di Sergio Restelli
Oggi la guerra va ben oltre le pallottole sparate nelle trincee. È uno scontro di informazione, ibrida, psicologica, volto a indebolire il nemico nella sua volontà. Questa è la vera mina vagante del parlamento europeo che uscirà dalle urne la settimana prossima.
L’Influenza Russa sul Voto Italiano
L’Italia si prepara al delicato voto europeo sotto l’ombra di una pervasiva e sfuggente influenza russa che mira a condizionarne il risultato. L’operazione sembra tesa ad affermare una narrazione alternativa: sì, Mosca non ha preso il controllo dell’Ucraina, e la Nato ha guadagnato due nuovi membri, ma in compenso si è molto rafforzata in un Paese chiave per l’Occidente come l’Italia.
Il presidente Vladimir Putin, a poche ore dall’apertura delle urne, ha dichiarato che l’Italia, diversamente da altri Paesi dell’Unione europea (UE), ha un atteggiamento positivo verso Mosca. Questa affermazione è inquietante, poiché l’Italia è cruciale per la Nato ed è impegnata a sostenere l’Ucraina contro l’invasione russa. Lascia intendere forti ascendenti russi nella penisola e che i rappresentanti italiani al parlamento di Bruxelles sono “condizionati”. La dichiarazione, bizzarramente, non è stata condannata o negata dai partiti.
La Nuova Natura della Guerra
Oggi la guerra va al di là delle pallottole sparate nelle trincee. È uno scontro di informazione, ibrida, psicologica, teso a indebolire il nemico nella sua volontà. Quindi, quello che talvolta può sembrare una semplice battuta di un candidato o una facile ricerca di voti, in realtà si presta a un uso strumentale cosciente o incosciente da parte di forze ostili al progetto euroatlantico e all’ordine esistente. È essenziale essere indipendenti, pensare per sé, cercare di capire la realtà per orientarsi in un momento già ora difficile e che in futuro lo sarà molto di più.
L’Aggressività Russa
La Russia è un aggressore e come tale non si è mai fermata, dal 2008 fino ad oggi. In questi 16 anni, Mosca si è espansa tutto intorno ai suoi confini: in Georgia, in Siria, nel Caucaso. Ha sostenuto Alexander Lukashenko in una specie di golpe in Bielorussia nel 2020, ha architettato un golpe in Kazakistan all’inizio del 2022. C’è stata l’occupazione della Crimea nel 2014 e poi l’espansione della Wagner rinnovata nell’Africa subsahariana, contro francesi e americani. Cioè, dal 2008 in poi, progressivamente, la Russia ha negato la pace raggiunta dopo la fine della Guerra Fredda. Può essere giusto o sbagliato, più o meno accomodato politicamente, ma è il dato.
La Prospettiva Italiana
Di fronte a questa aggressività, molti italiani, fedeli a “Francia o Spagna purché se magna!”, vedono l’ascesa della Russia e dicono: schieriamoci con loro, sono più forti, cosa ce ne facciamo dell’Europa che ci vessa o dell’America che c’è e non c’è? Però questa prospettiva oscura la realtà. La Russia è molto più povera dell’Europa intera o anche solo della parte dell’est. Non c’è stata la diffusione del benessere e la creazione di una classe media come invece è accaduto nell’Europa dell’est. Le ambizioni politiche della Russia sono zariste, culturalmente vecchie di un secolo. Di contro, l’America, per quanto possa spiacere o essere antipatica, ha una proiezione diversa, futura.
Il Pericolo del “Pagnottismo” Italiano
Il presunto “pagnottismo” italiano appare molto ideologico, falsante e quindi estremamente pericoloso in un momento in cui l’Italia, sostenendo la Russia, metterebbe a rischio sé stessa e il suo benessere. Con l’illusione di salvarsi domani piegandosi a Putin, che si dice imperante oggi, gli italiani rischiano il loro futuro e quello dell’UE. Domani un Putin vincente non sarà in grado di mantenere i livelli di vita attuali. E poi, davvero Putin “vincerà”?
Un Problema Esistenziale
Questo è un problema esistenziale per i partiti di destra e di sinistra. L’Italia sembra la vittima predestinata, più porosa alla propaganda russa. Indebolire l’Italia, che per storia, PIL e popolazione è un asse portante europeo, è l’obiettivo strategico, non l’ormai impossibile conquista dell’Ucraina. Così si indebolisce tutto il disegno euroatlantico.
Quindi sì, da una parte Svezia e Finlandia, paesi molto avanzati ma demograficamente meno “pesanti” dell’Italia, sono passati nella Nato. Ma Putin dice ai suoi: “Ho fatto breccia in Italia, ho spezzato il fronte unito UE e Nato”. Ottiene con la propaganda quello che ha perso con la politica e in trincea.
La Storia si Ripete
Sembra esserci uno storico ritardo nella coscienza del reale da parte delle classi dirigenti italiane. Gli italiani erano fascisti fin quando non hanno visto gli americani in Sicilia. Poi c’è stato il panico, e sono diventati antifascisti. Erano tutti democristiani fino al 1992-93 e poi non lo erano più.
La maggioranza degli italiani, per decenni incerti per le tante procelle politiche, cerca la sopravvivenza legittimamente. Il punto è vedere dove sia sul serio, e muoversi con anticipo, senza aspettare l’ultimo minuto e rompersi ogni volta la testa. Per esempio, i segnali della sconfitta fascista c’erano già prima dello sbarco in Sicilia (1943), quando Rommel fu vinto a El Alamein (1942) e gli americani e inglesi conquistarono subito tutta l’Africa. Era chiaro che si trattava di una situazione disperata. Quando gli americani avevano battuto i giapponesi nelle Midway (1942), era chiaro che la guerra nel Pacifico aveva invertito il corso. Quando è crollato il Muro nel 1989, l’Italia non ha cambiato subito l’idea di come organizzare il governo e ha dovuto aspettare di essere travolta dall’ondata di scandali con Mani Pulite (1992).
Nell’89, l’Italia avrebbe dovuto prendere subito coscienza della fine di un equilibrio politico che aveva retto dopo la Seconda guerra mondiale, e tutti i partiti (non solo il PCI che cambiò nome) dovevano cambiare profilo. Se così fosse stato, le evoluzioni successive sarebbero state più graduali e gestibili. Non ci sarebbe stata questa distorsione dei poteri, che poi è avvenuta, con un “eccesso” da parte della magistratura, definendola storicamente dopo 30 anni.
La Guerra Informativa
Oggi i partiti al parlamento devono prendere coscienza della guerra informativa che sta spaccando il Paese. Infatti, gli italiani sentono con la pancia che molte cose sono storte. La metà degli italiani non vota, delegittimando il parlamento poiché non è rappresentativo. C’è una piccola minoranza che si sente rappresentata e partecipa al processo politico. Ma la grande maggioranza, che vota obtorto collo o non vota, invece non ne può più del sistema.
Così i partiti si delegittimano da soli e quindi invitano altri poteri, altre istituzioni a rimpiazzarli, a essere sostitutivi, come fu nell’89. La politica, come la fisica, non sopporta il vuoto. Allora il vuoto, questa incapacità di pensare e di vedere, fu rimpiazzato dai magistrati e poi è andata come è andata. Oggi non sappiamo da cosa sarà rimpiazzata, ma si vede una cecità, un’ottusità peggiore di quella dell’89. Se questi partiti, questi leader, per salvare sé stessi non cambiano, il Paese ne soffrirà.
Questa è la vera mina vagante del parlamento europeo che uscirà dalle urne la settimana prossima. La situazione è critica e richiede una presa di coscienza urgente per evitare che l’Italia, e con essa l’Europa intera, scivoli ulteriormente in una crisi di rappresentanza e sovranità.




