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LA CORRUZIONE IN UCRAINA, PROBLEMA STRUTTURALE

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La corruzione in Ucraina è un problema storico e strutturale, radicato nel passato post-sovietico e aggravato dall’influenza degli oligarchi, dalla debolezza delle istituzioni e dai conflitti geopolitici.

Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni, l’Ucraina rimane tra i paesi più corrotti d’Europa secondo l’Indice di Percezione della Corruzione di Transparency International, con un punteggio di 35/100 nel 2024.

Dopo il crollo dell’URSS, l’Ucraina ha visto un accaparramento di risorse da parte di oligarchi, favorendo un sistema di “cattura dello Stato” che ha ostacolato lo Stato di diritto e lo sviluppo economico.

Le proteste di Euromaidan (2013-2014) hanno spinto per una rottura con il passato corrotto, portando alla creazione di istituzioni anticorruzione come l’Ufficio Nazionale Anticorruzione (NABU) e la Procura Specializzata Anticorruzione (SAPO).

Quelle che ora sono eliminate.

Negli ultimi anni, numerosi scandali hanno coinvolto alti funzionari. Nel 2023, ad esempio, sono stati rimossi viceministri, governatori e il viceprocuratore generale per accuse di corruzione, come tangenti o abuso di fondi pubblici. Un caso eclatante riguarda il viceministro delle Infrastrutture Vasyl Lozinsky, arrestato per una tangente da 350.000 dollari.

La guerra con la Russia ha amplificato il problema, con casi di appropriazione indebita di fondi destinati all’acquisto di armi. Nel 2024, cinque persone sono state indagate per aver sottratto 40 milioni di dollari destinati a munizioni. Nel 2023, il ministro della Difesa Oleksii Reznikov è stato coinvolto in uno scandalo per la fornitura di divise invernali a prezzi gonfiati e di scarsa qualità.

Ora il Parlamento ucraino ha approvato una legge che limita l’indipendenza di NABU e SAPO, ponendoli sotto la supervisione del Procuratore Generale, un fedelissimo di Zelensky. Questa mossa, firmata dal presidente Zelensky, ha scatenato proteste a Kiev e critiche dall’Unione Europea, che la considera un “grave passo indietro” per la lotta alla corruzione e l’adesione all’UE.

 L’UE ha ripetutamente chiesto riforme anticorruzione come condizione per l’adesione e il sostegno finanziario. La Corte dei conti europea, in un audit del 2021, ha rilevato che, nonostante il sostegno dell’UE, la grande corruzione rimane un problema cruciale, con poche condanne e una riforma giudiziaria incompleta. La recente legge del 2025 rischia di compromettere ulteriormente i rapporti con Bruxelles.

Le proteste del luglio 2025 a Kiev, le prime significative contro il governo in oltre tre anni di guerra, riflettono la frustrazione popolare per la percezione di una deriva autoritaria e corrotta. Attivisti come Vitaly Shabunin, a capo dell’Anti-corruption Center, hanno denunciato pressioni e indagini contro chi critica il governo.

La corruzione nel sistema di reclutamento è un problema grave, con casi di tangenti per evitare la coscrizione.

La fiducia nelle istituzioni anticorruzione è bassa, con solo il 25% degli ucraini che ripone fiducia nei tribunali. Tuttavia, la percezione della corruzione come inaccettabile è cresciuta dal 40% al 64% in un anno. Un sondaggio del 2023 ha indicato che il 78% degli ucraini ritiene Zelensky direttamente responsabile della corruzione.

La questione della corruzione è strettamente legata al mercato nero delle armi.

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, l’Ucraina ha ereditato vasti arsenali militari senza adeguati sistemi di controllo e registrazione. Questo ha creato le condizioni per un mercato nero delle armi già attivo dagli anni ’90, con pistole, fucili e munizioni che circolavano attraverso reti criminali euroasiatiche.

L’Ucraina è stata a lungo un crocevia per il traffico di armi, con città come Odessa, Dnipro, Kharkiv e Kiev che fungono da centri logistici per le reti criminali. La corruzione, endemica nel paese anche prima del conflitto, ha facilitato la proliferazione di armi leggere e pesanti verso mercati illegali, inclusi Europa, Medio Oriente e Africa.

Dal 2022, l’Ucraina ha ricevuto ingenti quantità di armamenti da Stati Uniti, NATO e altri alleati (circa 44,3 miliardi di euro dagli USA, 30 miliardi dall’UE). Tra questi, missili Javelin, droni Switchblade, sistemi Patriot e carri armati. Tuttavia, la tracciabilità di queste armi è limitata, aumentando il rischio che finiscano sul mercato nero.

L’Interpol e l’Europol hanno segnalato il pericolo che armi inviate a Kiev possano essere deviate verso gruppi criminali o terroristici. Ad esempio, un rapporto del Pentagono del 2024 ha indicato che circa il 60% delle armi sofisticate fornite dagli USA non è adeguatamente tracciato.

 Sul mercato nero circolano armi leggere (pistole Makarov, AK-47), ma anche sistemi avanzati come i missili Javelin (venduti sul dark web a prezzi tra 30.000 e 170.000 dollari).

Le armi vengono trafficate attraverso i Balcani, l’Europa orientale (Romania, Grecia, Croazia) e porti come Odessa, raggiungendo Europa occidentale, Africa e Asia. La ‘ndrangheta e altre mafie transnazionali sono coinvolte, sfruttando il caos del conflitto.

Piattaforme come “Thief” sul dark web offrono elenchi di armi ucraine, gestiti da fornitori locali. Questo facilita il commercio illegale a livello globale.

Rischi e conseguenze

Le armi deviate possono alimentare gruppi criminali (es. ‘ndrangheta) o terroristici, come già accaduto con missili Stinger in Afghanistan.

Al termine del conflitto, l’Ucraina potrebbe diventare un epicentro del mercato nero per decenni, come sottolineato da esperti e media.

L’assenza di un database comune per monitorare le armi inviate e la mancanza di forze NATO sul campo rendono il controllo quasi impossibile.

Autore

  • Redazione

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