
di Sergio Restelli
A differenza di tutti i popoli della Terra, l’uomo occidentale un giorno ha detto io. L’ha annunciato Platone e l’ha esplicitato Cartesio. La psicologia ha catturato questa parola e ne ha fatto il centro della soggettività, dispiegando una visione un visione del mondo a partire da questo centro.
A mettere in crisi tale centralità fu nell’ottocento la filosofia romantica. Schelling prima di tutti, e dopo di lui in modo esplicito Shopenauer, per il quale ciascuno di noi è abitato da una doppia soggettività: la soggettività della specie che impiega gli individui per i suoi interessi, che sono quelli poi della propria conservazione, e la soggettività dell’individuo che si illude di disegnare un mondo in base ai suoi progetti che altro non sono che illusioni per vivere e non vedere che a cadenzare il ritmo della vita sono le immodificabile esigenze della specie.
Questa doppia soggettività viene codificata dalla psicanalisi con le parole Io e Inconscio. Nell’inconscio e custodita la verità dell’esistenza, nell’Io e nella sua progettabilita’, l’illusione concessa all’individuo per vivere.
La vita e la verità non possono coesistere, perché se la verità della vita dell’individuo è nel suo essere strumento della conservazione della specie l’individuo per vivere deve illudersi, indossando quella maschera che si chiama Io e quindi fuoriuscire dalla verità della sua vita.
Abitiamo l’epoca della disillusione che viene dopo quella dell’illusione inaugurata da Platone di dominare il mondo con ragione,e quindi avere ragione del mondo.
Il trionfo della scienza e la tecnica che sono le punte avanzate della razionalità non riescono a rivivificare l’illusione Platonica.





