di Bruno Chiavazzo
Giorgia Meloni in un’intervista al Corriere ha dichiarato a proposito della debacle subita in Europa: “Ho agito da leader europeo e non da capopartito”.
Esattamente il contrario di quello che è apparso evidente agli occhi dei maggiori commentatori politici europei. Complice lo storytelling delle reti televisive italiane, pubbliche e private, che davano i leaders europei in trepida attesa della scelta di come avrebbe votato la nostra Premier, a favore o contro la riconferma della Von der Leyen, nella realtà non gliene fregava niente a nessuno.
Ed, infatti, la Meloni ha votato no a Ursula e questa è stata eletta con una maggioranza netta allargata anche ai verdi che l’avevano osteggiata durante tutta la passata legislatura.
Il risultato è stato che ancora una volta la destra italiana, insieme a quella francese, tedesca e ungherese è stata estromessa dalle decisioni che contano.
Sicuramente daranno uno “sgabello” ad un italiano nella Commissione, ma niente di quello che si prospettava all’inizio. Si parlava di un vicepresidente esecutivo e di un commissario all’economia, si dovranno accontentare, ma solo per il peso economico e storico dell’Italia, di qualche strapuntino tipo “parità di genere” o “vicinato e allargamento”.
Ma non è finita: la costituzione del gruppo dei “Patriots” con Le Pen, Orban, i polacchi del Pis, la destra non nazista tedesca e, addirittura, i salviniani italiani, ha svuotato anche l’ECR, il terzo gruppo politico europeo dei conservatori a guida Meloni.
Mancava solo la pioggia e peggio di così non poteva finire per la presidente italiana che, dando una scrollata alla bionda chioma, ha ripreso la sua personale marcia non si sa bene per andare dove.
“O Roma o morte!”, era il grido della marcia su Roma, genialmente adattato da Mino Maccari in “O Roma o Orte!”, quale sintesi fulminante di come gli italiani guardano la storia, senza sminuirla, ma togliendo qualcosa che cambia il senso a tutto.
Risultato finale: il governo Meloni è il primo esecutivo italiano della storia moderna all’opposizione in Europa. Perfino Conte, ed è tutto dire, nel suo primo governo aveva sostenuto Ursula, nel 2019, ottenendo un commissario di primo livello all’economia.
La Meloni che, invece, voleva marciare su Bruxelles, si è fermata, ancora una volta, a Orte.




