Tra sicurezza economica, ambizione monetaria e competizione geopolitica
La Repubblica Popolare Cinese ha deciso di attribuire all’oro un ruolo sempre più centrale nella propria strategia economica.
La riclassificazione del metallo prezioso come “minerale strategico” indica, secondo S&P Global Ratings, la volontà di Pechino di rafforzare le riserve nazionali, sostenere l’industria mineraria aurifera e promuovere un uso più ampio del renminbi negli scambi internazionali.
La politica cinese sull’oro non si limita a un aumento tattico degli acquisti; infatti, gli sforzi di Pechino appaiono più ampi e duraturi in quanto puntano a rafforzare la resilienza economica del Paese, a ridurre l’esposizione ai rischi legati al dollaro statunitense e ad ampliare l’utilizzo internazionale del renminbi.
In tale prospettiva, l’oro diventa non solo una riserva di valore, ma anche uno strumento di politica finanziaria e di influenza sui mercati globali.
Il percorso dovrebbe avanzare gradualmente, ma con un impegno costante. Secondo le analisi disponibili, le iniziative cinesi comprendono l’incremento delle riserve auree, la promozione di contratti sull’oro denominati in yuan, il sostegno all’esplorazione e alla produzione sia interna sia internazionale e la costruzione di infrastrutture capaci di sostenere una rete fisica di scambio e custodia del metallo prezioso.
L’escalation della guerra tra Russia e Ucraina nel 2022 ha accelerato la ricerca di strumenti di protezione finanziaria da parte di governi, banche centrali e risparmiatori.
Le sanzioni, le fratture nei circuiti finanziari internazionali e il timore di nuove instabilità hanno contribuito a rilanciare il ruolo dell’oro come bene rifugio.
In Cina, questa tendenza è stata ulteriormente rafforzata dalla lunga crisi del mercato immobiliare, che ha indebolito una delle tradizionali forme di investimento delle famiglie.
Nonostante l’aumento dell’interesse, le riserve auree ufficiali della Cina restano relativamente contenute rispetto alla dimensione complessiva delle sue riserve valutarie.
Per quantità assoluta, il Paese si colloca al sesto posto a livello mondiale, ma la quota dell’oro sul totale delle riserve rimane inferiore a quella di molte altre economie avanzate.
Questo margine alimenta le aspettative di ulteriori acquisti da parte della banca centrale e di una maggiore produzione interna ed estera.
La nuova centralità dell’oro sostiene anche l’espansione delle principali società minerarie cinesi, come Zijin Mining e Shandong GoldMining. Mentre molti concorrenti globali mantengono livelli produttivi stabili, i gruppi cinesi puntano ad ampliare la propria presenza sia sul mercato domestico sia all’estero.
S&P Global Ratings ritiene che una gestione più solida e condizioni finanziarie favorevoli consentiranno a queste aziende di sostenere la crescita senza compromettere in modo significativo il profilo creditizio.
Un passaggio chiave di tale strategia è stato l’avvio, nel 2025, del primo caveau offshore per l’oro a Hong Kong, nell’ambito dell’iniziativa definita “Via dell’Oro”.
La struttura, collegata alla Shanghai Gold Exchange e gestita dalla Bank of China (Hong Kong), consente la consegna fisica del metallo prezioso fuori dalla Cina continentale e rappresenta un modello per una possibile rete internazionale di depositi.
Parallelamente, la Shanghai Gold Exchange ha introdotto due nuovi contratti sull’oro denominati in yuan, regolabili sia tramite consegna fisica sia mediante liquidazione in contanti.
La scelta di Hong Kong non è casuale: la città dispone di infrastrutture finanziarie mature, di una profonda liquidità offshore in renminbi e di un ruolo consolidato come ponte tra la Cina continentale e i mercati internazionali.
Tra le città considerate per ospitare futuri caveau figurano alcuni dei principali hub del commercio aurifero e finanziario internazionale, tra cui Singapore, Kuala Lumpur, Dubai, Riad e Mosca.
Una rete di questo tipo potrebbe attrarre Paesi intenzionati a diversificare le riserve, ridurre la dipendenza dal dollaro o mantenere l’oro in aree geograficamente più vicine e controllabili.
Il legame tra oro e renminbi è il cuore della strategia cinese e il problema dell’utilizzo internazionale dello yuan riguarda anche la sua spendibilità e convertibilità. Se il renminbi può essere convertito in oro, lo scenario cambia: il metallo prezioso è universalmente negoziabile e può essere utilizzato in molti contesti commerciali e finanziari.
La strategia aurifera di Pechino si colloca, dunque, all’incrocio tra sicurezza economica, ambizione monetaria e competizione geopolitica. Pechino resta il maggiore produttore e consumatore mondiale di oro e intende trasformare tale posizione in una leva più ampia di influenza sui mercati.
In un mondo segnato da conflitti, rivalità commerciali e ricerca di alternative al dollaro, il ruolo cinese nel mercato globale dell’oro è destinato a crescere.
Non si tratta soltanto di accumulare metallo prezioso, ma di costruire un’infrastruttura finanziaria capace di sostenere, nel lungo periodo, una maggiore centralità dello yuan negli scambi internazionali.


Carlo Marino, Ph.D., Journalist Stampa Estera. Direttore Scientifico della Collana di linguistica, Storia e Antropologia Eurasiatica - De Frede Editore Napoli. Il Faro di Roma, Sala Stampa Santa Sede. Correspondent of European News Agency. Reporters.de. AgoraVox.fr, Nuovo Giornale Nazionale, Eurasiaticanews.eu, La Maschera di Tespi, De Regimine Litterarum. Scrittore.


