quella della Santa Inquisizione, dello stalinismo più bieco, del nazismo.

La strategia è quella della cancel culture, perché il pensiero unico della deriva totalitaria orwelliana dell’ideologia woke, prodotta dai neocon, è quella di impedire il libero pensiero, la libera espressione artistica per portare i popoli ad essere masse indifferenziate manipolabili a piacimento da élite che, sempre più, si mostrano viziate, debosciate, propugnatrici di una distruzione dell’umanità per approdare ad un transumanesimo destrutturante dell’essere umano.

Quanto avviene, non deve solo scandalizzare per l’idiozia galoppante, enorme, insopportabile di chi attua le censure, soprattutto se si tratta di ambienti universitari, culturali, artistici; deve suscitare una rivolta democratica, culturale, che metta a nudo la satanica operazione che alcuni ambienti pervicacemente attuano a suon di miliardi messi in campo per media compiacenti, se non servi.

Un esempio di idiozia imitativa, al fine di ottenere crediti presso la cupola oligarchica globalista è quello dell’Università di Milano che, nel marzo del 2022, ha bloccato un corso su Dostoevskij per “evitare tensioni”.

Quella di Milano è solo uno dei tanti anelli di una lunga storia di idiozie tra di loro legate alla strategia della cancel culture.

Adottando la censura nei confronti di Dostoevskij, così come di altri autori russi o, oggi, di musicisti, direttori d’orchestra, artisti vari, i boiardi dell’Occidente totalitario seguono lo stesso schema delle autocrazie che criticano, rivelando, ancora una volta, la loro caratteristica di falsità strutturale antidemocratica.

Dostoevskij evitò il patibolo, ma venne incarcerato e avviato ai lavori forzati, Tolstoj fu colpito dalla censura perché descrivendo la guerra russo turca in Crimea aveva utilizzato uno spietato realismo. Bulgakov fu messo a tacere e allontanato. Il regista teatrale Mejerchol’d fu fucilato nel 1940 perché si era rifiutato di sospendere le prove di un’opera di Prokof’ev non gradita al regime. Pil’njak è sparito in Siberia dove era deportato. Boris Pasternak è stato ridotto al silenzio. Solzenicyn è stato condannato ai lavori forzati nei gulag perché in una lettera a un amico si era permesso di criticare lo stalinismo.

Cosa facciamo? Impediamo al pubblicazione dei libri di Pavel Aleksandrovich Florensky (1882–1937), il grande filosofo, teologo, matematico, fisico, ingegnere, sacerdote ortodosso e polimata russo, spesso definito il “Leonardo da Vinci russo” per la sua straordinaria versatilità intellettuale, fucilato da Stalin? Fu giustiziato l’8 dicembre 1937 vicino a Leningrado.

Mettiamo al rogo la sua opera principale: “La colonna e il fondamento della Verità” (1914), considerata una summa del pensiero religioso russo? Oppure “Il simbolismo e la forma” e “Le porte regali”, dove analizza il significato trascendente delle icone e dell’estetica?

Dovremmo alimentare la conoscenza di questi autori, che oltre ad essere portatori delle profondità immense dell’animo russo, sono stati anche vittime del regime stalinista.

Il fatto è che i guerrafondai non vogliono la cultura, lo spirito critico, ma l’acquiescente adesione delle masse indotte all’acquiescenza dalla paura e dalla propaganda. La cultura diventa un elemento sovversivo.

Dai guerrafondai viene condannato anche il Papa che fa reggere la croce a una donna ucraina e una russa, al punto da vietare la trasmissione tv della via Crucis anche a Kiev. Su quella croce c’è il Cristo inchiodato che ci saluta dicendo «vi lascio la pace, vi do la mia pace».

Al satanismo guerrafondaio anche il messaggio cristiano dà fastidio.

L’ultima menzogna arriva direttamente da Kiev, dove ci sono miglia di ucraini che protestano contro Zelensky, il quale ha varato una legge che elimina l’autonomia delle agenzie anticorruzione.

Migliaia di persone sono scese in piazza a Kiev, Lviv, Dnipro, Odessa nella giornata in cui il capo dello stato ha firmato un controverso disegno di legge che elimina l’autonomia delle agenzie anticorruzione.

Il provvedimento, secondo Ukrinform, penalizza in modo significativo l’operatività del Bureau Nazionale Anticorruzione (NABU) e dell’Ufficio del Procuratore Specializzato Anticorruzione (SAPO), compromettendo di fatto le riforme anticorruzione e gli impegni assunti nei confronti dei partner internazionali.

Ed ecco che arriva la classica menzogna di copertura. L’adozione della riforma avviene pochi giorni dopo che i servizi di sicurezza ucraini hanno effettuato un’incursione nella sede del Nabu e arrestato due alti funzionari con l’accusa – secondo il governo – di essere agenti russi. Diversi osservatori ritengono tuttavia che le prove siano poco solide e che l’operazione sia stata una copertura per minare l’autonomia delle agenzie. Anche qui, ovviamente, c’è di mezzo il mostro Putin?

La verità è che ormai di Zelensky e del suo cerchio magico non ne possono più nemmeno gli ucraini.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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