La questione di fondo è: si tratta con i terroristi?
L’orrore per i morti nelle piazze di gennaio si è sciolto come neve al sole al primo accenno di aumento del gasolio alla pompa di benzina.
Ci siamo presto dimenticati che il 3 gennaio sono stati ammazzati a migliaia i giovani nelle città curde in rivolta e che il 9 gennaio sono stati massacrati a migliaia uomini e donne nelle città abitate dai baluci.
Mentre guardiamo con apprensione le mosse di Trump, assurto a demone universale (capro espiatorio di tutti i nostri disagi energetici), ci dimentichiamo che la repressione in Iran non accenna a fermarsi.
Negli ultimi giorni sono riprese le impiccagioni dei dissidenti arrestati nelle proteste iniziate a dicembre 2025, tra cui Mohammed Taghavi e Babak Alipour.
La situazione è resa ancora più opaca dal blocco di internet, che impedisce di verificare il numero reale delle esecuzioni.
Nella mattina del 19 marzo, tre giovani uomini: Saleh Mohammadi, 19 anni, Saeed Davoudi, 21 anni, e Mehdi Ghasemi, tutti arrestati durante le proteste di gennaio in Iran, sono stati impiccati pubblicamente a Qom, dopo essere stati condannati per “guerra contro Dio”, secondo il giornale iraniano Mizan, che è l’organo di stampa della magistratura.
I tre ragazzi sono stati condannati alla pena capitale in seguito ad un processo considerato “iniquo” e basato su confessioni molto probabilmente estorte con la tortura.
Pochi giorni fa è stato ucciso un uomo, Kouroush Keyvani, svedese ma con cittadinanza anche iraniana, accusato di essere un agente dei servizi segreti israeliani e di aver inviato a Tel Aviv dati sensibili durante la guerra dei dodici giorni di giugno.
L’esecuzione c’è stata nonostante i ripetuti appelli del governo di Stoccolma affinché il proprio cittadino fosse sottoposto ad un processo regolare e gli venisse risparmiata la pena di morte. Ma il governo iraniano non riconosce la doppia cittadinanza.
Decine di altri manifestanti sono stati condannati a morte. Tra le persone incarcerate ci sono molti bambini e adolescenti. Altre decine di migliaia di detenuti delle proteste di gennaio e centinaia di persone arrestate nel corso della guerra attuale contro l’asse Israele – USA sono a rischio di processi sommari che potrebbero sfociare in ulteriori condanne a morte.
Ma a noi che importa?
C’è ancora chi nega che Hitler abbia ucciso sei milioni di ebrei, figuriamoci se non chiudiamo gli occhi su trenta o quarantamila uccisi a fucilate e altrettanti in carcere pronti per essere impiccati.
Il Centro per i diritti umani in Iran ha chiesto alle Nazioni Unite e ai governi di tutto il mondo di esigere che le autorità della Repubblica Islamica fermino tutte le esecuzioni di manifestanti e prigionieri politici attualmente detenuti.
“Giustiziare questi giovani in pubblico, dopo processi farsa basati su torture e confessioni estorte con la forza – ha scritto Il Centro per i diritti umani in Iran -, corrisponde a un omicidio di Stato, concepito per terrorizzare la popolazione e inviare un messaggio chiaro: qualsiasi atto di dissenso sarà punito con la morte”.
In Iran, nell’altipiano iranico (tra i monti Zagros, la catena dell’Alborz e l’Hindu Kush) vive il 55% circa della popolazione che è di etnia persiana. Le minoranze (Curdi, Baluci, Azeri, Luri, Arabi Iraniani, Turkmeni, ecc.) sono il restante 45% e da tempo chiedono decentralizzazione politica, riconoscimento culturale e identitario, redistribuzione delle risorse.
Tanto per fare un esempio, nel sud-occidentale Khuzestan si concentra il 3-4% della minoranza araba iraniana e l’80 per cento delle risorse petrolifere.
Ora, a fronte di questo sistema nazista e terrorista, si eleva la protesta contro Trump e Netanyahu, che disprezzerebbero le regole internazionali, quando, non più tardi di due mesi fa, il 29 gennaio, gli Stati europei (attraverso l’Unione europea) hanno designato i Pasdaran (il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana, noto come IRGC) come organizzazione terroristica.
La questione di fondo è: si tratta con i terroristi?
Se i Pasdaran sono terroristi per i 27 Paesi europei che si fa? Si tratta con i terroristi?
La vera contraddizione, se proprio vogliamo, che riguarda l’intero Occidente, è che, pur di non avere un danno economico, tratta anche con chi, due mesi fa, ha dichiarato terrorista.
Se i Pasdaran sono terroristi e la conseguenza è che, così come è stato per l’ISIS, sono dei permanenti fattori destabilizzanti del Medio Oriente.
Ora la questione sul tavolo della trattativa tra USA e Iran (l’Europa, come al solito sta alla porta perché non invitata) è non tanto quanti punti saranno in accordo e quanti non in accordo, ma se entriamo nella logica che l’Occidente tratta con i terroristi per definire gli equilibri del mondo e la sua stabilità.
Perché non trattare anche con l’ISIS, o con le numerose organizzazioni terroristiche presenti nel mondo? Anche con le mafie?
I gruppi jihadisti/islamisti (i più letali secondo il Global Terrorism Index 2025/2026) rimangono i responsabili della maggioranza delle vittime di terrorismo nel mondo, concentrati in Medio Oriente, Africa (Sahel, Corno d’Africa) e Asia.
L’elenco è impressionante.
In prima linea abbiamo ISIS (Islamic State, o Daesh, ISIL), il più letale in assoluto, attivo in oltre 15 – 22 Paesi (Siria, RD Congo, ecc.), con affiliati in Africa e Asia. Responsabile di migliaia di morti.
Poi arriva Al-Qaeda (AQ) con sue filiali (AQAP nello Yemen, AQIM in Nord Africa, ecc.), seguita da: Al-Shabaab (Somalia, attivo anche in Kenya); JNIM (Jamaat Nusrat Al-Islam wal Muslimeen), dominante nel Sahel (Mali, Burkina Faso); Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP); Boko Haram e ISWAP (Nigeria e area del Lago Ciad); Hamas e Jihad Islamica Palestinese (PIJ), designati come terroristi da USA, UE, Israele e altri; Hezbollah (Libano), designati come terroristi da USA, UK e alcuni Paesi UE (non dall’UE intera); gli Houthi (Ansar Allah, Yemen), recentemente designati come terroristi dagli Usa.
Hezbollah, Hamas e Houthi sono proxy dei Pasdaran, ossia terroristi che operano per conto di terroristi.
La questione non è da poco. Se l’Occidente dopo aver designato come terroristi dei soggetti, tratta con gli stessi soggetti, allora si entra in una spirale che ci porta anche a trattare con i cartelli della droga, con le mafie. Tutto va bene, madama la marchesa.
Ogni logica politica è andata a quel paese. Siamo entrati nel bazar universale. Altro che diritto internazionale, Onu, e vattelapesca. Qui si tratta tutto, anche la madre.
All’attenzione dell’Occidente, oggi, c’è questa questione: si tratta con i terroristi?
Se J.D.Vance, dopo che i Pasdaran sono stati dichiarati terroristi e dopo che i proxy dei Pasdaran sono stati dichiarati terroristi, tratta con i terroristi, si apre una breccia nella diga che può far saltare qualsia regola.
I terroristi diventano interlocutori istituzionali.
Gli USA possono anche, grazie alle dottrine isolazioniste Maga, decidere di ritirarsi a casa loro, con tanti saluti ai problemi del Medio Oriente e dell’Africa, ma la questione rimane apertissima per gli Europei, che con il Medio Oriente e con l’Africa hanno un legame storico di prossimità che pone loro la questione, ormai inevitabile, se si tratta o meno con il terrorismo.
I pigolii europei non servono più a evitare la questione. E anche qui, gli europei evidenziano la loro pochezza, la loro confusione, la loro mancanza dei fondamentali della politica.





