Un saggio sulla Cupola che comanda la globalizzazione
di Paola Bergamo
L’ultima fatica di Silvano Danesi porta un titolo eloquente e disvelante: il serpente ha due teste ed è una raccolta, in 165 pagine, di una serie di suoi articoli pubblicati nel 2025 sul Nuovo Giornale Nazionale di cui è Direttore. Il libro merita la lettura.
Danesi punta il dito, senza alcun timore, contro i poteri plutocratici pressoché intoccabili che hanno condotto la nostra storia.
Nell’interpretare i grandi flussi e influssi, denuncia in che cosa si sia realmente concretizzata la globalizzazione e perché la deglobalizzazione sia complicata, imponga sacrifici e dolori, come spesso avviene quando ad un sistema se ne sostituisce uno nuovo oggi teso a multipolarità e rivoluzione tecnologica di enorme portata.
La fine della globalizzazione, del globalismo ideologico, altro non è che la fine di quello che andrebbe definito col suo vero nome, cioè neo-colonialismo.
“Alla conclusione del primo quarto del primo secolo dell’Era Volgare” – definizione ascrivibile peraltro a Keplero, “siamo in piena era diluviale”, dice Danesi, ci ritroviamo sotto una pioggia di eventi, una sorta di “lavaggio intensivo” o “igiene”, interpretabili come una reazione a quel mondo liquido fatto di Wokismo, Gender Theory, esasperati allarmismi climatici, massificazione e atomizzazione della società, Transumanesimo, e distruzione di ogni forma identitaria, ergo Nazione e Sovranità, che ha recato con sé il paradosso di una crescita della ricchezza globale però concentratasi nelle mani di élite, il corpo del serpente, determinando un tragico livellamento sociale, con la scomparsa di intere classi: ceto medio, piccola borghesia e classe operaia che hanno finito per coincidere al ribasso a causa del continuo impoverimento.
Forze nuove stanno cercando di tagliare le due teste al serpente e ogni cordone ombelicale connesso. Uno degli artefici della decapitazione appare, seppur volubile quando non goffo, proprio il Presidente Donald Trump, in quella che si potrebbe definire, guardando agli States e alla condizione dei “Forgotten People”, una “seconda guerra di secessione” da UK.
Solo il tempo ci dirà se il Presidente Trump saprà tutelare le speranze del popolo MAGA a lui affidatosi e se i suoi corrispondenti in Europa mirino analogamente a far proprie le istanze che promanano dal basso, ponendo rimedio allo scontento che forte si manifesta in ogni tornata elettorale.
Non è facile esplicitare nel caos scomposto del nostro tempo la verità ma c’è una verità che ci rende tutti responsabili, vittime e nel contempo carnefici, degli accadimenti : solo una lettura fuori dal coro pilotato, permette di districarsi e comprendere.
Il serpente striscia per definizione infido, spesso sbavando, depravato: basti pensare agli Epstein file. Le due teste, dice Danesi, sono da una parte quelle coronate che da secoli tengono in ostaggio l’Umanità sollazzandosi tra agi e privilegi di casta, e dall’altra una finanza cattiva in cui vi sarebbero esponenti anche del mondo ebraico. E’ fatto noto che nessuna comunità, nemmeno quella soggetta alla più grande e secolare sofferenza culminata nella Shoah e più di recente nel terribile Pogrom del 7 ottobre 2023 è indenne dal male ed ecco che esiste quindi anche presso di loro gente asservita e complice, indifferente alle sorti della gente comune, anche della propria. E’ un giudizio pesante e che impone riflessione, tanto più che Danesi è un amico di Israele e del popolo Ebraico.
Ricorda Danesi che neocolonialismo e colonialismo in cui hanno sempre sguazzato le due teste del serpente hanno prodotto guerre, sfruttamento di popoli e di intere aree del pianeta, praticando schiavismo e sostenendo le dittature. Per i propri interessi hanno percorso ogni via senza alcuna remora, ripartendo con violenza intere aree del pianeta, “usando il righello” incuranti di dividere terre e calpestando popoli, usi, costumi e tradizioni, rinchiudendo all’occorrenza la gente nelle riserve, depredandone le ricchezze e controllandone, attraverso la forza militare, ogni aspetto della vita.
Non è perciò un caso se i tanti popoli sfruttati ora chiedano giustizia.
E del resto se certo colonialismo ha prodotto immani disastri con genocidi, schiavitù, fomentando rivalità etniche, producendo degrado ambientale, diffusione di malattie, traumi culturali e violazione dei più elementari diritti umani, ciò non di meno tutto si è ripetuto con il colonialismo moderno. La globalizzazione ha infatti sfruttato, depredato ma sottovalutato gli effetti della propria avidità. Ora l’Occidente soffre di una crisi economica sociale e di civiltà. Sull’onda malthusiana e fabiana, ha propugnato eugenetica, immaginato sorveglianza digitale, cercando di catapultare masse inconsapevoli, in una sorta di Panopticon fino a ipotizzare una drastica riduzione demografica di soggetti ritenuti “inutili”.
Porre rimedio ai danni perpetrati non è indolore. I conflitti in atto sono espressione di un tentato riordino dove restano centrali l’approvvigionamento di materie prime e le vie di comunicazione.
Se è vero che il lupo, qualunque esso sia, perde il pelo ma non il vizio, serve tuttavia sperare che il taglio della testa al serpente, comporti una presa di coscienza che nessuna concordia e pace è possibile, a mio odo di vedere, senza giustizia sociale e che come dice Danesi, richiamando il pensiero di Roberto Assagioli, psichiatra e teosofo italiano, fondatore della psicosintesi, poiché l’individuo è un’inscindibile unità di componenti biologici, psicologici e spirituali, occorre un nuovo approccio all’educazione individuale e sociale dove i gruppi più colti e spiritualmente più svegli, sentano il dovere di incidere e porre rimedio allo scadimento di una società in balia del nulla.
Il veleno del serpente sta distruggendo l’Occidente. Il dominio finanziario e la finanziarizzazione dell’economia hanno operato in danno all’economia reale.
Il serpente, consapevole di essere stato insidiato da nuove forze, taccia per illiberali, antidemocratici, conservatori e fascisti, tutti coloro che mirino a rivoluzionare il mondo e sovvertire il loro sistema. Il serpente, strisciando infidamente, ha rovinato e distrutto il socialismo riformista, propugnando un falso socialismo che ha eroso lo stato sociale. Se il socialismo novecentesco difendeva gli ultimi lottando per la loro emancipazione, il falso socialismo è espressione di una borghesia ricca, debosciata e globalista capace di irretire intere masse, anche quelle di immigrati in un mix di sottomissione e prebende, carità parassitaria, senza immaginare una società più giusta, con una vera istruzione e educazione al lavoro quali forme di emancipazione e dignità, come del resto reciterebbe la nostra stessa Costituzione “in quel rapporto dialogico e paritario tra capitale e lavoro”.
New York, Parigi e Londra sono tra le più importanti “tane” del serpente morente anche sotto la scure e il ciclone di scandali per i quali dobbiamo chiederci se i file di Epstein siano la punta di un iceberg; se i Neocon siano figli del Trotskismo; quale sia il vero significato del conflitto in atto tra gli States e la Ue; quanto sia ancora potente il potere coloniale delle monarchie europee contemporanee; chi siano davvero i Fabiani; perché Leopoldo II sia un infame assassino; perché il mondo, non ultima l’Ucraina, pulluli di laboratori di gun of function.
In forma originale risponde a tutto ciò, duro e coraggioso, Silvano Danesi affinchè si possano comprendere meglio taluni accadimenti della nostra contemporaneità compreso quanto siano state velenose le “fauci” del rettile capace di inoculare, alla bisogna, sostanze letali e mentire.


Paola Bergamo, imprenditrice di formazione classico giuridica, scrittrice e opinionista si occupa di cultura e politica. Presidente Centro Studi MB2, Animatore perpetuo Circolo Culturale La Caduta, Presidente Premio Mario e Guido Bergamo e Premio Scoiattolo d’Oro.


