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Armi all’Ucraina, le chiacchiere e la realtà

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Armi all'Ucraina

Non è sufficiente avere soldi per produrre armi. La politica globalista della finanza ha portato alla rovina anche il potenziale bellico occidentale

A cura di Institute for Work-in-Progress Studies (IWPS)

IWPS

Il mondo della finanza speculativa, con la globalizzazione e la delocalizzazione ha impoverito a livelli preoccupanti la capacità dell’apparato produttivo occidentale di produrre armamenti per la difesa.

Il Green Deal europeo ha disastrato la capacità produttiva europea.

La teoria di Fukuyama della fine della storia, l’ideologia green e tutte le politiche conseguenti all’idea che l’Occidente a conduzione USA fosse rimasta l’unica potenza incontrastata padrona del mondo, ha parametrato anche l’industria bellica su guerre di minore importanza e non su una possibile guerra di ampia e lunga portata.

La conseguenza è che il quadro reale del procurement bellico (o defence procurement), ossia del processo strategico e operativo con cui le forze armate e i governi acquistano beni, sistemi d’arma, tecnologie e servizi legati alla difesa e alla sicurezza nazionale e della produzione in grado di alimentarlo sia, nella realtà, ben diverso da quanto ci consegna ogni giorno la propaganda.

Il Pentagono: molti soldi poche fabbriche

Un esempio eclatante è dato dagli USA. Il Pentagono ha una massa enorme di finanziamenti, ma non ha sufficienti fabbriche per la produzione di armamenti.

Non ci sono cantieri sufficienti per le navi. Avere soldi non serve, in questo caso, ad avere una produzione strategica capace di garantire sovranità e difesa.

Questa è una delle contraddizioni strategiche più importanti dell’Occidente contemporaneo. L’esempio del Pentagono è particolarmente significativo perché mostra che la potenza finanziaria non coincide con la potenza industriale.

Questa può ben dirsi legge geopolitica: il denaro può acquistare capacità produttiva solo se quella capacità produttiva esiste. Se non esiste, il denaro diventa un diritto astratto su una produzione che nessuno è in grado di realizzare.

Dopo il 1991 gli Stati Uniti hanno progressivamente trasformato la propria economia. La manifattura è scesa da circa il 16 – 17% del PIL negli anni Ottanta a circa il 10% oggi, mentre la finanza, i servizi avanzati e l’economia digitale hanno assunto un peso crescente.

Il risultato è un paradosso.

Pentagono miliardi

 

Il Pentagono può stanziare centinaia di miliardi di dollari, ma non può costruire rapidamente ciò che l’industria non è più in grado di produrre.

Il problema dei cantieri navali. Questo è forse l’esempio più impressionante.

 

Cantieri navali Cina - USA

L’ordine di grandezza è quello che conta: la Cina dispone di una capacità cantieristica enormemente superiore, sia civile sia militare. Gli Stati Uniti hanno cantieri altamente sofisticati, ma pochi, concentrati e spesso saturi.

In pratica: una portaerei americana richiede molti anni per essere completata; i sottomarini nucleari accumulano ritardi; perfino la manutenzione della flotta incontra colli di bottiglia.

Il denaro non accorcia automaticamente questi tempi.

Sì. E sui missili lo iato del Pentagono è forse ancora più evidente che sull’artiglieria.

Gli Stati Uniti hanno una capacità tecnologica missilistica senza rivali, ma in alcune categorie hanno scorte troppo piccole rispetto alla velocità con cui possono essere consumate e linee produttive che, fino a poco fa, erano dimensionate per la guerra limitata, non per una guerra ad alta intensità prolungata.

Il caso più drammatico: Patriot PAC-3

Questo è probabilmente il miglior esempio dello iato finanziario-industriale.

Nel 2025 Lockheed Martin produceva circa 600 PAC-3 MSE all’anno, con un’espansione verso 650.

Nel 2026 il Pentagono ha concluso un accordo fino a 58,6 miliardi di dollari per aumentare enormemente la produzione; l’obiettivo è arrivare a circa 2.000 intercettori l’anno e triplicare la capacità entro il 2030.

Ma nel frattempo il consumo è stato enorme.

Secondo le stime riportate da CSIS e dalla stampa finanziaria, la guerra con l’Iran avrebbe comportato il lancio di circa 1.000–1.400 Patriot, oltre alle forniture all’Ucraina.

Quindi abbiamo: produzione precedente: ~600/anno, consumo in pochi mesi: ~1.000–1.400, nuova capacità prevista: ~2.000/anno

Questo significa che un solo conflitto regionale può consumare più di un anno di produzione americana di un sistema strategico di primissimo livello.

Ecco lo iato: Denaro, 58,6 miliardi di dollari, nuovi contratti, nuove linee produttive, ma la capacità fisica arriva anni dopo.

THAAD: lo stesso problema, ancora più costoso

Il THAAD è ancora più sofisticato. Il Pentagono ha assegnato a Lockheed Martin un contratto di circa 35 miliardi di dollari per aumentare la produzione degli intercettori THAAD, con l’obiettivo di quadruplicarla. Ma CSIS stima che gli Stati Uniti abbiano meno di 250 THAAD disponibili.

E la guerra in Iran ne ha consumati una quantità significativa. Reuters riferisce che l’accordo industriale dell’agosto 2026 dovrebbe consentire di quadruplicare la produzione e di ampliare la produzione dei componenti critici.

Quindi: stock di circa centinaia contro produzione annuale di circa poche decine, forse centinaia, contro necessità potenziale in una guerra maggiore di migliaia.

Qui il problema non è il denaro. È la capacità industriale di produrre rapidamente oggetti estremamente complessi.

La capacità produttiva inglese

Se raffrontiamo quanto denaro viene stanziato in confronto a quanto rapidamente l’apparato industriale nazionale è realmente capace di trasformarlo in armi, munizioni e sistemi disponibili, il quadro di Regno Unito e Francia è molto interessante.

Regno Unito: grande spesa, capacità industriale ancora in ricostruzione

Il Regno Unito ha impegnato finora 25 miliardi di sterline per l’Ucraina, di cui 16 miliardi di assistenza militare; per il 2026 ha previsto 3,75 miliardi di sostegno militare e intende mantenere circa 3 miliardi l’anno.

Contemporaneamente Londra ha varato un enorme piano di investimento militare: 298 miliardi nei prossimi quattro anni, con 15 miliardi aggiuntivi specificamente destinati al Defence Investment Plan.

Ma qui emerge lo iato. Il problema britannico è soprattutto la capacità di massa

Il governo britannico ha dovuto riconoscere esplicitamente che occorre ricostruire una capacità nazionale di produzione di munizioni. Nel luglio 2026 Londra ha finanziato studi per almeno sei nuove fabbriche di esplosivi, propellenti e materiali energetici, con l’obiettivo di iniziare la costruzione entro la fine del 2026. Sono stati stanziati 11,1 miliardi per munizioni e armi nel Defence Investment Plan.

È un dato molto significativo: una parte consistente del denaro oggi stanziato serve ancora a ricostruire la macchina industriale che dovrebbe permettere di spendere efficacemente il denaro futuro.

Il caso dei proiettili da 155 mm è emblematico. BAE Systems sta costruendo nuove capacità che, una volta completate, dovrebbero permettere di aumentare fino a 16 volte la produzione britannica di proiettili da 155 mm rispetto alla situazione precedente. La capacità iniziale di esplosivi e propellenti dovrebbe essere disponibile entro la fine del 2026.

Il governo stesso ha introdotto nella Strategic Defence Review il concetto di “always-on munitions production capacity”, cioè una capacità produttiva permanentemente attiva e rapidamente espandibile in guerra.

Lo iato britannico, possiamo quindi schematizzarlo così: spesa militare, grande capacità tecnologica, BAE / MBDA / Rolls-Royce / Leonardo UK / ecc., ma capacità di massa limitata, scorte relativamente ridotte, necessità di nuove fabbriche, produzione bellica di massa ancora da costruire.

Francia: situazione migliore del Regno Unito

La Francia è diversa. Ha probabilmente la base industriale militare nazionale più completa d’Europa: Dassault, Thales, Naval Group, Safran, MBDA, KNDS France, ArianeGroup, Airbus Defence & Space ecc.

E soprattutto possiede qualcosa che il Regno Unito non ha nella stessa misura: un sistema relativamente completo e sovrano che va dalla progettazione alla produzione di piattaforme e armamenti strategici.

La nuova legge di programmazione militare, promulgata il 16 agosto 2026, aggiunge 36 miliardi di euro alla programmazione 2024-2030, portando il totale a 436 miliardi. Il bilancio della Difesa dovrebbe raggiungere 63,3 miliardi nel 2027.

Ma anche qui emerge un problema enorme: la Francia è capace di produrre armi sofisticate, ma non ancora in quantità da guerra lunga.

Il Ministero francese lo riconosce sostanzialmente. Prima della guerra l’industria francese produceva mediamente soltanto 500 proiettili d’artiglieria all’anno nel periodo 2012-2017. L’obiettivo fissato per il 2024 era diventare 100.000 proiettili da 155 mm l’anno, dei quali 80.000 destinati all’Ucraina e 20.000 alle forze francesi.

La trasformazione è enorme, ma mostra proprio il problema: da 500 a 100.000 è un aumento di circa 200 volte. E significa che la Francia stava partendo da una produzione industriale estremamente bassa rispetto alle esigenze di una guerra ad alta intensità.

La Francia sta riuscendo a ridurre i tempi industriali.

KNDS France ha dimezzato i tempi di produzione del Caesar; triplicato il volume prodotto; Thales ha ridotto da 18 a 6 mesi il tempo di produzione dei radar; Dassault è passata da circa 1 Rafale/mese nel 2022 a 3/mese. Quindi la Francia non è semplicemente una macchina finanziaria che ordina armamenti all’estero.

È una macchina industriale reale, ma con un problema di scala.

Ed è proprio questo il punto fondamentale.

confronto sintetico capacità militari

 

E qui emerge una differenza fondamentale rispetto al Pentagono

Il Pentagono ha un problema quantitativo gigantesco: dispone di risorse finanziarie e tecnologiche enormi, ma alcune filiere industriali non sono più dimensionate per una guerra di logoramento prolungata.

Il Regno Unito presenta una versione più piccola e più accentuata dello stesso problema: ha una grande capacità tecnologica, ma deve ricostruire la capacità industriale di massa.

La Francia è in una posizione migliore: ha una vera industria militare nazionale, ma la sua scala produttiva è troppo piccola per sostenere da sola una guerra convenzionale ad alta intensità prolungata.

Lo dice in sostanza anche lo stesso Ministero francese quando osserva che la Francia non può restare sola di fronte a una Russia capace di produrre continuamente e che è necessario un riarmo europeo.

La cosa più interessante: il rapporto tra i soldi destinati all’Ucraina e la capacità industriale

Il Regno Unito ha già impegnato 16 miliardi di sterline di assistenza militare all’Ucraina, ma contemporaneamente sta spendendo miliardi per ricostruire la propria capacità produttiva di munizioni.

La Francia ha fornito direttamente all’Ucraina almeno 6,23 miliardi di euro di materiale militare secondo una recente ricostruzione parlamentare francese, mentre parallelamente sta investendo nella ricostituzione delle proprie scorte e nell’espansione industriale.

Questo produce una situazione paradossale: finanziamento, acquisto/trasferimento di armamenti, riduzione delle scorte nazionali, scoperta dell’insufficienza produttiva, nuovi stanziamenti, costruzione di nuove fabbriche, solo successivamente aumento della produzione

È lo iato finanziario-industriale.

È persino più interessante guardarlo non in termini di “quanto spendono?”, ma di: quanti euro di nuova capacità produttiva reale vengono generati per ogni 100 euro di nuova spesa militare?

Un confronto allargato tra i maggiori Paesi europei e la Russia

È qui che possiamo costruire un confronto molto potente tra USA – Regno Unito – Francia – Germania – Italia – Polonia – Russia.

Perché a quel punto non misuriamo più la potenza finanziaria, ma la potenza industriale convertibile in guerra.

Non esiste una statistica ufficiale “euro speso, capacità produttiva generata”. Quindi si può costruire un indice comparativo.

Il criterio che potrebbe essere questo: potenza industriale militare effettiva uguale capacità di trasformare la spesa in produzione nazionale rapidamente disponibile, soprattutto in una guerra di alta intensità.

E quindi non guardiamo soltanto al PIL o al bilancio della Difesa, ma a munizioni, missili, mezzi terrestri, aerei, navi, capacità di espansione delle fabbriche, autonomia delle filiere critiche.

Il risultato che emerge è il seguente:

confronto capacità militari - panorama internazionale

 

Questa graduatoria è qualitativa, ma è fondata sui dati industriali disponibili. La cosa importante è capire perché i paesi si collocano così.

  1. Russia – il caso opposto al Pentagono

Qui abbiamo il fenomeno che avevamo individuato. La Russia ha trasformato una quota enorme delle proprie risorse economiche direttamente in capacità produttiva bellica.

Nel 2025 l’industria russa avrebbe prodotto circa: 7 milioni di proiettili, colpi da mortaio, munizioni per carri e razzi, secondo l’intelligence estone. La sola produzione comprende circa 3,4 milioni di munizioni per obici, 2,3 milioni di colpi da mortaio e 0,8 milioni di munizioni per carri/IFV.

Il dato più interessante è la dinamica: Da 2022 con circa 0,4 milioni a 2025 con circa 7 milioni, cioè una crescita di circa 17 volte.

E questo mentre la Russia continua a consumare enormi quantità di munizioni.

Quindi: denaro, ordini statali, fabbriche, produzione, stock, consumo al fronte, nuova produzione.

È una economia industriale circolare di guerra.

  1. USA – enorme potenza, ma con uno iato sorprendente

Gli Stati Uniti sono in una posizione diversa. Hanno una capacità industriale potenziale gigantesca, ma non tutta questa capacità è immediatamente disponibile.

La guerra in Ucraina e, più recentemente, il conflitto con l’Iran hanno mostrato che persino Washington può consumare più rapidamente alcuni sistemi di quanto l’industria riesca a ricostituirli. Le preoccupazioni riguardano soprattutto intercettori, missili e alcune munizioni sofisticate.

Questo è il paradosso americano: enorme capacità finanziaria, più enorme capacità tecnologica è diverso da enorme capacità immediata di produzione di ogni categoria di arma.

L’industria americana può espandersi enormemente, ma l’espansione richiede anni.

  1. Francia – probabilmente il caso europeo più interessante

Qui la situazione è molto diversa dal Regno Unito. La Francia possiede praticamente l’intera catena tecnologica della guerra moderna: Dassault, Rafale, MBDA (missili), Thales (radar/elettronica), KNDS (carri/artiglieria), Naval Group (navi), Safran (motori), Eurenco (esplosivi/propellenti) e soprattutto forza nucleare autonoma.

La Francia quindi non ha un problema di assenza dell’industria. Ha un problema di scala.

Un dato è straordinariamente rivelatore. Tra il 2012 e il 2017 la Francia produceva mediamente soltanto 500 proiettili da 155 mm all’anno.Il governo fissò poi l’obiettivo di arrivare a 100.000 nel 2024.

Questa è una trasformazione industriale enorme.

Contemporaneamente: Caesar, tempi di produzione dimezzati, produzione raddoppiata; Rafale, da circa 1 al mese a 3 al mese; forte accelerazione nella produzione missilistica e radar.

Quindi la Francia ha una caratteristica fondamentale: sa trasformare il denaro in capacità industriale relativamente rapidamente.

Il suo limite è che partiva da una scala di produzione troppo piccola.

  1. Germania – il gigante industriale che sta tornando militare

La Germania è forse il caso più interessante da osservare nei prossimi cinque anni.

Non ha ancora la sovranità militare-industriale francese, ma possiede qualcosa di enorme: una base industriale civile gigantesca.

E Rheinmetall sta trasformando questa capacità in produzione bellica. La nuova fabbrica di Unterlüß è stata costruita in appena 15 mesi, con un investimento di quasi 500 milioni di euro.

Rheinmetall punta ad arrivare a circa: 1,5 milioni di proiettili da 155 mm all’anno entro il 2030.

Questo è un salto enorme.

La Germania sta quindi facendo: capitale finanziario, ordini pluriennali, nuove fabbriche, capacità produttiva, economia di scala. Il problema è che la trasformazione è ancora in corso.

  1. Polonia – il caso che potrebbe sorprendere

La Polonia è diversa. Non possiede oggi una base industriale paragonabile a Francia, Germania o Regno Unito, ma sta facendo una cosa molto interessante: sta usando la spesa militare per costruire contemporaneamente un esercito e una base industriale.

Per esempio PGZ e BAE Systems stanno creando una nuova capacità polacca di produzione di munizioni da 155 mm, trasferendo tecnologia e know-how britannici.

La Polonia potrebbe quindi diventare il grande arsenale terrestre dell’Europa orientale.

Il suo problema attuale è che una parte molto consistente della spesa viene ancora trasformata in acquisti esteri.

Quindi: spesa enorme, ma produzione nazionale ancora insufficiente.

  1. Regno Unito – qui lo iato è particolarmente evidente

Il Regno Unito ha: BAE Systems; Rolls-Royce; MBDA; Leonardo UK; capacità nucleare; industria aerospaziale; industria navale. Quindi tecnologicamente è potentissimo.

Ma il problema è la massa.

BAE ha dovuto investire oltre 150 milioni di sterline negli impianti britannici di munizionamento per ottenere un aumento di 16 volte della capacità di produzione dei 155 mm. E persino questa nuova fabbrica ha subito ritardi: nel febbraio 2026 risultava ancora non pienamente operativa.

Questo è precisamente lo iato finanziario-industriale che stiamo evidenziando.

Londra può mettere sul tavolo miliardi, ma non può semplicemente comprare una capacità produttiva che non esiste. Deve prima costruirla. E una fabbrica di esplosivi non nasce con un decreto di bilancio.

  1. Italia – molto più interessante di quanto sembri

L’Italia è un caso particolare.

Possiede: Leonardo, Fincantieri, MBDA Italia, Avio, Iveco Defence e una filiera elettronica e aerospaziale importante. Quindi la base industriale non è affatto debole.

Il problema è diverso: la dimensione della domanda nazionale.

L’Italia non sta ancora utilizzando la spesa militare come la Germania o la Polonia per creare una gigantesca economia di produzione bellica.

E quindi una parte della spesa diventa: acquisto di sistemi stranieri anziché costruzione di capacità industriale nazionale.

Ma qui c’è una cosa molto importante: l’Italia possiede già una parte dell’infrastruttura industriale necessaria. Il problema è la scala produttiva e soprattutto la continuità degli ordini.

  1. Il vero grafico che emerge

Possiamo quindi costruire una matrice molto più interessante della semplice graduatoria della spesa.

Asse verticale

 

Ma la Russia ha una posizione particolare: non ha il capitale finanziario degli USA o dell’Europa, ma possiede una capacità di conversione molto alta.

E qui arriviamo al punto veramente importante

L’Europa sta facendo qualcosa di apparentemente paradossale.

La spesa militare europea sta crescendo enormemente: 381 miliardi di euro nel 2025 e circa

454 miliardi nel 2026, ma contemporaneamente una parte consistente degli acquisti europei continua a rivolgersi agli Stati Uniti.

Tra il 2022 e il 2024 circa il 51% della spesa europea per equipaggiamenti NATO è andato a fornitori americani, contro il 28% nel periodo 2019-2021.

Questa è la contraddizione fondamentale.

L’Europa dice: «Dobbiamo aumentare la spesa militare». Ma la domanda decisiva dovrebbe essere:

«Dobbiamo aumentare la spesa militare o dobbiamo aumentare la capacità industriale europea di trasformare quella spesa in armi?»

Sono due cose completamente diverse.

Indice di conversione industriale militare

ICIM = produzione nazionale mobilitabile conseguentemente spesa militare destinata all’equipaggiamento corretta per: tempi di produzione; dipendenza dall’estero; capacità di aumento della produzione; disponibilità di materie prime; munizioni; esplosivi; motori; elettronica; capacità navale; capacità aeronautica.

E allora si vede una cosa molto interessante: il Paese più ricco non è necessariamente quello militarmente più potente. La variabile decisiva diventa: quanta materia militare reale riesce a produrre per ogni euro immesso nel sistema.

Ed è proprio qui che il problema europeo diventa molto più profondo del semplice “riarmo”: l’UE rischia di aumentare enormemente il flusso di denaro senza aumentare nella stessa proporzione il flusso fisico di acciaio, esplosivi, propellenti, motori, missili, munizioni e piattaforme.

L’esempio tedesco è significativo: oggi si stanno costruendo fabbriche proprio perché il denaro da solo non produce proiettili. La nuova fabbrica Rheinmetall di Unterlüß è stata realizzata in 15 mesi, ma la capacità di 1,5 milioni di 155 mm annui è un obiettivo di medio periodo.

Questa è la chiave per capire il vero iato occidentale: non manca necessariamente il denaro; manca una quantità sufficiente di apparato produttivo capace di trasformare rapidamente quel denaro in potenza militare fisica.

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  • Redazione

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