Home Cultura Il Cilento: antica terra di giganti – Parte IV

Il Cilento: antica terra di giganti – Parte IV

0
Il Cilento

Una nuova età dell’oro

Ma quelle dei re longobardi furono vere conversioni religiose?

Senz’altro, no!

Da tempo immemore, la superstizione religiosa è stata sempre considerata instrumentum regni.

Il concetto di superstizione religiosa non ha niente a che fare con la religione così come chiarisce Plutarco, una volta per tutte, e in particolare nel suo Iside e Osiride, parlando degli Egiziani: “Nessun elemento irrazionale, favoloso, o superstizioso, come alcuni credono, si è mai infiltrato nei loro riti; ma in alcuni di essi ci sono aspetti morali e pratici, in altri storici e fisici (8 E)”[1].

E, in base a questa lunga tradizione (ma non lunghissima!), Tacito nelle sue Storie conclude: nullum maius boni imperii instrumentum quam bonos amicos esse (lo strumento più efficace per esercitare bene il comando consiste nell’essere buoni amici).

Il fine, ultimo, è quello di garantire la pace terrena e, da Costantino in poi, quello di garantire, come anticipato, la novissima pax dei di Costantino o pax costantiniana.

Il meccanismo è validamente ed efficacemente descritto dallo storico Arrigo Petacco nel suo La guerra dei mille anni. Dieci secoli di conflitto tra Oriente e Occidente.

Cause del nuovo assetto politico e militare tra romani, bizantini, longobardi e altri saranno “la marea musulmana” e il nuovo dominio normanno.

La religione dell’Islam era nata infatti con Maometto nel 622. In sintesi, scrive A. Petacco: “Secondo l’Islam, se tutto è sacro perché dipende dalla volontà di Dio, non esiste una sfera religiosa distinta da quella naturale e quindi non c’è distinzione tra sfera religiosa e sfera politica[2].

Questa idea dell’unione/distinzione politico-religiosa si era già riproposta nel Concilio di Nicea (325) e, dal concilio di Toledo (589) in poi, si ripropone allo stesso modo anche oggi: un esempio ne è la conversione dichiarata dal leader russo Putin all’ortodossia cristiana immediatamente prima dell’ultima guerra in Ucraina.

Il meccanismo, predisposto a Nicea, è così infatti spiegato da Arrigo Petacco:

Dopo che la marea musulmana aveva sommerso molte parti dell’impero bizantino, i legami tra il pontefice e il patriarca di Costantinopoli si erano allentati, e questo aveva avuto effetti sulle due Chiese, cristiane ambedue ma ormai molto differenti nella liturgia così come nello spirito. La Chiesa d’Oriente, infatti, era rimasta per quello che riguardava le questioni di dogma, fedele ai dettati del concilio di Nicea del 325 d.C. che, tra l’altro, stabiliva che lo Spirito Santo, parte essenziale del mistero della Santa Trinità, promanasse direttamente dal Padre, cioè da Dio, ex Patre. Nel 589, però, il concilio di Toledo aveva precisato che tale promanazione avveniva dal Padre, ma anche dal Figlio, pertanto ex Patre Filioque (N.d.r.: allo stesso modo, la questione sarà riproposta nell’ambito dell’ascesa nazionalsocialista di Hitler). Tale interpretazione però non venne mai accettata dalla Chiesa bizantina, che consentiva al massimo una promanazione ‘attraverso’ il Figlio e non anche ‘dal figlio’”.

E, leggendo immediatamente nel corpo del testo, ecco spiegata la vera ragione politica della questione:

“In realtà le questioni teologiche adombravano il vero contrasto che era squisitamente temporale. Come già sottolineato in precedenza, a Bisanzio sedeva il primate di una Chiesa che era al servizio dello stato, mentre a Roma ‘governava’ un uomo che assommava in sé le prerogative della guida suprema della Chiesa e del capo di uno stato autonomo (N.d.r.: né più né meno di quello che, ad esempio, accade oggi con gli stati, cristiano, del Vaticano e, musulmano, dell’Iran). Il campo d’azione e di manovra del primo era squisitamente teologico, quello del secondo comprendeva anche la politica, l’amministrazione e la diplomazia”[3].

E dunque, ritornando alle vicende del nostro antico e nuovo Cilento, per le ampie ragioni e le succinte cause appena esposte, furono essenzialmente i principi longobardi a rendersi protagonisti di quella che potremmo definire una nuova età dell’oro.

Il regno dei Longobardi in Italia subì alterne vicende, interrotto dall’avvento di Carlomagno (776), il quale però, nel 786, decise di non invadere, a sud, il principato di Benevento; ancor prima che lo stesso Ducato si dividesse in tre principati: Capua, Benevento e Salerno. E questo fino all’avvento dei Normanni.

Quali furono i nuovi strumenti di governo adottati che consentirono ai principi longobardi di regnare, e in specie a sud del fiume Volturno, così a lungo?

Si trattò essenzialmente di instrumenti legislativi e amministrativi, che sancirono la pax politica et familiare tra le diverse tribù insistenti e protendenti nei territori occupati.

Lo strumento della pax familiare si rivelò maggiormente efficace in un secondo tempo[4], ma non bisogna mai dimenticare che si era già trattato, senz’altro, del principale elemento, l’elemento fondamentale – il fundamentum regni mediante il quale era sorto lo stesso Impero di Roma – riferito alla “classe” (o “categoria” aristotelica) della gens (pl. gentes) latina.

All’importanza dell’elemento familiare, i Longobardi avevano fatto precedere l’importanza di una nuova legge e un nuovo assetto amministrativo dei territori; gli uni e l’altro, tutti elementi capaci insieme di garantire una nuova pace, come si ripete all’unisono tra tutte le diverse tribù o componenti familiari anche oggi, “giusta e duratura“.

Superfluo è pertanto aggiungere che l’elemento familiare o della pax familiae è elemento diffusissimo, validissimo ed efficacissimo ancor più oggi, e cioè iure successionis, per l’occupazione e il controllo dei territori reali, e in certo qual modo anche virtuali, quali che siano.

È qui invece ora opportuno occuparci sinteticamente delle novità legislative introdotte dall’Editto di Rotari, nel 643, e delle novità amministrative compendiate nell’istituto del gastaldato.

Per la trattazione di questi due argomenti rinvierei alla vastissima produzione di testi di ricerca e analisi in argomenti[5]; limitandomi, come detto, a esporre di seguito solo alcuni brevi brani di testo che ne riassumano sinteticamente il significato e l’impatto di governo sui territori.

Nei rapporti con la Chiesa di Roma e l’Impero Bizantino, l’Editto svolse la funzione di limitare i conflitti armati, negoziando l’occupazione dapprima militare e poi civile dei territori in qualche modo contesi.

Le norme dell’Editto erano valide solo per i cittadini di stirpe longobarda, mentre ai cittadini italiani continuavano ad applicarsi le norme del diritto romano.

La figura centrale della nuova organizzazione è quella, in genere, del gastaldo: “tutti ricadono sotto la generale categoria dei servitori del re, del principe, del duca, dotati ognuno di incarichi specifici (si veda l’art. 375 dell’Editto di Rotari: Se un gastaldo o un qualsiasi attore del re)”[6].

In generale, gastaldo o qualsiasi attore del re è colui che, in loco, svolge dapprima compiti e funzioni militari e poi, progressivamente, con la pacificazione dei territori, e, quindi, il nuovo regime della pax familiarum, si occupa di svolgere innanzitutto le funzioni civili, funzioni, quella militare e quella civile, entrambe di governo e quindi entrambe necessarie.

Funzioni certamente non adatte e in pratica negate alla cerchia dei sacerdoti romani e monaci bizantini, atte a svolgere una diversa funzione curiale di tipo sacerdotale.

Per il governo dell’area in questione si tratta di una nuova età dell’oro, e lo comprendiamo facilmente leggendo i seguenti due brani di sintesi:

La figura del gastaldo, passando da actor regis o principis con una carriera aperta a sommi compiti civili e militari al ruolo di funzionario addetto all’ottemperanza alle leggi, va incontro a una profonda evoluzione e perde definitivamente l’iniziale prestigio.

Similmente accade per la carica comitale che, nel corso del X secolo, oltre che a parenti del principe e a funzionari di palazzo, viene attribuita ad un numero sempre maggiore di nobili longobardi che con il titolo di comes governano una contea (comitatum), una circoscrizione territoriale disegnata nell’ambito dei gastaldati ma che, talvolta, è anche più grande delle vecchie strutture (N.d.r.: leggasi riferimenti bibliografici nella nota al corpo del testo)

(…)

Insomma, la contea longobarda non è una giurisdizione autonoma e in ciò differisce sostanzialmente dal comitato franco e dalla contea “italiana” che, pur designando un territorio ben circoscritto, designano anche, e soprattutto, uomini, beni e diritti che dipendono da un signore.

Il comes longobardo governa il territorio, grande o piccolo che sia, sempre in nome e per conto del principe e non ha alcun vincolo di natura personale con gli amministrati, in quanto che i rapporti vassallatico-beneficiari che caratterizzarono la società feudale rimasero sempre estranei alla cultura politica dei longobardi meridionali. Nelle aree del Sud, che per secoli essi governarono, tali rapporti tra signori e sudditi si affermarono solo dopo l’avvento dei Normanni[7].

Ma l’elemento di distinzione tra le diverse popolazioni di conquistatori non deve mai considerarsi così netto: se l’occupazione non è frutto esclusivo di una conquista militare, essa scaturisce altresì da un accordo politico: i longobardi meridionali, ad esempio, persa la propria inclinazione guerriera, nel corso del IX secolo, furono loro stessi a fare ricorso all’ausilio di cosiddetti mercenari arabi e normanni.

[1] Plutarco, Tutti i moralia, Bompiani 2018, p. 661.

[2] A. Petacco, La guerra dei mille anni. Dieci secoli di conflitto tra Oriente e Occidente, Utet 2019, p. 27 s.

[3] Ibidem, p. 76.

[4] M. Infante, op. cit., vol. II, p. 289.

[5] https://it.wikipedia.org/wiki/Editto_di_Rotari url consultato il 20/08/2026; https://it.wikipedia.org/wiki/Gastaldati_longobardi url consultato il 20/08/2026.

[6] M. Infante, op. cit., vol. II, p. 293.

[7] Ibidem, pp. 297-298.

Autore

  • Angelo Giubileo

    Angelo GiubileoAngelo Giubileo, filosofo, giurista, giornalista e scrittore. Si è occupato e si occupa principalmente della divulgazione e comprensione del pensiero di Parmenide.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui