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POLITICA, UN RITORNO ALLA RAGIONE E ALLA PASSIONE

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di Antonio Foccillo

Con questo mio articolo so bene che non affronterò il dibattito che si vive quotidianamente su Medioriente, sull’Ucraina/Russia e sul confronto Trump/Putin, ma ritengo che bisogna anche ragionare di questioni meno intellettuali che però hanno necessità di un’analoga riflessione.

Stiamo vivendo un’estate rovente, non solo per le altissime temperature, ma anche per i tanti accadimenti che stanno succedendo e che determinano sempre più preoccupazioni nelle persone.

Molti di questi sono causati da eventi che non possono essere controllati o da fatalità, altri da cause che dipendono dall’operato dell’uomo e con un po’ più di attenzione o interventi, potrebbero essere evitati. 

Una volta l’estate era caratterizzata in negativo solo dai tanti incendi che a volte servivano a generare nuovi business. Oggi, agli incendi, che pure sono in quantità notevoli, si aggiungono nuove fonti di preoccupazione.

Non bastava la guerra con i rischi sempre vivi di un’escalation nucleare o dei terremoti che si ripetono e che determinano sempre nuove paure.

Si presentano nuovi eventi, come i continui blackout in molti luoghi, non solo all’estero, ma anche in Italia in varie regioni, che fanno capire come è fragile la nostra società che dipende essenzialmente dall’energia. Troppe funzioni, dai bancomat ai telefonini, dai mezzi di comunicazione in generale ai più piccoli gesti che si fanno ogni giorno e, ancora, dalla conseguente mancanza anche di approvvigionamenti ai troppi strumenti di lavoro che vanno in tilt e con loro anche le nostre città che sono organizzate in questo modo. Si è visto in Portogallo e in Spagna ma anche in Italia adesso più frequentemente e le persone non sanno cosa fare e vivono in uno stato di ansia.

A Roma, ieri, c’è stata un’esplosione di una cisterna nei pressi di una pompa di benzina che ha creato nuovo panico e allarmismo, ma anche disastri nei palazzi vicini e anche alcuni feriti ustionati.

Tutto questo crea molte difficoltà nel vivere quotidiano e avviene quando si è già provati per altre questioni, quali morti sul lavoro, incidenti stradali, licenziamenti che mettono a rischio anche la solidità economica di una famiglia.

La sensazione che si ha è di come siamo indifesi da qualsiasi rischio e come è facile incappare in qualcosa che travolge la vita di ognuno di noi in pochi secondi.

Naturalmente qualcuno può rispondere che è la vita e che ci sono sempre state queste problematiche. Certamente è così, ma dobbiamo fare qualcosa tutti per uscire da queste situazioni, sapendo anche che spesso siano causate da imponderabilità, ma per quello che possiamo controllare ed evitare dobbiamo fare tutti un passo avanti per ricostruire un progetto di rilancio che dia più sicurezza ai cittadini.

Oggi quello che accade è tutto più allarmante perché le persone sono sempre più sole, venuti a mancare i tanti soggetti collettivi che ti davano anche la certezza di avere tutele, sicurezze e garanzie. Purtroppo tutto questo denota un peggioramento complessivo della qualità della vita, in modo particolare perché si è sgretolato anche il sistema di solidarietà e coesione in vigore nel nostro Paese.  

Essendo indifesi, nasce in ognuno il bisogno di ritrovare più certezze, affidandosi a qualche soggetto dove si possa ritrovare una nuova fiducia e speranza, per vedere il futuro con una prospettiva diversa dalla paura. 

Qui ritorna il ruolo della politica che non sempre è attenta alle dinamiche complessive. Molto di quello che avviene dipende dalla politica e dalle sue strategie. Purtroppo nel nostro Paese oggi vengono fuori le magagne di un assurdo attacco a tutto quello che aveva garantito democrazia, sviluppo, benessere e partecipazione, sulla base di una demagogia che poi si è rivelata falsa quando ha puntato i riflettori su coloro che l’avevano alimentata.

La società che si sta imponendo, demolisce non costruisce, separa non include, impaurisce non rassicura. L’esserci chiusi in noi stessi ci ha portato ad avere paura di chiunque sia minimamente diverso dal nostro bagaglio di esperienze acquisite e non a vedere più la diversità in un valore di crescita e arricchimento di quel bagaglio che ci portiamo dietro. Sì ha, quindi, paura di essere soli, lasciati al proprio destino.

Di fronte a queste situazioni che rischiano di diventare sempre più drammatiche, bisogna chiedere con decisione a tutte le forze responsabili di smetterla, di tornare a ragionare con la testa e non con gli umori più bassi. Bisogna reagire per rilanciare l’autorevolezza e la legittimazione della Politica, quella con la P maiuscola, e ricostruire una ripresa di tutti i soggetti della democrazia.

Allora riflettiamo, tutti insieme, per quello che si può fare almeno per le vicende che possono riguardare le tante criticità che dipendono dall’uomo a partire da:

– la definizione di un programma di investimenti pubblici e privati.Tutto questo presuppone un nuovo modello di sviluppo che assuma una politica che comprenda anche nuove forme straordinarie di investimenti pubblici, per la tutela ambientale, la valorizzazione dei territori anche rilanciando il settore edilizio, la sicurezza delle lavoratici e dei lavoratori e l’eliminazione dell’aggiudicazione degli appalti con il sistema dei massimi ribassi come elementi cardine di questo processo;

– il non restare fuori dalle grandi linee di comunicazione europee o snobbare la logistica. Né, tanto meno, si può immaginare di fare a meno di potenziare, innovare e individuare fonti energetiche alternative, se non si vuole subire seri contraccolpi. Arretreremmo fatalmente e ci impoveriremmo ulteriormente se facessimo dei passi indietro;

– stimolare nuovamente la partecipazione come scelta strategica per liberare potenzialità e generare sinergie.

In tal senso, la politica deve riprendere la sua funzione, volta a determinare i valori, le equità e la sicurezza nella società. Deve contribuire a cambiare questa realtà di inaccettabile regresso.

Non si può accettare la tendenza al rifiuto di confrontarsi e, quindi, di riaffermare più democrazia, rischia di generare sempre più sfiducia e demotivazione da parte dei cittadini che le esprimono, in molti modi. Il Paese ha bisogno di ritrovare il confronto dialettico che, nella completa libertà di espressione, pur alla presenza di un completo disaccordo, non fa venir meno il rispetto dell’interlocutore.

Solo così si può contribuire fattivamente alla crescita del Paese, alla diminuzione delle disuguaglianze, all’aumento della sicurezza e al miglioramento complessivo della qualità della vita.

Questo è un lavoro che non si può fare solo con la testa. Ci vogliono cuore, passione, emozione. Ci vuole anima. Tutte queste doti e caratteristiche appena elencate prevalgono, normalmente, nei giovani, nelle donne, nei cittadini di questo Paese se si dà loro la speranza e l’obiettivo di contribuire a costruire un domani migliore.

Autore

  • Redazione

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