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IL PPE ALLA PROVA DELLA STORIA – HIC RODUS HIC SALTA

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Hic Rhodus, hic salta è una frase latina il cui significato letterale è: «Qui [è] Rodi, salta qui ». Il senso traslato è: «Dimostraci ciò che affermi, qua e adesso».

In altri termini, sei il Partito popolare europeo? Dimostraci che è vero, ora, perché la storia, quando presenta delle scelte fondamentali non consente sconti.

Essere popolari significa avere come riferimento il popolo e non la cupola tecno-finanziaria.

Essere popolari significa avere come riferimento essenziale la volontà popolare, non quello che pensa e vuole la tecno-finanza.

Essere popolari significa fare gli interessi del popolo, non quelli di un’ideologia manicomiale elaborata da una tribù di apolidi, avente come sottostante la cultura, se così la si può chiamare, del denaro e del successo, la cui “persona profonda non è un bene personale ma patrimoniale” (Régis Debray).

Una delle tante coincidenze della storia è che, in questo 2024, anno cruciale, ricorrono gli ottanta anni della Democrazia Cristiana che, in qualche modo, dovrebbe essere il paradigma del partito popolare europeo.

Marcello Veneziani, ricordando il genetliaco del partito italiano, scrive che “aderiva così profondamente alle fibre del nostro Paese da essere considerato un elemento naturale della nostra vita pubblica e privata. Avevamo per così dire somatizzato la Dc o la Dc aveva somatizzato l’Italia”.

Difficile traslare questo concetto di somatizzazione sul Partito popolare europeo per due motivi semplici: l’inesistenza dell’Europa come Stato e come nazione e l’aver il Partito popolare europeo, negli ultimi tempi, somatizzato la tecno-finanza, tradendo se stesso in compagnia dei socialisti.

Ora, non domani, è giunta l’ora della scelta fondamentale: essere quello che si dichiara o essere il tradimento di quello che si dichiara, sapendo che tradire se stessi significa non essere più se stessi.

Manfred Weber, presidente del Ppe, in un punto stampa a Bruxelles, prima della riunione del gruppo dei popolari, ha affermato: “Voglio essere sicuro che tutte le cariche [per i vertici delle istituzioni europee] siano fondate sui programmi. Le persone vogliono vedere il cambiamento, un altro volto dell’Europa: è un’Europa di centrodestra per la quale hanno votato. Liberali e Verdi escono da perdenti dalle elezioni europee e quindi dobbiamo assicurarci che la direzione politica dei prossimi cinque anni sia un’Europa di centrodestra e che la scelta dei ‘top job’ rifletta questo”.

Se quelle di Weber non sono chiacchiere senza senso, è evidente che la fretta che vorrebbero imporre i due super bolliti delle confronto elettorale, ossia Emmanuel Macron e Olaf Scholz, non ha alcun senso e che ha ragione Giorgia Meloni quando chiede di vedere i programmi e poi di passare a discutere dei personaggi.

Pensare a ripetere pedissequamente la stessa formula Ursula, eccoci giunti a Rodus, significa per il Partito popolare europeo tradire se stesso, diventare definitivamente altro da sé, dopo essersi snaturato già con la compagnia con i Socialisti & Democratici, ormai sempre più evidentemente associati alla tribù degli apolidi al servizio della tecno-finanza e dei suoi progetti manicomiali.

In questi anni l’Unione Europea ha fatto tutto il possibile per destrutturare l’apparato produttivo industriale e per minare alle fondamenta quello agricolo.

L’Unione Europea, con la maggioranza uscente, che si vorrebbe confermare, è stata il braccio armato delle logiche del World Economic Forum, il cui programma, dichiarato spudoratamente, è che dobbiamo essere tutti “poveri e felici”, in quanto la ricchezza, la proprietà privata, le decisioni relative alla vita sono appannaggio della tribù degli apolidi, ossia gli adepti di Mammona e del transumanesimo, nuova tecno-religione elaborata a Palo Alto e a Davos, ossia nelle due cattedrali della tecnica e della finanza.

Il popolo europeo ha detto che questa tribù, perdente nel mondo, deve smetterla di comandare anche nell’Occidente europeo, altrimenti, se si segue la sua logica, si va verso il precipizio, verso il suicidio, verso l’inesistenza.

Vuole essere il partito popolare europeo correo del suicidio dell’Occidente e della fine ingloriosa del Vecchio Continente, ridotto in macerie?

Questo è l’interrogativo che pone il crocevia della storia al quale il Partito popolare non può sfuggire, ora, non domani o dopodomani.

Berlino non ha cultura strategica ed è, ora, un mendicante. Macron è un impotente che ha perso il controllo del Sahel, passato a Mosca.

Berlino aveva come pilastri della sua ascesa economica il gas a basso prezzo della Russia e le delocalizzazioni e le esportazioni in Cina.

Oggi Russia e Cina sono indicate come nemici dagli Usa e Berlino, che non è mai stata davvero indipendente dopo la seconda guerra mondiale, piange e abbozza.

Inoltre la Germani deve fare i conti con il crescente contrasto tra gli Ossi (ex Germania dell’Est) e i Wessi (ex Germania dell’Ovest), sempre più divisi dal divario economico.

Macron, pupillo dei Rothschild, è riuscito a far esplodere le banlieu, a perdere la Francafrique, ad avere un bilancio fallimentare, ma pretende di guidare l’Europa in guerra con la Russia. Logiche da gradasso, che vorrebbe imporre al suo sodale Scholz, ormai senza una reale maggioranza nel Paese, per resuscitare l’asse franco tedesco ormai cumulo di macerie.

Cosa vuole fare il Partito popolare europeo? Cosa vuole fare Forza Italia, che ne è parte, avendo condiviso la logica del Piano Mattei, che è l’esatto opposto delle logiche macroniane e che è strategico per reperimento di energia, materie prime e anche per non abbandonare l’Africa a Russia, Cina e Turchia?

Che ce ne facciamo del portoghese Costa, socialista trombato nel suo Paese? Che ce ne facciamo della baronessa Von der Leyen, massima responsabile del disastro europeo degli ultimi anni?

Si salva la Metsola? Si, anche per il fatto che presiedere il Parlamento europeo è un esercizio puramente formale.

C’è, infine, una questione fondamentale alla quale il Partito popolare europeo deve rispondere: la macchina.

In tutti questi anni la macchina burocratica si è resa autonoma, gira da sola, e sembra ormai inserita in una bolla autoreferenziale che ha perso ogni contatto con la realtà.

Che ne facciamo di questo mostro?

Dobbiamo avere fretta per dare ragione a Macron, il ché significa dare ragione alla tecno-finanza o dobbiamo ripensare a fondo la stessa Unione Europea per evitare il suicidio?

La storia sta presentando l’ineludibile scelta: stare con il popolo o con la tecno-finanza.

La storia presenterà il conto.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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