
di Paolo Falconio
Questa Unione Europea non funziona. Ci sono moltissime criticità che vanno risolte. In primis è troppo grande e frammentata al suo interno e con interessi nazionali divergenti. Il meccanismo dell’ unanimità trasforma il suo processo decisionale in un parto travagliato e spesso tra la discussione e l’adozione delle politiche, questo mondo che evolve velocissimo è già cambiato.
Una migliore classe dirigente è auspicabile, anche perché spesso ha una visione che non tiene conto del territorio e del modello di sviluppo europeo. Abbiamo un eccesso (eufemismo) di regolamentazione che soffoca attivamente la ricerca e la competizione economica. La soluzione potrebbe essere lasciare un mercato unico ampio, ma una Unione rafforzata del nucleo originario Spagna inclusa è necessaria, direi indispensabile.
Il perché? Perché abbiamo bisogno di mettere insieme le risorse per la competizione scientifica e non parlo solo dell’ IA o dell’ IT, ma anche della corsa allo spazio sulla quale gli investimenti nazionali ed europei sono davvero tristemente infinitesimali. Mentre il mondo ha capito che lo spazio è il prossimo teatro decisivo per avere un ruolo internazionale, noi vaghiamo come sonnambuli.
Lo spazio è e sarà sempre più decisivo per le telecomunicazioni dove già si affacciano i satelliti quantistici (cinesi) che rendono la Sicurezza di starlink preistoria. L’estrazione di materie prime dagli asteroidi (le tecnologie già ci sono). Gli esperimenti a gravità zero. La tecnologia dei lanciatori (in foto il lanciatore italiano Vega) importanti per la missilistica anche militare.
Ma in generale la tecnologia spaziale è vero che è molto costosa, ma la ritroviamo nella nostra vita di tutti i giorni. Come Italia l’Agenzia Spaziale Italiana può essere orgogliosa del suo primato e così le nostre aziende del settore (siamo leader mondiali ad es. nella costruzione dei moduli abitativi spaziali), ma solo in ambito ESA. possiamo immaginare missioni su Marte o programmi ambiziosi come quelli nostri amici e competitor.
Il punto è che solo a livello europeo possiamo appunto competere con il mondo. Dobbiamo cominciare a pensare che la rivoluzione tecnologica è alle porte, è questione di un anno o due non di 20 o 30 anni. Una rivoluzione tecnologica che si compone nelle tre fasi dell’ innovazione, soprattutto riguardo ricerca, sviluppo e applicazione.
Queste tre fasi devono avere ad oggetto Spazio, AI, 3D,robotica e nuove fonti di energia. In molti settori siamo già in forte ritardo. Molte Nazioni il prossimo anno inizieranno la fase dell’ applicazione a livello di massa e noi siamo al Paleolitico inferiore.
Il Giappone punta sull’auto ad idrogeno con massicci investimenti. Giusto o sbagliato, il nostro comparto auto che costituisce un terzo del PIL europeo, che fa?
Il primato europeo nella storia ha una sola ragione. La necessità di primeggiare nel progresso tecnologico. Domani è tardi.





