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LA COSIDDETTA SINISTRA VUOLE USARE LA RELIGIONE EUROPEISTA CONTRO TRUMP

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di Lucio Leante

A giudicare dalle aspre polemiche degli ultimi giorni sul Manifesto di Ventotene, quel libretto che preconizza mezzi violenti e un regime dittatoriale al fine di realizzare un’Europa unita (e socialista) è diventato il principale libro sacro della sinistra come lo è il Vangelo per i cristiani e, con più pregnante e laica similitudine, un sostituto di quello che per i comunisti, con persino minore sacralità, è stato a lungo il Manifesto del partito comunista di Karl Marx del 1848.

Eppure tutti i democratici dovrebbero essere uniti nel biasimare ogni elogio di una qualsiasi dittatura, ancorché di sinistra e, quindi anche se “ben intenzionata”. Eppure l’originaria impostazione giacobino-leninista del Manifesto fu ripudiata dallo stesso Altiero Spinelli, uno dei suoi autori, che si rese conto, probabilmente dei suoi esiti violenti, anti-democratici e totalitari.

Ma allora come si spiega dunque che quel libretto sia ancor oggi considerato un feticcio sacro dalla sinistra?

La risposta è che i dirigenti della sinistra non lo ripropongono oggi – come mostrano di pensare in molti, tra cui la  stessa Meloni –  per i suoi aspetti socialisti e anti-capitalisti (ormai obsoleti) o per i suoi metodi violenti e anti-democratici (ormai improponibili). Essi lo ripropongono certo anche per i suoi aspetti sovranazionali, anti-sovranisti e opposti allo stato-nazione, per il suo dirigismo economico anti-mercato (come richiesto dalla transizione verde) o per il suo laicismo anti-religioso (anti-cristiano) in vista di una società senza appartenenze e senza identità nazionali, religiose e comunitarie (“Dio, Patria e Famigllia che vita de merda”- come scrisse la senatrice Cirinnà).

Ma essi lo ripropongono soprattutto perché è divenuto un feticcio, un simbolo di una nuova fede ed una speranza religiosa, sostitutiva della fede e della speranza social-comunista: quella di un’Europa unita, di un Super-stato europeo che “conti” nel mondo e che gareggi “alla pari” con le altre superpotenze mondiali e che in particolare si autonomizzi dagli Stati Uniti di Donald Trump.

Quel libretto oggi tramanda una nuova forma di religione da offrire come escatologia al popolo bue: la fede e la speranza in un ‘Europa federale (capitalista, non socialista), ma ugualmente laicista e dirigista, da realizzare con mezzi certamente non sanguinari, anche se spesso solo formalmente “democratici” e non violenti: insomma con l’uso doppio-pesista delle istituzioni politiche e culturali (egemonizzate da tempo dalla sinistra): e, insomma con mezzi soprattutto giudiziari, culturali, mediatici e propagandistici.

Ma laa principale ragione per cui i dirigenti della sinistra europea ed italiana ripropongono oggi quel vetusto ed obsoleto Manifesto è la priorità assoluta che essi attribuiscono alla lotta al nuovo presidente americano Donald Trump. Trump delendum est.

 Fino a quando alla Casa Bianca c’era Joe Biden il sogno europeista si coniugava perfettamente, anche a sinistra, con l’alleanza euro-americana e con la Nato che ne è l’espressione strategico militare. I dirigenti ed i corifei della sinistra a quel tempo si mostravano anzi ultra-filoamericani e super-atlantisti. Ma ora c’è Trump e tutto è cambiato. Ora che Biden con la sua troupe neocon e woke non è più alla Casa Bianca i dirigenti della sinistra europea ed italiana si riscoprono anti-americani e fautori di un divorzio euroamericano. Ora non vogliono più solo l’Europa Unita, ma la vogliono anche completamente autonoma dagli USA (quelli di Trump).

 E’ questa la ragione per cui quello smilzo ed obsoleto libretto diventa più attuale che mai: anch’esso preconizzava un clima di conflitto euro-americano ed un’autonomia del futuro stato unico europeo dagli USA (oltre che anche dall’URSS).

Per tutta l’era democratica e neocon (da Clinton a Biden, incluso il neocon repubblicano George W. Bush, ) la sinistra europea ha trovasto un faro nella sinistra democratica americana (e nella Casa Bianca) ed ha cercato di seguirla nella rivoluzione democratico progressista da essa intrapresa dopo la fine della guerra fredda. Molti non lo hanno percepito, ma negli ultimi 35 anni abbiamo assistito ad una vera rivoluzione che è stata globalista, woke, green e, soprattutto. neocon, cioè mirante ad un estensione dell’influenza americana (leggi del potere del potere dei clan democratici americani ed, in subordine europei) in tutto il mondo, incluso il Medio Oriente e inclusa l’espansione della Nato nell’area post-sovietica, tra cui l’Ucraina.

Questa rivoluzione ha avuto notevoli successi per una lunga fase caratterizzata da governi di sinistra negli USA ed in Europa. Ma, con l’avvento di Trump, quella rivoluzione ha subito una battuta d’arresto ed anzi il nuovo presidente americano la sta decostruendo pezzo per pezzo in America ed all’estero, a cominciare dall’Ucraina.

La sinistra europea e italiana teme ora che la contro-rivoluzione trumpiana si estenda all’Europa, dove già vi sono segni di una reazione dei ceti medi e popolari e, persino tra le élite, agli eccessi del progetto rivoluzionario democratico-progressista (un progetto in sostanza nichilista e suicida).

Tuttavia, per un fenomeno di continuismo inerziale, anziché prendere atto della sconfitta su tutta la linea di quel progetto rivoluzionario e cambiare linea per evitare prevedibili simili batoste anche in Europa, sembra non saper trovare altra soluzione che quella di cercare di continuarlo.

Per di più pretende di farlo senza la direzione e il supporto della “chiesa madre” – la sinistra statunitense – e, quel che più conta- senza quello della Casa Bianca di Washington ed anzi in contrapposizione a quest’ultima occupata – nelle sue speranze provvisoriamente- dal “rozzo tiranno anti-democratico” Trump e dai suoi probabili successori.

Essa sembra perciò orientata a perseverare nelle politiche “rivoluzionarie” che si rivelano sempre più chiaramente suicide non solo per l’Occidente e per l’Europa, ma anche per la stessa sinistra: da quelle immigrazioniste, a quelle ispirate dalle lobby “diversitarie”, a quelle green, a quelle “neocon”.

Proprio la politica estera in particolare quella sulla guerra russo-ucraina- mostra la trappola in cui, oggi con Trump alla Casa Bianca, sta cadendo la sinistra rimasta sulla vecchia linea bideniana.

La continuità con la linea “neocon” e bellicista di Biden, in assenza della partecipazione e dell’ombrello americano, sta spingendo la sinistra a predicare, in funzione anti-Trump- per la realizzazione del vecchio sogno europeista di una completa autonomia dagli USA e, in particolare dal suo ombrello militare e nucleare. É anche il sogno nostalgico di un’Europa che si auto-promuova a superpotenza politica e militare (anche nucleare) e che rientri “alla pari” nel gioco delle potenze globali. Ma -secondo molti analisti- l’Europa è fuori tempo massimo ed i giochi sono fatti per tutto il futuro prevedibile.

Quel vecchio sogno autonomista, (presente nel Manifesto di Ventotene), si sta rivelando, comunque, velleitario materialmente e finanziariamente, oltre che strategicamente avventurista e militarmente rischiosissimo anche agli occhi delle popolazioni europee.

La sinistra guarda a Ventotene ed al passato per proporre al suo popolo una nuova escatologia impossibile e in funzione della sua inutile e velleitaria lotta alla Washington di Donald Trump.

Di solito la storia punisce chi si attarda sulla sua strada.

Autore

  • Redazione

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