
di Marco Pugliese
Kursk? Un errore tattico occidentale che potrebbe spalancare a Mosca le porte di Kiev, con tale mossa Putin si siederebbe al tavolo di pace come vincitore. Forse nessuno in Occidente ha compreso…
Un’eventuale offensiva russa (e l’ammassamento delle truppe nell’area indica un riposizionamento tattico offensivo) su Kiev da nord si svilupperebbe in più fasi, basandosi su strategie militari consolidate e sulle lezioni apprese dall’invasione del 2022.
La preparazione iniziale vedrebbe un ammassamento di forze lungo il confine con la Bielorussia (non ci sono dati) e nelle regioni russe di Kursk e Briansk (qualche evidenza c’è), con il trasferimento d’unità corazzate, artiglieria pesante e sistemi di difesa aerea. Parallelamente, Mosca potrebbe attivare una campagna di disinformazione per confondere l’intelligence occidentale, presentando il dispiegamento di truppe come semplici riposizionamenti tattici (sta avvenendo). Prima dell’avanzata terrestre, missili ipersonici e da crociera colpirebbero centri di comando, basi aeree e infrastrutture critiche ucraine per ridurre la capacità di risposta.
L’operazione terrestre si articolerebbe lungo tre direttrici principali: dal confine bielorusso (non ci sono evidenze) attraverso l’asse Gomel-Chernobyl-Kiev, da Kursk e Briansk verso Sumy e Chernihiv per bloccare le riserve ucraine e tramite un assalto aereo su Hostomel per stabilire una testa di ponte strategica. L’obiettivo successivo sarebbe l’accerchiamento di Kiev, con la stabilizzazione di linee di fuoco nei sobborghi e un’intensificazione dell’offensiva missilistica per demoralizzare la popolazione e le forze armate.
La battaglia urbana vedrebbe l’impiego di unità d’élite, supportate da mezzi corazzati e droni, per la conquista dei quartieri strategici e la neutralizzazione della resistenza. Contestualmente, la guerra psicologica attraverso la propaganda sui media e sui social network avrebbe il compito di indebolire la determinazione della leadership ucraina. Una volta conquistata la capitale, Mosca cercherebbe di insediare un governo filorusso per la gestione dei territori, con il supporto di truppe speciali e dei servizi segreti, mentre operazioni di controinsurrezione verrebbero attuate per neutralizzare eventuali nuclei di resistenza.
Tatticamente aver aperto il fronte del Kursk fu un grave errore (la fanfara mediatica non riportava vere informazioni e obiettivi tattici ma solo di propaganda) e potrebbe aver aperto una falla importante (non è un caso che Trump abbia chiesto a Putin di non accanirsi sulle truppe ucraine nel Kursk, ritenute ormai perse).
Mentre in Europa si discute su un piano di riarmo impossibile (per tempi, mezzi e uomini), Mosca tenta forse un colpo spettacolare (come da tradizione) che di fatto andrebbe a chiudere il teatro.





