Home Opinioni GREEN DEAL E CASE GREEN, SI MA CON REALISMO

GREEN DEAL E CASE GREEN, SI MA CON REALISMO

0

Green Deal, case green e la paura della decrescita: aveva ragione Descalzi?

Nel cuore della transizione ecologica europea c’è un nodo che oggi preoccupa tanto Bruxelles quanto le famiglie europee: quello delle case green. La direttiva UE sulle “case a emissioni zero” – parte integrante del Green Deal – ha acceso un dibattito feroce, non solo tra i costruttori e i sindacati, ma anche nei salotti della politica. A fare da contrappunto critico, da anni, è Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni che ha avvertito: “Una transizione senza realismo porta dritti alla decrescita”.

E forse, alla luce degli ultimi sviluppi, aveva ragione.

L’Unione Europea si è posta un obiettivo ambizioso: rendere neutro dal punto di vista climatico l’intero patrimonio edilizio entro il 2050. Considerando che gli edifici rappresentano il 40% dei consumi energetici e il 36% delle emissioni di CO₂, l’idea è teoricamente impeccabile. Ma è sulla traduzione pratica della norma che sorgono i problemi.

Entro il 2030, secondo la direttiva, tutti gli edifici residenziali dovranno raggiungere almeno la classe energetica E, per poi salire alla D entro il 2033. In Italia questo significa ristrutturare almeno 9 milioni di abitazioni – un’impresa colossale, considerando i costi medi per famiglia e le incertezze sull’effettiva disponibilità di manodopera e materiali.

In altre parole: se chiedi a milioni di famiglie europee di ristrutturare le proprie case senza fornire strumenti finanziari adeguati o tempi realistici, il risultato sarà più esclusione che inclusione. Non sostenibilità, ma frustrazione.

La Germania, che ha anticipato la stretta sulle caldaie a gas, è già diventata il laboratorio delle conseguenze politiche di una transizione mal digerita. Proteste, polemiche, caduta del consenso nei partiti di governo: lo spettro di una “gentrificazione ecologica” è reale. La sostenibilità non può diventare un lusso per ricchi. E se non si cambia passo, presto anche in Italia la ristrutturazione ecologica potrebbe diventare il nuovo fronte della rabbia sociale.

Questo non significa, come alcuni vorrebbero, abbandonare gli obiettivi climatici. Anzi. Ma per essere credibile, il Green Deal deve diventare realista. Non basta fissare scadenze: servono finanziamenti a fondo perduto, garanzie pubbliche per i mutui green, maggior flessibilità nei tempi, e una partecipazione attiva dei cittadini nelle scelte. Se si impongono obblighi, bisogna offrire soluzioni.

Anche perché la posta in gioco non è solo ambientale: è sociale, economica e politica.

Oggi anche i più entusiasti fautori del Green Deal iniziano ad ammettere: serve una transizione che non dimentichi l’economia reale. Che non sacrifichi l’equità sull’altare della fretta. Che non confonda radicalismo ecologico con visione ecologica.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui