Home Politica LA CONFRATERNITA DEI FALLITI CANDIDATI AL GOVERNO D’EUROPA

LA CONFRATERNITA DEI FALLITI CANDIDATI AL GOVERNO D’EUROPA

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Se c’è una certezza incontrovertibile, non falsificabile, dimostrabile sotto ogni profilo, è che l’Unione Europea è fallita.

Su questo stesso numero del giornale Paolo Raffone scrive: “L’avvocato delle grandi centrali finanziarie, Christine Lagarde, subentrò alla guida del FMI poiché il connazionale DSK fu mandato via con l’ignominia di un presunto scandalo di immoralità sessuale avvenuto con una cameriera di un albergo mentre si apprestava a partire per incontrare la cancelliera Merkel per correggerne l’approccio ordoliberista, cioè l’egoismo finanziario basato sul debito. Lagarde è poi approdata alla guida della banca centrale europea (BCE), dov’è tutt’ora. Non essendo un economista, Lagarde è poco competente di alchimie numeriche alla Draghi. Lagarde guarda alla tenuta dei sistemi di regole senza i quali i numeri affondano. Negli ultimi mesi, Lagarde ha pronunciato vari discorsi (sottaciuti dai media main stream) nei quali ha avvertito di un “pericolo incombente e imminente” sul sistema mondiale. Cosa sappia Lagarde che noi non sappiamo non è possibile conoscere”.

Lagarde, dice Raffone, non è un economista ed è poco competente di alchimie numeriche alla Draghi. Ergo? E’ una perfetta competente cooptata.

Mario Draghi, che è detto molto competente, è stato chiamato dalla signora Ursula von der Leyen, massima esponente del fallimento dell’Unione Europea, a progettare la competitività del Vecchio Continente.

Va ricordato che la signora Ursula von del Leyen è stata messa su un divanetto laterale quando ha accompagnato il presidente del Parlamento europeo da Erdogan e, quando è andata in Cina al seguito di Emmanuel Macron, ha dovuto passare, all’aeroporto, dal corridoio della dogana, come un semplice passeggero. Ma che importa, lei è green deal e verde di rabbia ha fatto buon viso a cattiva sorte.

Lei, quella del divanetto e del corridoio dei passeggeri comuni, ha chiamato Mario Draghi, il super esperto di tutti gli esperti, il quale è l’artefice del blocco dello Swift a Mosca e della logica delle sanzioni.

Risultato? Lo si evince da quanto emerge dall’edizione autunnale del report Economic Outlook, redatto dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse): la Russia, è descritta con una netta revisione al rialzo delle previsioni. Il Pil russo performa meglio del previsto dovrebbe crescere dello 0,8% quest’anno (+23 punti) e dello 0,9% nel 2024 (+1,3).

Il dato russo va confrontato con quello dell’economia globale che, nella prima metà del 2023, si è dimostrata più resiliente del previsto, ma le prospettive di crescita rimangono scarse.

Uno dei Paesi più colpiti dal rallentamento internazionale è la Germania che, secondo le previsioni, sarà l’unico membro del G20 (a parte Argentina) ad andare in recessione quest’anno. Si prospettano tempi duri anche per la Gran Bretagna, che nel 2024 sarà la seconda economia del G20 con i risultati peggiori, sempre dopo Argentina.

Per quanto riguarda l’Italia, si prevede una crescita modesta dello 0,8% (-0,4 punti percentuali rispetto al report precedente) per il 2024, esattamente come per quest’anno (-0,2 punti).

Nessuno si chiede per quale motivo la ricetta del super esperto degli esperti ha prodotto una crescita della Russia e un disastro della Germania?

La Russia non doveva essere sfiancata dalle sanzioni inventate dal super esperto dei super esperti e esclusa dal consesso internazionale dalla chiusura dello Swift?

Sulla chiamata di Enrico Letta a far da consulente alla von der Leyen stendiamo un velo pietoso. Gli auguriamo di stare sereno. Inutile perdere tempo.

Il socialista Timmermans, quello che ha portato l’Europa sul baratro green, se ne è andato prima che la nave affondi a confrontarsi con i contadini olandesi, ai quali vorrebbe preparare un destino da disperati. In via di fallimento totale è il green europeo, ormai continuamente sostenuto solo dai competenti e dai camerieri, perché non si smonta dal servizio fino a quando non lo dice il padrone (finanza).

Veniamo a Borrell, il socialista guerrafondaio che sarebbe (il condizionale è d’obbligo) l’Alto (sic!) rappresentante della politica estera europea, il quale ha finalmente capito che l’immigrazione, gestita come è gestita, finirà per sfasciare l’Europa. Finirà? Ha finito. Basta guardare come si comportano gli Stati europei nei rapporti fra di loro per capire che l’Unione Europea è fallita, sfasciata, incompetente e insignificante.

Persino nei confronti della guerra che si svolge sul terreno del Vecchio Continente: guerra per procura che ha distrutto generazioni intere di ucraini, gli Stati europei, al di là della propaganda, sono divisi su tutto, salvo che nell’usare Kiev come alibi propagandistico per tentare di dimostrare di essere uniti.

L’Unione Europea è fallita perché è solo un mercato della Nato.

L’Unione Europea è fallita perché ha distrutto il welfare, che era uno dei suoi tratti distintivi del secolo scorso, che si aggiungeva alle conquiste di democrazia e libertà.

L’Unione Europea è fallita perché ha sviluppato politiche liberticide, improntate ad un ordoliberismo di marca tedesca e a follie provenienti dal laboratorio di Davos.

L’Unione Europea è fallita perché ha adottato tutte le porcherie derivanti dalla sinistra democratica Usa, braccio politico del capitalismo finanziario e dei sedicenti filantropi: green, woke, cancel culture e via discorrendo.

Ora, la prima responsabile del fallimento chiama a raccolta i falliti per progettare il futuro del Vecchio Continente. Non è necessario essere dei maghi per predire che qualsiasi progetto dei falliti sarà un fallimento.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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