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LA COSTITUZIONE DELL’ANTROPHOS SECONDO L’OCCULTISMO, LA TEOLOGIA E LA TEOSOFIA

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di Lavinia Felicioni

L’essere umano è molto di più di un insieme di ossa, muscoli, tendini e  tessuti molli irrorati di liquidi ematici. L’anatomia occulta ci descrive come la struttura fisica altro non sia che una estensione e un compendio di quella energetica in cui i  differenti corpi e livelli sottili dell’uomo mutano in base alle svariate tradizioni  spirituali.

Partendo da un punto di vista prettamente  filosofico ed in seguito allargando la nostra prospettiva,   lambendo appena l’ambito religioso e teologico, la natura del mondo ed i suoi accadimenti vedono l’insorgere di un principio di natura “dualistica” dove  ad un aspetto per così dire “buono”, cioè spirituale e metafisico, se ne interpone un altro “cattivo” che trae la sua origine proprio  dalla sua stessa essenza caduca, transeunte nella materia, simboleggiata dal veicolo corporeo.

Agli albori della filosofia, Pitagora ed i Pitagorici mutuano infatti dagli antichi culti orfici la concezione che  contempla l’anima (psyche’), come elemento superiore di questa dicotomia, ove il corpo conclamerebbe invece l’aspetto “negativo” derivante da una “impurità” originaria, da mondarsi  opportunamente,  attraverso diverse pratiche e rituali.

Il dualismo propagato dagli antichi culti orfici sottende e si insinua – sottilmente – in tutta la storia dell’umanità ed è presente anche nelle opere di Platone, trovando un suo humus anche nella filosofia moderna attraverso il pensiero di René Descartes,  Cartesio, (La Haye en Touraine,1596 – Stoccolma, 1650) che lo svilupperà ulteriormente portandolo al suo massimo picco esaustivo, elaborando la questione della dicotomia mente -corpo in res cogitans e res extensa e poi, successivamente, arriverà  Kant che contrapporrà il fenomeno al noumeno.

Tuttavia, non sempre questa concezione cosmologica oltre che filosofica rimane tale, evolvendosi le parti sottili  dell’anthropos anche in ulteriori declinazioni.

In tempi relativamente più moderni, infatti, l’ occultismo, inteso anche come un complesso corpus di dottrine e di indagini che prevedono e studiano la presenza di “forze dinamiche ed impersonali” non approcciabili con leggi matematiche ed empiriche, avvalendosi  dell’eminente figura di Jean o Joanny Bricaud (Ain 1881, Ain 1934) teorizza che l’uomo sarebbe  formato da tre principi fondamentali: il corpo fisico che sostiene il tutto, il corpo astrale od anima (o vita) che anima e muove tutto, e lo spirito che dirige tutto quanto l’essere.

Una teorizzazione che appare più “congrua” rispetto a  quella dei teologi, che inizialmente avrebbero  contemplato l’uomo “strutturandolo” in due soli princìpi: lo spirito immortale ed il corpo fisico soggetto alle leggi di transitorietà,  destando come sosterrà lo stesso Bricaud: “una grande perplessità e imbarazzo di fronte ai quesiti dei materialisti, allorché questi si chiederebbero dove si troverebbe lo spirito nella circostanza di un ipotetico  svenimento, di una febbre, un qualsiasi venir meno temporaneo o in caso di pazzia”.

In tutte le azioni della vita occorre un “mediatore”. Tra il principio creatore e quello creato vi è un quindi un “intermediario”; tale intermediario è, nell’occultismo, il “piano o “mondo astrale”, la cui corrispondenza a livello sottile è identificata con il corpo astrale.

Origene, filosofo neoplatonico del II secolo, argomenta circa un “corpo vaporoso”, l’aura. E quest’anima, della quale gli autori antichi avevano contezza come “perispirito”, altri non è che il corpo astrale.

Nel IV secolo, San Cirillo asserirà: “Le anime dei defunti hanno corpi più sottili dei corpi terrestri”.

Analogamente, Sant’Ilario di Poitiers sancirà: “Anche le anime, sia durante la vita che dopo la morte conservano qualche sostanza corporale”.

San Giovanni di Tessalonica nel II Concilio di Nicea, dichiara invece : “Gli Angeli, gli Arcangeli ed anche le Anime sono in verità spirituali ma non privi di corpi. Sono dotati di un corpo tenue, aereo, “igneo”.

Anche San Paolo e San Tommaso hanno sempre chiarissimamente distinto tra il corpo, il corpo astrale o anima e lo spirito (corpus, anima et spiritus).

Questo aspetto della “tripartizione” è in  realtà mutuato dalla filosofia platonica. Nel 370 a.C. circa, infatti, nel celebre dialogo del “Fedro”, attraverso l’illustrazione del mito della biga alata, il celebre filosofo ateniese Platone ( Atene V IV sec. A.C.) suddivide l’uomo in una componente razionale, volitiva e concupiscibile, oppure in nous (intelletto), thumos (passione) e epithumia (appetito).

Le indagini in tale ambito proseguono con Aristotele (348-322 a.C.), che individuerà l’uomo o l’anima  animale “umana” in razionale (lo spirito), sensitiva (l’essere sottile) e vegetativa,  (il corpo).

In tal modo, in tempi successivi, Paolo di Tarso farà evolvere la sua visione nella tripartizione evangelica di corpo anima e spirito in direzione dell’iconografia  trinitaria.

Gli spiritisti suddividono invece l’uomo in: spirito, perispirito e corpo, designando con “perispirito” ciò che sta attorno allo spirito e ciò non sarebbe altro che l’astrale degli occultisti. In questo modo, lo spirito ed il perispirito degli spiritisti formerebbero l’anima dei cristiani.

Nei “Primi elementi di occultismo”,  Bricaud argomenta circa gli Egiziani della XVIII dinastia che argomentano circa il khat, il corpo, ka o khû, il doppio astrale, fino a giungere ai cabalisti che distinguono il corpo Gaf da Nefesh come corpo astrale e da Neshama’ spingendosi in tempi più recenti fino a  Paracelso che nel XVI secolo rileva  l’esistenza di un  corpo elementare, di un corpo astrale (o “evestrum”) e dell’ anima spirituale.

Impossibile non evocare inoltre gli studi di Jean-Louis Constant (Eliphas Levi) che nel XIX secolo approfondì le proprietà del “doppio fluidico” o del “mediatore plastico”, intermediario tra il corpo e lo spirito e da tutto ciò si evince come tutti gli studiosi abbiano contemplato questo intermediario.

Ma l’uomo è sempre Uno e i suoi tre principi (sin anche la sua “costituzione” cambi in base alle varie tradizioni esoteriche), non sono separati tra di loro e vi è sempre uno “scambio” tra i vari livelli e vi è della materia nello spirito e dello spirito nella materia, essendo ogni cellula composta dei quattro elementi: spirito, psiche, astrale e materia. Questo non è affermato soltanto dagli occultisti ma anche dagli scienziati.

I teosofi convergono, tuttavia, in una direzione di tipo  “settenario” ma sempre in una  sintetica direzione verso una ”unità”; difatti, la  struttura interiore non può essere compresa se non costruendo – pedissequamente – il proprio “santuario nascosto” dell’Anima.

In questa visione,  l’essere umano si struttura  letteralmente come un triangolo (triplice aspetto della divinità: Atma, Buddhi e Manas) che rappresenta i corpi immortali che egli dovrà costruirsi, progressivamente, di vita in vita, affinando le sue qualità spirituali e la sostanza che compone i quattro veicoli mortali di cui si servirà in ogni incarnazione e che  dovrà divenire  sempre più rarefatta.

Quindi avremo Kama-Rupa, Linga-Sharira, Prana, Sthula-Sharira che andranno a formare il quadrato (“quaternario inferiore degli elementi”) sul quale poggerà il ternario “superiore” della divinità, Atma Buddhi e Manas.

Chiudere questa digressione senza aver evocato Papus che nel suo “Trattato metodico di  Scienza occulta” (1893), allude alla metafora dell’uomo come “cocchio nell’ambito del quale la vettura rappresenterebbe il corpo fisico, il cavallo o l’anima,  quello astrale e il cocchiere lo spirito sarebbe  imperdonabile, alla stregua della nostra assurda pretesa di provare ad approcciare il mistero che, come tale e per sua costituzione, nella sua ermetica complessità non potrà  mai essere penetrato e forse, sin anche, solo attraversato.

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