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La Croce nelle religioni

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La Croce nelle religioni

Un segno cabalistico che rappresenta le opposizioni e l’equilibrio quaternario degli elementi

La croce è uno dei più antichi simboli mistici usati dall’uomo e la pretesa di considerarla come un segno sacro puramente cristiano, introdotto dopo il V secolo della nostra era, è veramente strana e non risponde alla realtà.

Basterebbe ricordare che le vestigia della croce si trovano nei monumenti più antichi, fino alle inesplorate profondità di epoche arcaiche.

L’archeologia cristiana, seguendo la sua tendenza semplicistica, non potendo negare l’esistenza e l’uso della croce in epoche molto anteriori all’avvento del Cristianesimo, dichiara che il confronto della croce di Cristo con i segni simili, ritrovati sui monumenti dell’antichità, non regge a una critica serena, poiché si deve ritenere che quei segni siano dovuti a un facile ornamento geometrico, mentre le due aste incrociate costituiscono il disegno più semplice e più naturale.

È strano, però, che gli archeologi cristiani, accennando alla croce, di cui i Romani si servivano come strumento di supplizio, dichiarano che, a questo atroce patibolo ,essi non annettevano “alcuna idea mistica o astronomica, come gli Indiani, gli Egiziani e i Greci”.

Vi erano, allora, dei popoli i quali non tracciavano la croce come facile e naturale ornamento geometrico, ma la veneravano come simbolo mistico e come espressione religiosa.

Quando l’archeologia cristiana dichiara di rigettare queste significazioni simboliche ritenendole “arbitrarie” e “strane” oppure “oscure”, non fa che confessare la propria ignoranza su tale argomento; d’altra parte, respingere questi studi con la convinzione aprioristica che essi sono contrari alla Fede e pericolosi per le coscienze, significa che non si è persuasi di possedere l’arma imbattibile della verità.

La storia religiosa di tutti i popoli è tutta chiusa nelle difficili spire del misticismo allegorico: essa non era mai espressa in parole.

I geroglifici egiziani, per esempio, non sono “trovate” di spiriti bizzarri, ma espressioni profonde ideate e accettate dai più dotti dell’antichità, che costituiscono la lingua misteriosa attraverso la quale si esprimevano tutte le teologie; e i grandi sistemi filosofici arcaici, conosciuti come scienza sacra, possedevano una lingua universale e simbolica nota solo agli Jerofanti e agli Iniziati.

Fra tutte le simbologie, la prima fu un semplice Cerchio, che ebbe come significato il Divino Infinito; a esso seguì il cerchio “con un punto centrale”, che identificava la prima differenziazione nelle manifestazioni periodiche della Natura e, in una terza fase, il punto si trasformò in diametro del cerchio stesso e servì a simboleggiare la Madre Natura, divina ed eterna.

Molto più tardi, dopo queste epoche arcaiche, gli Egizi, per esprimere tale principio fecondante, aggiungevano alla Croce un fallo e la croce si trasformò in emblema di vita – croce ansata -, e, più tardi ancora, nel segno di Venere – cerchio con croce esterna sottoscritta.

Anche se gli Egizi conoscevano la Croce da molti secoli, attraverso il loro sacerdoti e i loro “Re Iniziati”, sapevano molto bene cosa significava “porre un uomo sulla croce”, idea che veniva coordinata con quella dell’origine della vita umana e, di conseguenza, con quella della forma fallica.

A codesta crocifissione si faceva corrispondere l’idea di una nuova rinascita dell’uomo per una generazione non fisica, ma spirituale: il candidato all’Iniziazione veniva attaccato al Tau, o croce, in virtù di un’idea più alta e più nobile di quella dell’origine della semplice vita terrestre.

Anche gli indiani, da tempo immemore, conoscevano il simbolo della croce e, successivamente, ripiegarono le estremità e ne fecero la loro Swastika, il cui punto centrale significava che il Principio è nell’Umanità e che l’Umanità è in Lui, come le gocce d’acqua sono nell’Oceano, essendo le quattro estremità dirette verso i quattro punti cardinali che si perdono nell’Infinito.

Non è, quindi, sulla Bibbia che dobbiamo risalire per trovare l’origine della Croce e del Cerchio.

Paolo di Tarso è stato il solo fra gli apostoli della religione occidentale che ha stravolto il mistero del significato arcaico della Croce; infatti, ha visto tale simbolo come strumento di tortura usato dai Romani per i loro schiavi, e, sebbene quel tremendo patibolo fosse stato sublimato e santificato dal Sacrificio del Redentore, i cristiani non hanno avuto il coraggio, per secoli, di esporla e di venerarla.

Scrive, a tal proposito, Eliphas Lévi:

“Il segno della Croce usato dai cristiani, non può dirsi, che appartenga esclusivamente ad essi; quello stesso segno è ugualmente cabalistico e rappresenta le opposizioni e l’equilibrio quaternario degli elementi.

Noi vediamo dal versetto occulto del Pater… che in origine vi erano due modi di fare il segno della croce, o, almeno due formule nettamente distinte per caratterizzarlo: una riservata ai sacerdoti e agli iniziati, l’altra assegnata ai profani.

Così, ad esempio, l’iniziato portando la mano alla fronte diceva: A TE… poi aggiungeva: APPARTENGONO… e portando la mano al petto continuava: IL Regno… poi alla spalla sinistra: la Giustizia… e alla spalla destra: E LA MISERICORDIA. Dopo riunendo le mani, completava: IN TUTTI I CICLI GENERATORI.

Segno di croce assolutamente e magnificamente cabalistico, che le profanazioni dello gnosticismo hanno fatto perdere completamente alla chiesa militante e ufficiale.

A questo segno di croce i preti hanno sostituito quello che dice: “in nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Amen”, spiegando che, col portare la mano dalla fronte al petto si vuole significare che il Figlio di Dio è sceso dal cielo in terra, e col compiere il segno della croce, si vuole significare che su di essa Egli morì per redimere il genere umano.

Così, anche il segno della croce, che è l’alto distintivo cristiano e che compendia nel suo sacro simbolo l’Incarnazione, la Passione e la Morte del Redentore non è che lo stesso segno usato parecchi millenni prima, dagli adepti del paganesimo.

Il segno della vita degli Egiziani – croce ansata – fu assunto come “segno del Dio Vivente” di cui parla l’Apocalisse e costituì il distintivo assoluto dei cristiani, i quali vennero perciò chiamati da Tertulliano: religiosi crucis”.

Una copia sbiadita, dunque, di antichissimi riti di cui il Cristianesimo per quanto riguarda il suo più alto simbolo, non è che, repetita, la continuazione in gran parte incosciente, di principi filosofici e religiosi che, per lunghi millenni, hanno occupato la coscienza degli uomini.

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