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LA CEI DA CASARINI AL KERYGMA

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“Annuncio del Vangelo, pace, dignità umana, dialogo: sono queste le coordinate attraverso cui potrete essere Chiesa che incarna il Vangelo ed è segno del Regno di Dio”.

È questa la sintesi del discorso di Leone XIV ha rivolto ai Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana, ricevuti in Udienza il 17 giugno nell’Aula delle Benedizioni. 

Un discorso che, nel linguaggio felpato della Chiesa, richiama la Cei a diffondere la parola di Cristo e a ristabilire il particolare legame tra la Conferenza episcopale e il Papa.

Detto in termini profani: è finita la ricreazione che ha portato la Conferenza episcopale italiana a raccogliere i fondi per la nave di Casarini e a diventare la parrocchia del Pd.

“La storia della Chiesa in Italia – ha detto Leone XIV – evidenzia il particolare legame che vi unisce al Papa e che – secondo lo Statuto della CEI – «qualifica in maniera peculiare la comunione della Conferenza con il Romano Pontefice» (Art. 4 § 2). Seguendo l’esempio dei miei predecessori, anch’io avverto la rilevanza di questo rapporto “comune e particolare”, come lo definì San Paolo VI intervenendo alla prima Assemblea Generale della CEI (cfr Discorso, 23 giugno 1966)”.

Letto in chiave politica, il messaggio è chiaro: cari vescovi italiani, tornate sotto il controllo del Papa.
Dopo aver richiamato il principio di collegialità: “collegialità tra voi e collegialità con il successore di Pietro”, Leone XIV ha sottolineato che “questo principio di comunione si riflette anche in una sana cooperazione con le Autorità civili. La CEI è infatti luogo di confronto e di sintesi del pensiero dei Vescovi circa le tematiche più rilevanti per il bene comune. Essa, all’occorrenza, orienta e coordina i rapporti dei singoli Vescovi e delle Conferenze episcopali regionali con tali Autorità a livello locale”.

L’autorità a livello locale, stando alla logica, è il Governo, non l’opposizione.

La Cei, pertanto, invece di essere la parrocchia del Pd e delle sue frange e cespugli, dovrebbe avere un rapporto con il Governo.

Chiarito che è finita la ricreazione, Leone XIV ha dettato le linee guida alle quali la Cei deve uniformarsi.

“In virtù del legame privilegiato tra il Papa e i Vescovi italiani – ha detto Leone XIV –

, desidero indicare alcune attenzioni pastorali che il Signore pone davanti al nostro cammino e che richiedono riflessione, azione concreta e testimonianza evangelica. Innanzitutto, è necessario uno slancio rinnovato nell’annuncio e nella trasmissione della fede. Si tratta di porre Gesù Cristo al centro e, sulla strada indicata da Evangelii gaudium, aiutare le persone a vivere una relazione personale con Lui, per scoprire la gioia del Vangelo. In un tempo di grande frammentarietà è necessario tornare alle fondamenta della nostra fede, al kerygma. Questo è il primo grande impegno che motiva tutti gli altri: portare Cristo “nelle vene” dell’umanità (cfr Cost. ap. Humanae salutis, 3), rinnovando e condividendo la missione apostolica: «Ciò che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi» (1Gv 1,3). E si tratta di discernere i modi in cui far giungere a tutti la Buona Notizia, con azioni pastorali capaci di intercettare chi è più lontano e con strumenti idonei al rinnovamento della catechesi e dei linguaggi dell’annuncio”.

“La relazione con Cristo – ha proseguito Leone XIV – ci chiama a sviluppare un’attenzione pastorale sul tema della pace. Il Signore, infatti, ci invia al mondo a portare il suo stesso dono: “La pace sia con voi!”, e a diventarne artigiani nei luoghi della vita quotidiana. Penso alle parrocchie, ai quartieri, alle aree interne del Paese, alle periferie urbane ed esistenziali. Lì dove le relazioni umane e sociali si fanno difficili e il conflitto prende forma, magari in modo sottile, deve farsi visibile una Chiesa capace di riconciliazione. L’apostolo Paolo ci esorta così: «Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti» (Rm 12,18); è un invito che affida a ciascuno una porzione concreta di responsabilità. Auspico, allora, che ogni Diocesi possa promuovere percorsi di educazione alla nonviolenza, iniziative di mediazione nei conflitti locali, progetti di accoglienza che trasformino la paura dell’altro in opportunità di incontro. Ogni comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. La pace non è un’utopia spirituale: è una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione. E che chiede oggi, più che mai, la nostra presenza vigile e generativa”.

La sfida della disumanizzazione

Ci sono poi le sfide che interpellano il rispetto per la dignità della persona umana. L’intelligenza artificiale, le biotecnologie, l’economia dei dati e i social media stanno trasformando profondamente la nostra percezione e la nostra esperienza della vita. In questo scenario, la dignità dell’umano rischia di venire appiattita o dimenticata, sostituita da funzioni, automatismi, simulazioni. Ma la persona non è un sistema di algoritmi: è creatura, relazione, mistero. Mi permetto allora di esprimere un auspicio: che il cammino delle Chiese in Italia includa, in coerente simbiosi con la centralità di Gesù, la visione antropologica come strumento essenziale del discernimento pastorale. Senza una riflessione viva sull’umano – nella sua corporeità, nella sua vulnerabilità, nella sua sete d’infinito e capacità di legame – l’etica si riduce a codice e la fede rischia di diventare disincarnata”.

Raccomando, in particolare, di coltivare la cultura del dialogo. È bello che tutte le realtà ecclesiali – parrocchie, associazioni e movimenti – siano spazi di ascolto intergenerazionale, di confronto con mondi diversi, di cura delle parole e delle relazioni. Perché solo dove c’è ascolto può nascere comunione, e solo dove c’è comunione la verità diventa credibile. Vi incoraggio a continuare su questa strada! Annuncio del Vangelo, pace, dignità umana, dialogo: sono queste le coordinate attraverso cui potrete essere Chiesa che incarna il Vangelo ed è segno del Regno di Dio”

Con il recupero a pieno della funzionalità della Segreteria di Stato, sarà difficile per il cardinale Matteo Zuppi e per la Comunità di Sant’Egidio continuare a giocare alla diplomazia parallela, non solo vaticana, così come è impensabile che si possano perpetuare situazioni come quelle che hanno visto intere diocesi finanziare Luca Casarini, ex leader no-global e fondatore della ONG Mediterranea Saving Humans.

Secondo inchieste giornalistiche, in particolare di Panorama e La Verità, le diocesi italiane avrebbero elargito somme significative alla ONG di Casarini, con cifre complessive stimate intorno ai 2 milioni di euro tra il 2019 e il 2023, anche se Casarini ha dichiarato che i contributi ecclesiastici rappresentano solo il 23-27% delle donazioni totali ricevute nel 2023, pari a circa 400 mila euro.

Tra i casi specifici emersi:

Diocesi di Modena-Nonantola. L’arcivescovo Erio Castellucci ha confermato di aver effettuato due bonifici, uno da 20 mila euro nel settembre 2020 e un altro da 10 mila euro nel gennaio 2021, attingendo dal fondo personale del vescovo, parzialmente alimentato dall’8 per mille. Castellucci ha definito queste somme “una goccia nel mare” per il salvataggio di vite umane, sottolineando che i fondi sono stati regolarmente rendicontati.

La Diocesi di Brescia ha versato 10 mila euro nell’agosto 2020 per la missione “Mediterranea in mare”.

L’inchiesta di Panorama riporta che nel 2023 la presidenza della CEI avrebbe approvato un finanziamento di 780 mila euro attraverso le arcidiocesi di Napoli, Palermo, Pesaro, Brescia e Ancona, con un ruolo centrale attribuito al cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI, e all’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice.

Don Mattia Ferrari, cappellano della Mare Jonio, ha difeso i finanziamenti ecclesiastici, affermando che il sostegno della Chiesa alle ONG che salvano vite in mare è una pratica diffusa in Europa, in linea con il messaggio di Papa Francesco.

La CEI ha dichiarato di non aver finanziato direttamente Mediterranea, ma di aver accolto richieste di due diocesi in un contesto di carità, negando un coinvolgimento istituzionale diretto. Tuttavia, le intercettazioni indicano una rete di vescovi e cardinali, tra cui Zuppi, Lorefice e Castellucci, che avrebbero supportato attivamente le attività di Casarini, anche attraverso strategie per evitare contatti diretti con la ONG.

Ora i vescovi italiani, che hanno un legame particolare con il Papa (leggi sono controllati) dovranno occuparsi del kerigma, la qual cosa, del resto, dovrebbe essere la loro principale occupazione.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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