

GUERRA E PACE IN MEDIO ORIENTE, NUOVI SCENARI PER L’ORDINE MONDIALE
di Silvano Danesi
Per fare qualsiasi considerazione su quanto sta accadendo in Medio Oriente, è necessario partire dall’uranio, perché nessuno mette in discussione il diritto dell’Iran ad avere centrali nucleari.
L’unica centrale elettronucleare iraniana si trova nei pressi di Bushehr sulla costa persica, ed è stata costruita dai russi ed è stata avviata nel gennaio 2011. La centrale dispone di un reattore ad acqua leggera pressurizzata da 915 MW elettrici netti, della tipologia VVER1000.
La Russia ha fornito assistenza tecnica e materiale fissile per completare la costruzione della centrale, che era stata avviata in precedenza dai tedeschi.
Per le centrali nucleari civili, l’uranio viene arricchito, ovvero la concentrazione dell’isotopo fissile uranio-235 viene aumentata ad un livello di arricchimento che si attesta tra il 3% e il 5%. Questo livello è necessario per sostenere una reazione nucleare a catena controllata nel reattore. Per quanto riguarda le quantità, una centrale nucleare di medie dimensioni (circa 1000 MW di capacità) può richiedere circa 25 tonnellate di uranio arricchito all’anno.
È importante sottolineare che l’arricchimento dell’uranio è un processo delicato e il livello di arricchimento è strettamente controllato per scopi pacifici. L’arricchimento oltre una certa soglia (generalmente intorno al 20%) è considerato rischioso e può essere utilizzato per la produzione di armi nucleari. L’Iran, secondo l’Aiea (Agenzia internazionale energia atomica), avrebbe accumulato circa 400 chili di uranio arricchito al 60%.
Più l’uranio è arricchito e meno quantità di uranio è necessaria per armare una bomba atomica. È del tutto chiaro che l’Iran non arricchisce l’uranio per scopi civili, ma per confezionare l’atomica.
L’Iran ha minacciato, sin dalla presa del potere da parte degli ayatollah di voler eliminare Israele dalla faccia della Terra, ritenendolo un “tumore”. Idea mai smentita e chiaramente attuabile con una bomba atomica.
Gli stessi Stati arabi sunniti sono contrari all’idea che l’Iran sciita possa avere l’atomica.
L’atomica iraniana sconvolgerebbe gli equilibri mediorientali, già fragili.
L’operazione Usa, pertanto, ha tolto di mezzo, per ora, la possibilità iraniana di avere la bomba atomica.
L’intervento Usa ha però una valenza più ampia dal punto di vista degli equilibri geopolitici e va inquadrata nell’abbandono del G7 prima della fine dopo aver detto che lo stesso G7, per colpa di Obama e di Trudeau, aveva escluso Putin da quello che era diventato il G8. Inoltre Trump ha detto che Putin potrebbe essere un mediatore tra Iran e Israele. L’insieme delle dichiarazioni e dell’abbandono anzitempo del G7 ha avuto il significato di una delegittimazione dello stesso G7, sempre più inutile, e di una riammissione di Putin nel gioco delle grandi potenze. Se la Russia aspirava ad essere riconosciuta come grande potenza dagli Usa l’obiettivo lo ha raggiunto proprio con le dichiarazioni di Trump al G7.
Trump ha poi lasciato che Iran e il gruppo E3, che è anche il vertice dei Volonterosi, si incontrasse a Ginevra, in Svizzera venerdì 20 giugno per il primo faccia a faccia tra ministri europei e Iran dall’inizio della guerra con Israele. I ministri degli Esteri di Gran Bretagna, Francia e Germania (il cosiddetto gruppo E3) e la responsabile della politica estera dell’Unione Europea, Kaja Kallas, hanno tenuto quasi 4 ore di colloqui con l’omologo iraniano Abbas Araghchi in un hotel della città svizzera. Francia, Germania, Regno Unito e Ue hanno ribadito la contrarietà all’atomica, l’Iran il diritto di difendersi e di un nucleare pacifico, ma l’incontro di venerdì non ha dato indicazioni per una svolta nella guerra.
In una dichiarazione scritta congiunta, rilasciata al termine dei colloqui, la delegazione europea ha dichiarato di avere “discusso le possibilità di una soluzione negoziata al programma nucleare iraniano”.
Gli europei hanno ribadito all’Iran le preoccupazioni per “l’espansione” del programma nucleare, aggiungendo che non ha “alcuno scopo civile credibile”. “Abbiamo concordato che discuteremo del nucleare ma anche di questioni più ampie che abbiamo e manterremo aperte le discussioni”, ha detto Kallas. “Il buon risultato di oggi è che abbiamo l’impressione che la parte iraniana sia fondamentalmente pronta a continuare a parlare di tutte le questioni importanti”, ha dichiarato il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, aggiungendo che entrambe le parti hanno tenuto “colloqui molto seri”. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, ha dichiarato ai giornalisti che le operazioni militari possono rallentare il programma nucleare iraniano, ma non possono assolutamente eliminarlo.
L’intervento Usa, oltre ad avere annullato l’idea iraniana di avere l’atomica, ha annullato la diplomazia europea.
Persino la sigla sembra ora quella di una band. E3: Starmer alla chitarra, Merz chitarra basso e Macron alla batteria. Canta Kaja Kallas. Titolo del concerto: “Un passo indietro”.
E’ del tutto chiaro che Donald Trump non si farà intermediare dagli europei. Lo ha ben capito il premier britannico Keir Starmer, il quale, facendo buon viso a cattiva sorte, ha così commentato il blitz statunitense: “Il programma nucleare iraniano rappresenta una grave minaccia per la sicurezza internazionale. All’Iran non potrà mai essere permesso di sviluppare un’arma nucleare e gli Stati Uniti hanno preso provvedimenti per attenuare tale minaccia. La situazione in Medio Oriente rimane instabile e la stabilità nella regione è una priorità. Invitiamo l’Iran a tornare al tavolo dei negoziati e a raggiungere una soluzione diplomatica per porre fine a questa crisi”.
Interessante la dichiarazione iraniana, riportata da Reuters che cita fonti ufficiali iraniane.
L’Iran fa sapere, afferma Reuters, che qualsiasi azione diretta contro la Guida Suprema Ali Khamenei sarà considerata “il superamento di tutte le linee rosse” e provocherà una “risposta illimitata” da parte della Repubblica Islamica. Il ministro degli esteri Abbas Araghchi a Istanbul ha ribadito che gli USA conoscono solo il linguaggio delle minacce e della forza. “Ci riserviamo tutte le opzioni per difenderci”.
Nel linguaggio della diplomazia sembrerebbe di capire che tutte le linee rosse non sono state superate e, quindi, che rimane aperta una possibile linea di trattativa.
Potrebbe entrare in campo la Russia? Difficile dirlo.
Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha dichiarato che le relazioni tra Russia e Stati Uniti hanno subito “gravi danni”, aggiungendo che non sarà possibile “riportarle su un percorso costruttivo da un giorno all’altro. Non sarà possibile recuperare buone relazioni in una sola notte”.
Sembra aver capito lo stato dell’arte Ursula von der Leyen, la quale ha affermato: “L’Iran non deve assolutamente entrare in possesso della bomba. Con le tensioni in Medio Oriente che hanno raggiunto un nuovo picco, la stabilità deve essere la priorità. Il rispetto del diritto internazionale è fondamentale. È giunto il momento che l’Iran si impegni in una soluzione diplomatica credibile. Il tavolo dei negoziati è l’unico luogo in cui porre fine a questa crisi”.
Sibillino quanto afferma Il ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi, il quale ha accusato Stati Uniti e Israele di aver fatto deragliare sistematicamente i negoziati diplomatici sul dossier nucleare iraniano, compiendo attacchi contro siti iraniani.
In un post su X, Araghchi ha denunciato che Teheran stava prima trattando con Washington quando Israele avrebbe “fatto saltare” la diplomazia, e che la stessa dinamica si sarebbe ripetuta pochi giorni dopo con l’Unione Europea e i Paesi E3.
“Che conclusione si dovrebbe trarre?” ha chiesto Araghchi in tono polemico, criticando la posizione del Regno Unito e dell’Alto rappresentante dell’Ue Kaja Kallas, che chiedono all’Iran di “tornare al tavolo” dei negoziati. “Ma come può l’Iran tornare a qualcosa che non ha mai abbandonato, né tanto meno fatto saltare?”.
Se non l’ha mai abbandonato, significa che l’Iran è ancora seduto al tavolo?
Vedremo.
AGGIORNAMENTI REDAZIONALI
Gli Stati Uniti scendono in guerra al fianco di Israele contro l’Iran.
Mentre in Italia erano da poco passate le 2 del mattino di domenica 22 giugno, il presidente americano Donald Trump ha pubblicato sul social Truth il seguente post: “Abbiamo completato con successo il nostro attacco a tre siti nucleari in Iran, inclusi Fordow, Tanaz ed Esfahan”.
Trump ha ringraziato ” i “grandi guerrieri americani” e ha detto che “‘ora è il momento per la pace”. “Questo – le sue parole – è un momento storico per gli Stati Uniti d’America, Israele e il mondo”. Alle 4 del mattino, ora italiana, Trump è apparso alla Casa Bianca e ha aggiunto: “Se la pace non arriverà rapidamente, attaccheremo gli altri obiettivi con precisione, velocità e abilità”.
- “Adesso è iniziata la guerra”, hanno scritto invece i Guardiani della Rivoluzione iraniani su X. Uno dei leader Houthi dello Yemen, Hazam al-Assad, ha minacciato gli Stati Uniti scrivendo su X: “Washington affronterà le conseguenze”.
Israele è stata avvisata del raid prima dell’attacco. Il premier Netanyahu ha ringraziato gli Usa.
Missili dall’Iran su Israele: colpite Gerusalemme, Haifa e Tel Aviv, dove due edifici sono stati rasi al suolo.
- Il Times of Israel annuncia l’attacco Usa ai siti nucleari di Fordo, Natanz e Isfahan in Iran e commenta che “la decisione di coinvolgere direttamente gli Stati Uniti nella guerra è arrivata dopo oltre una settimana di attacchi da parte di Israele, che hanno danneggiato gli impianti nucleari iraniani, smantellato le difese aeree del Paese e messo fuori combattimento molti dei suoi vertici militari e i principali scienziati nucleari”.
Donald Trump ha fornito maggiori dettagli sull’operazione in un discorso televisivo dalla Casa Bianca alle 22:00 ora locale (le 5 del mattino ora di Israele), affiancato dal vicepresidente JD Vance, dal segretario di Stato Marco Rubio e dal segretario alla Difesa Pete Hegseth.
“Il nostro obiettivo – ha affermato Trump – era la distruzione della capacità di arricchimento nucleare dell’Iran e la fine della minaccia nucleare rappresentata dal principale sponsor mondiale del terrorismo. Stasera posso annunciare al mondo che gli attacchi sono stati uno spettacolare successo militare. I principali impianti di arricchimento nucleare dell’Iran sono stati completamente e totalmente distrutti”.
“Un funzionario israeliano rimasto anonimo – riferisce The Times of Israel – ha dichiarato ad Axios che gli Stati Uniti hanno utilizzato bombardieri stealth B-2 per attaccare i siti nucleari. Questi velivoli avanzati sono noti per essere in grado di sganciare l’enorme GBU-57 Massive Ordnance Penetrator da 30.000 libbre. Si ritiene che la bomba “bunker-buster” sia in grado di distruggere l’impianto di Fordow, rimasto intatto negli ultimi otto giorni, nonostante Israele abbia inflitto ingenti danni agli impianti nucleari di Natanz e Isfahan. Si ritiene che la bomba sia in grado di penetrare fino a circa 200 piedi (61 metri) sotto la superficie prima di esplodere e che possa essere sganciata una dopo l’altra in successione, perforando di fatto sempre più in profondità a ogni successiva esplosione. In totale, sono state utilizzate sei bombe bunker buster nella struttura di Fordo, secondo Sean Hannity di Fox News. I siti di Natanz e Isfahan sono stati colpiti da 30 missili Tomahawk lanciati da sottomarini americani a circa 400 miglia di distanza”.
“In una dichiarazione video pubblicata poco prima del discorso di Trump – riferisce The Times of Israel – , Netanyahu ha ringraziato il presidente degli Stati Uniti per la decisione di colpire i siti nucleari della Repubblica islamica. «Congratulazioni, Presidente Trump. La sua coraggiosa decisione di colpire gli impianti nucleari iraniani con la straordinaria e giusta potenza degli Stati Uniti cambierà la storia. Nell’Operazione Rising Lion, Israele ha fatto cose davvero straordinarie. Ma nell’azione di stasera contro gli impianti nucleari iraniani, l’America è stata davvero insuperabile. Ha fatto ciò che nessun altro paese al mondo avrebbe potuto fare. La storia ricorderà che il presidente Trump ha agito per negare il regime più pericoloso del mondo, le armi più pericolose del mondo. La sua leadership odierna ha creato una svolta storica che può contribuire a guidare il Medio Oriente e oltre verso un futuro di prosperità e pace. Il presidente Trump e io diciamo spesso che la pace passa attraverso la forza. Prima viene la forza, poi viene la pace. E stasera, il presidente Trump e gli Stati Uniti hanno agito con grande forza. Presidente Trump, la ringrazio. Il popolo d’Israele la ringrazia. Le forze della civiltà la ringraziano. Dio benedica l’America. Dio benedica Israele e possa Dio benedire la nostra incrollabile alleanza, la nostra fede incrollabile”.
“Trump – riferisce The Times of Israel – nel suo discorso, ha ringraziato e congratulato Netanyahu, affermando che i due hanno “lavorato come una squadra, come forse nessuna squadra ha mai fatto prima”.
- L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) delle Nazioni Unite afferma di non aver rilevato alcun aumento dei livelli di radiazioni nei principali siti nucleari in Iran a seguito degli attacchi aerei statunitensi.
“A seguito degli attacchi a tre siti nucleari in Iran… l’AIEA può confermare che non è stato segnalato alcun aumento nei livelli di radiazioni esterne al sito fino ad ora”, ha scritto l’organismo di controllo nucleare su X, poche ore dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva dichiarato che gli attacchi avevano “completamente cancellato” i principali siti nucleari iraniani di Fordo, Isfahan e Natanz.
- Reazioni differenti da parte dei Paesi arabi all’attacco degli Usa ai siti nucleari iraniani.
L’Arabia Saudita ha espresso “grande preoccupazione” per gli attacchi statunitensi. “Il Regno segue con grande preoccupazione gli sviluppi nella sorella Repubblica islamica dell’Iran, rappresentati dagli attacchi agli impianti nucleari iraniani da parte degli Stati Uniti d’America”, ha detto il ministero degli Esteri saudita. “Nessun effetto radioattivo è stato rilevato sull’ambiente del Regno e degli Stati del Golfo”, ha comunque tranquillizzato Riad tramite la Commissione saudita per la regolamentazione nucleare e radiologica.
Dopo gli attacchi, il portavoce del governo iracheno Bassem Alawadi ha lanciato l’allarme su una possibile “escalation militare” che “minaccia la sicurezza e la pace in Medio Oriente” e “mette gravemente a repentaglio la stabilità regionale. Le soluzioni militari non possono sostituire il dialogo e la diplomazia”, ha aggiunto Alawadi, precisando che il proseguimento degli attacchi “porterebbe a una pericolosa escalation le cui ripercussioni andrebbero oltre i confini di qualsiasi Stato”.
Il Qatar deplora le “pericolose tensioni” in Medio Oriente e ritiene che l’attacco americano ai siti nucleari in Iran porterà “ripercussioni catastrofiche” a livello regionale e internazionale.
Anche l’Oman, Paese mediatore tra Stati Uniti e Iran nei negoziati sul nucleare, è intervenuto dopo il blitz americano. Un portavoce del ministero degli Esteri ha definito il raid “un’aggressione illegale” e ha chiesto “una de-escalation immediata”, affermando che “l’azione intrapresa dagli Usa minaccia di ampliare la portata della guerra e costituisce una grave violazione del diritto internazionale”.
- Reazioni contrastanti dei leader mondiali dopo l’attacco dei siti nucleari da parte degli Usa.
Teheran promette “conseguenze eterne”, mentre Israele ringrazia Washington. L’Ue chiede moderazione, la Nato fa sapere di “monitorare gli sviluppi”. I ministri Crosetto e Tajani sottolineano la necessità di una de-escalation. Esprime preoccupazione Guterres (Onu).
Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, si è detto “gravemente preoccupato dall’uso della forza da parte degli Stati Uniti contro l’Iran. Questa è una pericolosa escalation in una regione già sul baratro e una minaccia diretta alla pace e sicurezza internazionali”.
Un funzionario della Nato, guidata da Mark Rutte, ha affermato che l’Alleanza “sta monitorando attentamente la situazione” in Medio Oriente dopo gli attacchi americani alle infrastrutture nucleari dell’Iran.
Il capo della diplomazia dell’Unione europea, Kaja Kallas, ha invitato “tutte le parti a fare un passo indietro, a tornare al tavolo dei negoziati e a evitare ulteriori escalation”. L’Alta rappresentante ha poi aggiunto che l’Iran non deve sviluppare armi nucleari e che oggi i ministri degli Esteri dell’Ue discuteranno della situazione.
“Sono profondamente allarmato dalle notizie che giungono dal Medio Oriente. Invito tutte le parti a dare prova di moderazione e rispetto del diritto internazionale e della sicurezza nucleare”, ha scritto sui social il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. “La diplomazia rimane l’unica via per portare pace e sicurezza nella regione mediorientale. Troppi civili saranno ancora una volta vittime di un’ulteriore escalation. L’Ue continuerà a dialogare con le parti e i nostri partner per trovare una soluzione pacifica al tavolo dei negoziati”.
Anche il premier britannico Keir Starmer ha commentato il blitz statunitense: “Il programma nucleare iraniano rappresenta una grave minaccia per la sicurezza internazionale. All’Iran non potrà mai essere permesso di sviluppare un’arma nucleare e gli Stati Uniti hanno preso provvedimenti per attenuare tale minaccia”, ha detto e ha aggiunto: “La situazione in Medio Oriente rimane instabile e la stabilità nella regione è una priorità. Invitiamo l’Iran a tornare al tavolo dei negoziati e a raggiungere una soluzione diplomatica per porre fine a questa crisi”.
La Germania esorta Teheran a riprendere i colloqui con gli Stati Uniti dopo gli attacchi che hanno “danneggiato gran parte del programma iraniano”. Il cancelliere Friedrich Merz, afferma il portavoce del governo tedesco Stefan Kornelius, “ha ribadito il suo appello all’Iran affinché avvii subito negoziati con gli Stati Uniti e Israele per raggiungere una soluzione diplomatica al conflitto”.
- L’Agenzia Tass ha così commentato l’attacco Usa ai siti iraniani: “Questa notte, gli aerei militari statunitensi hanno lanciato attacchi contro le infrastrutture nucleari dell’Iran, ha annunciato il presidente Donald Trump, segnando l’ingresso diretto di Washington nel conflitto in escalation, nove giorni dopo il suo inizio con gli attacchi aerei israeliani”.
Di seguito la narrazione, per ora abbastanza asettica, dell’agenzia russa.
La TASS ha raccolto informazioni chiave sugli attacchi statunitensi contro l’Iran.
Attacco
– Trump ha annunciato l’operazione tramite Truth Social.
– Gli attacchi hanno preso di mira tre impianti nucleari: Fordow, Natanz e Esfahan.
– Un “carico completo di bombe” venne sganciato sul sito di Fordow.
– Secondo la Reuters, gli attacchi sono stati effettuati da bombardieri strategici B-2 equipaggiati con bombe bunker-buster GBU-57.
– Si tratta del primo attacco militare statunitense contro l’Iran dal 1979.
– ABC News ha riferito che Israele ha ricevuto un preavviso dell’operazione.
Nessun impatto ancora
– Gli esperti intervistati dalla NBC News affermano che è improbabile che l’attacco a Fordow possa innescare un’esplosione nucleare o un rilascio di radiazioni su larga scala.
– Gli osservatori internazionali ritengono che il sito non contenesse testate o reattori nucleari.
– I funzionari iraniani hanno dichiarato che la struttura di Fordow era stata evacuata in anticipo e non aveva subito danni irreversibili.
“È tempo di pace”
– Dopo gli attacchi, Trump ha dichiarato che è giunto il “momento della pace”
– Lo ha definito un “momento storico per gli Stati Uniti d’America, Israele e il mondo” e ha esortato l’Iran ad “accettare di porre fine a questa guerra”.
– La CNN ha riferito che Trump al momento non pianifica ulteriori attacchi e che è in attesa di una risposta da Teheran in merito ai negoziati.
– In precedenza, Trump non aveva escluso un attacco all’Iran, in particolare sul sito di Fordow. La Casa Bianca aveva indicato che una decisione sarebbe arrivata entro due settimane.
Abbandonare la diplomazia
– Prima degli attacchi, il Segretario di Stato americano Marco Rubio aveva assicurato agli alleati europei che Washington sarebbe rimasta impegnata a trovare una soluzione diplomatica, ha riportato il Wall Street Journal.
– Rubio ha avuto colloqui di due giorni con funzionari di Regno Unito, Italia, Cipro, Francia e Svezia.
– Nel frattempo, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato i rappresentanti europei a Ginevra, ma i negoziati non hanno prodotto progressi.
Israele
– Per la prima volta dall’inizio del conflitto, il 13 giugno, in Israele non sono stati diramati allarmi missilistici per oltre 24 ore.
– In risposta agli attacchi degli Stati Uniti, l’esercito israeliano ha rafforzato le restrizioni nei confronti dei civili, vietando gli assembramenti pubblici e interrompendo le attività commerciali non essenziali.
Giorno 10 di escalation
– Israele ha avviato la sua operazione militare il 13 giugno, indicando come obiettivo la distruzione dei programmi nucleari e missilistici dell’Iran.
– L’Iran ha risposto con attacchi di rappresaglia, anche con missili balistici e droni.
– La Russia ha condannato le azioni di Israele e ha manifestato la sua disponibilità a mediare.
– Il 19 giugno, la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha messo in guardia gli Stati Uniti dal coinvolgimento militare, avvertendo che tale interferenza potrebbe portare a “conseguenze negative davvero imprevedibili”.
- L’agenzia di stampa statale iraniana IRNA ha confermato l’attacco al sito nucleare di Fordow e ha riconosciuto che attacchi separati avevano preso di mira Natanz e Isfahan. Citando una dichiarazione della provincia iraniana di Qom, l’IRNA ha affermato: “Poche ore fa, quando sono state attivate le difese aeree di Qom e sono stati identificati obiettivi ostili, una parte del sito nucleare di Fordow è stata attaccata dai nemici”. L’agenzia di stampa ha anche citato Akbar Salehi, vicegovernatore di Isfahan responsabile della sicurezza, il quale ha affermato che ci sono stati attacchi nei pressi del sito. Non ha fornito ulteriori dettagli.
Confermando gli attacchi, l’agenzia atomica iraniana ha affermato che il Paese continuerà le sue attività nucleari, nonostante gli attacchi statunitensi alle strutture chiave.
“L’Organizzazione per l’energia atomica dell’Iran assicura alla grande nazione iraniana che, nonostante i malvagi complotti dei suoi nemici… non permetterà che il percorso di sviluppo di questa industria nazionale (nucleare), che è il risultato del sangue dei martiri nucleari, venga fermato”, ha affermato l’organizzazione in una dichiarazione pubblicata dai media statali. Ha inoltre affermato che gli attacchi ai suoi siti nucleari violano il diritto internazionale, senza chiarire l’entità dei danni causati.
In seguito, i media statali iraniani hanno citato il Centro nazionale per la sicurezza nucleare del Paese, che ha pubblicato una dichiarazione in cui affermava che i suoi rilevatori di radiazioni non avevano registrato alcuna fuoriuscita di materiale radioattivo dopo gli attacchi. “Non vi è alcun pericolo per i residenti che vivono nei pressi dei siti sopra menzionati”, si legge nella dichiarazione.
Un commentatore dell’emittente statale iraniana IRIB ha dichiarato, dopo gli attacchi, che ogni cittadino e soldato americano nella regione era ora un “obiettivo legittimo”. L’emittente ha trasmesso una mappa che mostrava le basi statunitensi nella regione, con il commentatore che dichiarava: “Avete iniziato, noi lo finiremo”.





