Parla di un piano e di un corridoio per la pace, ma gli USA non si fanno vedere a Kiev e vanno a Mosca
Zelensky le elezioni non le vuole fare, perché sa bene di perderle e allora si inventa un piano che dice essere elaborato con USA e UE, basato su un cessate il fuoco, sulla creazione di una zona economica libera e sulle garanzie di Washington, Bruxelles e Kiev.
Poi arriva il giorno della celebrazione del 35° anniversario della indipendenza dell’Ucraina dall’Unione Sovietica e arrivano a Kiev i Volonterosi, ma non arrivano gli inviati degli USA, mentre a Mosca arriva il direttore della CIA, John Ratcliffe per alcune ore per colloqui con esponenti dell’intelligence di USA e Russia.
Lo ha spiegato al Washington Post il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, dando conferma di una missione che al momento non è stata ancora ufficializzata dagli Stati Uniti.
Gli americani non vanno a Kiev e vanno a Mosca.
Il viaggio in Russia del capo dell’agenzia di intelligence americana era finalizzato a “contatti tra i servizi di sicurezza”, ha dichiarato Peskov al quotidiano statunitense e il Cremlino ha precisato che Ratcliffe non ha incontrato Putin.
Molte le indiscrezioni, da quelle relative al rilascio di un americano a quelle a presunti piani di Mosca per annunciare una nuova mobilitazione di truppe a sostegno dell’offensiva in Ucraina, ipotesi smentita dalle autorità russe, o per avvertire il Cremlino di non attaccare alcun obiettivo britannico che rifornisca di armi l’Ucraina.
Comunque sia è la prima visita di un direttore della Cia in Russia in quasi cinque anni. Il predecessore di Ratcliffe, William Burns, era andato a Mosca nel novembre 2021, pochi mesi prima dell’intervento militare russo in Ucraina.
Intanto, torna alla ribalta l’ex ministro della Difesa di Kiev, Mykhailo Fedorov, la cui rimozione, decisa dal presidente Zelensky, ha suscitato forti proteste nelle scorse settimane. Alla Reuters Fedorov ha spiegato perché l’Ucraina stia lentamente perdendo la guerra contro la Russia. In quella che appare come una candidatura indiretta per il dopo-Zelensky, Fedorov ha affermato che il Paese ha a disposizione diversi mesi per prendere le decisioni chiave necessarie a ribaltare la situazione a proprio favore.
Il giovane riformista, artefice della strategia ucraina di attacchi su lunga distanza con droni, ha accusato l’attuale governo di non avere una visione d’insieme su come vincere il conflitto e di non essere capace di innovare.
Fedorov ha poi attaccato la corruzione radicata, le reti clientelari e la mancanza di indipendenza politica nelle istituzioni governative.
“Credo che ora ci troviamo a un punto di svolta che determinerà la nostra traiettoria futura, ma sembra che stiamo gradualmente, lentamente perdendo”, ha affermato Fedorov, secondo il quale il Paese ha ancora “ogni possibilità” di vincere ma ha urgente bisogno di un piano per porre fine alla guerra.
Cosa prevede il piano di pace
Vediamo cosa prevede il piano di Zelensky, che a questo punto pare moto UE e inglese e molto poco USA.
La prima proposta è un cessate il fuoco.
Il secondo elemento, secondo Zelensky avanzato da Washington, riguarda la creazione di una zona economica libera: “Noi e i russi facciamo uguali passi indietro, creando una fascia cuscinetto chiamata zona economica libera, sotto una qualche amministrazione”.
Zelensky ha precisato che non è ancora chiaro quale sarà l’autorità incaricata, ma che dovrebbe trattarsi di una parte terza.
Il terzo punto riguarda le garanzie e gli impegni di UE, NATO e Ucraina.
“Non sono idee esclusivamente ucraine”, ha sottolineato il presidente. “Sono idee comuni con americani ed europei, nonché il risultato di discussioni finalizzate tra americani, noi e russi. A mio avviso c’è qualcosa che potrebbe essere realistico”.
Secondo Zelensky, tutti avrebbero reagito positivamente alle proposte e nessuno avrebbe sollevato obiezioni. Peccato per Zelensky che la Russia abbia già detto no.
No di Zelensky a nuove elezioni
“Penso che in una guerra come questa, le elezioni in quanto tali rappresentino un rischio enorme”, ha detto Zelensky, aggiungendo che sarebbero uno “tsunami” che “frantumerebbe l’Ucraina”.
A sollecitare il ritorno alle urne era stato alcuni giorni fa l’ex ministro della Difesa dell’Ucraina, Mykhailo Fedorov, che, chiedendo lo svolgimento di elezioni presidenziali nel Paese nonostante la guerra, aveva di fatto lanciato una delle più significative sfide politiche al presidente Zelensky dall’inizio del conflitto.
In un intervento pubblicato sul suo canale YouTube, Fedorov aveva sostenuto come il Paese potesse continuare a combattere contro la Russia senza rinunciare al processo democratico.
“L’Ucraina può contemporaneamente combattere e rimanere una democrazia”, aveva affermato l’ex ministro.
“Non dobbiamo permettere a Putin di decidere quando gli ucraini possono scegliere il proprio governo. La democrazia non può essere tenuta in ostaggio dalla Russia. Combattiamo proprio perché vogliamo rimanere uno stato europeo libero. Pertanto, dobbiamo trovare un meccanismo legale, sicuro e realistico che permetta all’Ucraina di ripristinare un processo democratico a tutti gli effetti anche in caso di guerra prolungata”, aveva aggiunto l’ex ministro, aggiungendo che la democrazia “fa parte di ciò per cui stiamo lottando oggi”.
“Le persone – ha aggiunto Fedorov – non possono vivere indefinitamente in una situazione in cui non sanno perché vengono prese certe decisioni, perché alcune riforme vanno avanti mentre altre vengono bloccate, perché decisioni necessarie oggi in prima linea vengono dibattute nei governi per mesi. Altrimenti – ha concluso – si può diffondere l’idea che il criterio principale per la selezione dei funzionari non sia la professionalità, bensì la lealtà al sistema. Uno Stato moderno non può funzionare in questo modo”.
Zelensky ha licenziato Fedorov durante un rimpasto di governo all’inizio di quest’anno, una decisione che ha scatenato proteste in tutto il Paese. Da allora Fedorov ha rifiutato altri incarichi governativi offerti dal presidente ucraino, ribadendo che sarebbe tornato solo come ministro della Difesa.
Fedorov ha detto a chiare lettere che deve rispondere di casi di corruzione.
Il corridoio di Zelensky
Zelensky si inventato anche un corridoio.
Secondo il presidente ucraino esiste un corridoio di opportunità per porre fine alla guerra in Ucraina, dal vertice del G20 del prossimo dicembre fino alla fine dell’estate del 2027.
“Poi – secondo il suo immaginifico calendario – inizieranno le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America. Crediamo che oggi questa sia la fase più attiva in cui la diplomazia possa portare alla fine della guerra”.
Zelensky ha aggiunto che i negoziatori americani stanno cercando di trovare un formato per i colloqui che i russi possano accettare senza la condizione del ritiro delle Forze di Difesa dal Donbass.
Tuttavia, la Russia continua a pretendere questo territorio dall’Ucraina, affermando che il suo esercito finirà comunque per conquistarlo.
“Ai russi non importa quante vittime avranno e quanto tempo ci vorrà. Vogliono comunque raggiungere questo obiettivo – ha aggiunto il presidente ucraino. – Ho una domanda: chi ci garantisce che non andranno oltre? Vi assicuro che finora né l’America né l’Europa possono dare tali garanzie. Ma è risaputo che i russi vogliono andare oltre.
I missili degli USA che non arrivano
Kiev ha bisogno di 300 missili Patriot per rafforzare le difese contro i missili balistici russi durante l’inverno, ha poi scritto Zelensky su X.
“Volevo assicurarmi 300 missili per i sistemi Patriot come parte del pacchetto invernale. La richiesta della nostra Aeronautica è di 360. Ma quando ne vengono prodotti solo 600 all’anno, 360 non sono facili da ottenere. Stiamo collaborando con altri Paesi per valutare ulteriori opzioni” ha detto il presidente ucraino.
“Mi piacerebbe molto credere che possiamo trovare un modo per accedere a una piccola percentuale delle scorte statunitensi – diciamo il 5% o il 10%. E siamo pronti a pagare per queste forniture. In altre parole, l’America sarebbe in grado di rifornire le proprie scorte e potremmo superare l’inverno”.
Per quanto riguarda la Russia, ha detto Zelensky, “potrebbe avere fino a 1.300 missili balistici all’anno. Al momento ne possiede tra i 600 e i 630. Abbiamo un’idea approssimativa del volume su cui contano da oggi fino alla fine dell’inverno. In linea di massima, potrebbero avere circa 100 missili balistici al mese. Ma non sono ancora a quel livello. Stiamo lavorando per indebolire la loro industria militare”.
I missili degli inglesi
Il nuovo leader inglese Burnham, sulla scia del suo predecessore Starmer, ha ribadito la determinazione britannica a sostenere l’Ucraina.
“La Russia non deve avere dubbi sulla nostra determinazione”, ha dichiarato il premier britannico in un comunicato. “Non ci arrenderemo finché non ci sarà una pace giusta e duratura”.
Proprio durante la visita a Kiev, il premier inglese si appresta ad annunciare una nuova iniziativa britannica nel settore della difesa. Il governo di Londra ha autorizzato l’azienda di difesa MBDA a divulgare informazioni classificate necessarie per consentire all’Ucraina e alla Francia di avviare la produzione locale del missile a lungo raggio SCALP, progetto su cui anche Parigi ha annunciato un rafforzamento del proprio sostegno.
Immediata la risposta di Mosca: Londra partecipa alla guerra. Per il Cremlino il Regno Unito “partecipa alla guerra al fianco di Kiev”, in particolare dopo la fornitura dei dati per la produzione dei missili Scalp.
Lo ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Il Cremlino ha accusato il Regno Unito di ostacolare qualsiasi progresso verso una soluzione pacifica del conflitto in Ucraina.
Il Regno Unito “getta benzina sul fuoco in modo metodico e regolare” e cerca di “impedire il minimo progresso nel processo di pace”, ha dichiarato Peskov.
Il balletto della propaganda
Nel discorso per il 35esimo anniversario dell’indipendenza del Paese, Il comico divenuto presidente e, a quanto pare, molto attaccato alla sua poltrona, si è lasciato andare alla più eloquente delle propagande.
“In questo momento, la situazione è davvero molto difficile per tutti noi. Ma c’è una forza che ci tiene saldamente per mano, e non è affatto invisibile. È la forza del nostro circolo virtuoso: il sostegno reciproco, la fiducia in chi ci sta accanto senza mai dubitare, la fiducia in tutti gli ucraini. E finché il nemico non spezzerà questo nostro circolo, l’Ucraina non cadrà, raggiungerà la pace e avrà successo”.
“L’Ucraina – ha detto Zelensky – non consegnerà alla Russia i territori della regione di Donetsk che restano sotto il suo controllo”, ha ribadito il presidente ucraino, chiedendo agli alleati di fornire a Kiev strumenti sufficienti per costringere Mosca ad accettare un cessate il fuoco.
“Volevi prendere tutta la nostra Ucraina, tutta la nostra terra; invece – ha affermato Zlensky – hai perso le tue raffinerie, la tua flotta, i tuoi profitti e un’intera generazione mandata al tritacarne. Volevi cancellarci dalla mappa; ora sei tu a essere assente dall’agenda internazionale della civiltà futura”.
Belle chiacchiere, come quella dei Volonterosi, ma le chiacchiere devono fare i conti con la realtà e la realtà è ben diversa da quella propagandata, come è evidente dallo studio che pubblichiamo su questo stesso numero del giornale che riguarda la capacità produttiva reale di armi USA e dell’Europa a confronto con quelle di Russia e Cina.





