Catene di ragazzini e donne costretti a fare da vittime sacrificali nella più completa indifferenza del mondo
Ma figuriamoci se non ribolle il sangue nel sentire il “comandante in capo” della potenza più potente del mondo che minaccia di ridurre un’intera popolazione, milioni di esseri umani, all’età della pietra.
Figuriamoci se non si inorridisce nel leggere i “ragionamenti” di esperti, scienziati, studiosi di tattica e strategia, su possibili utilizzi di ordigni atomici di piccola o media portata (ma chi stabilisce quand’è e com’è “piccola” o “media”?).
Figuriamoci se di fronte ai bombardamenti e alle uccisioni “a chi tocca tocca” a Gaza e in Libano non si prova lo stesso sgomento di quando un ordigno, una bomba, esplodono in territorio israeliano e uccidono un ebreo: quale sia la religione o il colore della pelle, il sangue è comunque rosso, e uguali il dolore e la sofferenza.
Ovunque piangano, il pianto dei bambini è sempre lo stesso.
Golda Meir, primo ministro israeliano a cavallo degli anni 60 – 70 che in quanto a determinazione e risolutezza era seconda a nessuno, una volta ha detto: “Noi vi potremmo un giorno perdonare per aver ucciso i nostri figli. Ma non vi perdoneremo mai per averci costretto a uccidere i vostri”.
Oggi il ministro israeliano Ben-Gvir brinda con altri suoi pari dopo che la Knesset ha approvato la pena di morte per i terroristi palestinesi. Un’involuzione pericolosissima: giorno dopo giorno Israele perde la sua anima, rischia di precipitare alla rovina definitiva; e questo non può che atterrire.
A questo ben nutrito catalogo di foschi pensieri, che giorno dopo giorno si arricchisce e rimpolpa, se ne deve ora aggiungere un altro.
Scarne corrispondenze filtrate dall’Iran raccontano di Alireza Jafari, un ragazzino di undici anni.
“O vinciamo questa guerra o diventiamo martiri. Se Dio vuole vinceremo, ma mi piacerebbe diventare un martire”, dice Alireza a sua madre.
Poi, col padre, volontario nelle forze Basij, si avvia verso il check point voluto dai pasdaran lungo una delle strade a scorrimento veloce che attraversano Teheran. Entrambi finiscono dilaniati dall’esplosione di un drone, quasi sicuramente israeliano.
Alireza era uno dei tanti “Combattenti per la difesa della patria iraniana”, nell’ambito della campagna promossa dal Corpo delle guardie rivoluzionarie, rivolta a tutti i civili desiderosi di prender parte alla resistenza contro l’attacco israelo-americano.
Manifesti mostrano giovani e ragazze con l’hijab nero, circondati dai colori nazionali, attorno a loro un fosco panorama di scenari apocalittici provocati da bombe e missili.
Testimonianze raccolte dalla BBC riferiscono della presenza di minori in check point di Teheran e nelle città di Karaj e Rasht. Alcuni fra questi sono stati visti imbracciare dei fucili.
Tutto nella perfetta legalità: la legge consente ai minori di 15 anni di prendere parte alle attività di questa para-milizia.
Ci sono del resto atroci precedenti: nel corso della guerra tra Iran e Iraq negli anni 80 del secolo scorso, migliaia di ragazzini con età compresa tra i 15 e i 18 anni vennero mandati in prima linea a morire, dilaniati: con i loro corpi facevano esplodere le mine.
Si è esagerati, eccessivi, se queste notizie di giovani donne e ragazzini usati come “scudi umani” per “proteggere” da eventuali bombardamenti, richiamano alla mente le immagini di un Hitler allucinato e circondato dai suoi gerarchi, mentre distribuisce medaglie a milizie di adolescenti esortandoli a resistere a costo della loro vita?
Se altresì richiamano alla mente immagini temporalmente più vicine: quelle dei ragazzini Khmer rossi con il kalashnikov più grande di loro, dodicenni e tredicenni allevati nel culto della crudeltà e della violenza, teleguidati da quel mostro di efferatezza che si chiamava Pol Pot, responsabile del genocidio cambogiano, due milioni di massacri nella sola Phnom Penh?
Ci si può chiedere come mai questo cinico e disgustoso utilizzo dei ragazzini da parte di quel che è sopravvissuto del regime iraniano non provochi un’ondata di indignazione e di condanna da parte di chi, giustamente nulla perdona a Trump e Netanyahu? A cosa si deve questo silenzio, questa terrificante indifferenza?





