
La mia generazione, così come quelle successive, si è abituata all’idea che l’Europa, dopo due guerre mondiali, si fosse assestata in un tranquillo percorso di pace e di prosperità, dove alla democrazia e alla libertà si era accompagnato il welfare, frutto delle socialdemocrazie.
Prima la Ceca, la Comunità del carbone e dell’acciaio, poi l’Unione Europea, nelle sue fasi iniziali, avevano fatto credere che l’Europa fosse diventata un’oasi di civiltà e di benessere.
L’illusione è finita. Ed è finita perché, ancora una volta, le élite hanno messo il popolo nella drammatica condizione di essere “sacrificabile”.
Non è una novità. Le guerre le hanno sempre fatte i poveracci, inviati nei vari fronti a morire in quanto “carne da cannone”, dopo averli imbevuti di propagande varie sui sacri valori per i quali andavano a morire.
Nella fattispecie europea del terzo millennio, a scegliere il popolo da sacrificare è stata l’America del Clan Clinton, con l’idea di accerchiare la Russia di Putin, che, contrariamente a quanto pensavano gli Usa ai tempi di Él’cin, non si è piegata ad essere la marca d’oriente degli interessi economici e finanziari americani.
Pilotando le vicende interne dell’Ucraina, gli Usa (Victoria Nuland), in buona compagnia con George Soros, hanno posto le basi di quello che ora, dopo due anni di occupazione russa, è a tutti gli effetti il sacrificio di un popolo convinto, quanto meno secondo la propaganda mainstream, di immolarsi per difendere la democrazia nei confronti dell’autocrazia.
L’Europa e gli Stati membri, grazie alla strategia Usa clintoniana esce con le ossa rotte, con sanzioni che le si sono ritorte contro e con misure inventate dagli ottimati chiamati a salvare la democrazia che sono state solo un autentico disastro. Colpevoli principali del disastro europeo i tedeschi della signora Angela Merkel, alleati in Europa con i Socialisti & Democratici, che hanno ridotto l’idea d’Europa, del welfare e del benessere, in un progressivo esperimento di come portare il popolo al sacrificio.
La vicenda pandemica è stata un esperimento sociale teso a stabilire il livello di sopportazione delle popolazioni ad essere rinchiuse a comando per il loro benessere. E’ la logica del gregge. Ti rinchiudo nell’ovile per difenderti dai lupi. Di fatto ti rinchiudo nell’ovile perché sei a mia disposizione. La vicenda vaccinale, ancora difesa a tutto campo, ha creato disastri, ma è ancora impossibile criticarla, perché altrimenti diventi un complottista reprobo.
Il greenpass, simile alle marcature gialle che stanno sulle orecchie delle mucche, ci ha resi disponibili ad essere tracciati in ogni nostro movimento. L’idea di togliere di mezzo il contante mette anche i nostri soldi nelle mani altrui. Infine, dopo averci abituati a belare e a muggire, ecco la dichiarazione finale: dovete essere nullatenenti per essere felici. Lo hanno detto apertamente, senza vergogna, con la sfrontatezza di chi si ritiene razza superiore, perché dietro a queste idee, woke, green, cancel culture e via discorrendo c’è l’odore del nazismo e l’alterigia di chi è si ritiene maltusianamente (come certi ambienti aglosassoni) superiore al popolo animale, da trattare come gregge o come mandria.
Se sei gregge o mandria sei sacrificabile a piacere. Del resto in Canada lo si afferma senza pudore. Sei disabile? C’è l’eutanasia. Che differenza c’è con il nazismo? Nessuna.
Quello che più stona, in tutta questa vicenda è che a farsi paladini e realizzatori di questa somma porcheria antidemocratica e disumana siano i socialisti che dovevano essere eredi di quella socialdemocrazia della partecipazione e del welfare.
Ora, dopo averci detto che siamo animali nullatenenti, nemmeno proletari (anche la prole è sparita con la famiglia o acquistabile dai ricchi da uteri in affitto), da mettere in stalla e, se serve, da sacrificare, ci stanno annunciando che la festa è finita e che dobbiamo prepararci ad andare al fronte.
La Germania, per anni ridotta a ben poco in termini di armamenti, ora lancia profezie di guerra.
Il ministro della Difesa tedesco, il socialdemocratico Boris Pistorius, nel corso di un’intervista che ha rilasciato all’emittente televisiva “Zdf”, ha detto che la Germania e le sue Forze armate devono essere “preparate alla guerra”, con un conflitto che potrebbe scoppiare in Europa. L’esponente del governo federale ha affermato che vi è il rischio di un conflitto in Europa. In particolare, Pistorius, ha evidenziato che “dobbiamo riabituarci all’idea che in Europa possa esserci il pericolo di una guerra”. Ciò significa che “dobbiamo prepararci alla guerra, dobbiamo essere capace di difenderci” e la Bundeswehr e la società tedesca devono essere “preparate” per questo. Pistorius ha poi respinto le accuse secondo cui la modernizzazione delle Forze armate procede troppo lentamente. “Non si può andare molto più velocemente”, ha osservato l’esponente del Partito socialdemocratico tedesco (Spd), sottolineando che tanto la produzione quanto le consegne di armi e materiali richiedono tempo. Pistorius ha, infine, affermato che la Bundeswehr non può recuperare in breve tempo sulle conseguenze di un trentennio di pace in Europa, ma tra cinque anni avrà un aspetto completamente diverso.
Non è necessario essere dei complottisti o dei geni dell’intelligence per capire che anche nell’attuale conflitto che vede Hamas combattere Israele per procura, il popolo è un insieme di animali da macello. Basta sentire cosa ha detto Ismail Haniyeh, leader di Hamas in un video che ha fatto il giro del mondo. «L’ho detto in passato e lo dico ancora: il sangue delle donne, dei bambini e degli anziani… Siamo noi che abbiamo bisogno di questo sangue perché risvegli dentro di noi lo spirito rivoluzionario, ci spinga ad andare avanti».
Fin qui l’evidenza, ma a questo punto è necessario capire per quale motivo le élite che dovevano essere democratiche, ossia legittimate dal popolo in quanto espressione dello stesso, in un orizzonte politico che si chiama democrazia, si siano ridotte ad essere i kapò dei nuovi lager.
Da un lato c’è, ormai evidente, la presenza della finanza internazionale con il suo fallimentare mondialismo. Da un altro versante facciamo i conti con i cosiddetti filantropi, che hanno dato l’assalto alle organizzazioni internazionali (vedi Oms). Da un altro ancora le multinazionali, che intendono essere dei superstati che dettano legge agli stati.
Tuttavia, il veleno corrosivo è stato inoculato con sapiente capacità da parte di potenze non occidentali che hanno studiato ed applicato il colonialismo dell’Ottocento e del Novecento e lo hanno rivolto contro chi lo aveva applicato a loro.
Negli anni Cina, Qatar, Stati arabi, hanno finanziato università, centri di ricerca, intellettuali, perché hanno capito benissimo che se formi una classe dirigente secondo i tuoi schemi quella classe dirigente seguirà i tuoi interessi.
La deriva della sinistra americana, alla quale fanno eco le sinistre europee, con il pensiero politicamente corretto, l’ideologia woke e tutto il corredo di idiozie simili, sta plasmando nuove classi dirigenti con il vizio della cancellazione di tutto ciò che si ritiene offensivo e dunque sbagliato.
Dopo l’attacco terroristico del 7 ottobre università come Harvard e Penn non hanno avuto il coraggio di condannare Hamas, in un clima di antisemistismo crescente, denunciato dal Wall Street Journal.
Molti grandi donatori ebrei hanno annunciato l’intenzione di smettere di donare.
Se gli ebrei della diaspora Usa, in gran parte amici dei Dem, stanno aprendo gli occhi, forse è troppo tardi, perché dietro le quinte c’è un grande donatore straniero: il Qatar che negli ultimi 25 anni ha dato miliardi in America per acquisire influenza e favori.
Lo stesso ha fatto in Europa, come ha dimostrato il Qatar Gate, guarda caso con il coinvolgimento di politici e faccendieri di quella sinistra che sta nella maggioranza che governa l’Unione.
Ne dà conto Eli Lake su The Free Press (https://www.thefp.com/p/qatars-war-for-young-american-minds), il quale scrive che i qatarioti hanno speso la loro sontuosa fortuna negli studi legali americani, in contratti di lobbying con ex alti funzionari e in feste e collaborazioni con grandi società di media. I maggiori beneficiari della generosità del Qatar, però, sono state le principali università e think tank.
I numeri sono sconcertanti. Secondo uno studio del 2022 della National Association of Scholars (https://www.nas.org/reports/outsourced-to-qatar/full-report), il Qatar oggi è il più grande donatore straniero alle università americane.
“Lo studio – scrive The Free Press – ha rilevato che tra il 2001 e il 2021, il petrostate ha donato l’enorme cifra di 4,7 miliardi di dollari ai college statunitensi. I maggiori beneficiari sono alcuni degli istituti di istruzione superiore più prestigiosi d’America. Queste scuole hanno collaborato con il regime per costruire campus nella “città dell’istruzione” di Doha, un distretto speciale della capitale che ospita college satellite delle università americane:
Dal 1997, il Qatar ha donato più di 103 milioni di dollari alla Virginia Commonwealth University per un campus di belle arti.
Dal 2001, il Qatar ha donato 1,8 miliardi di dollari alla Cornell per una scuola di medicina.
Dal 2003, il Qatar ha donato quasi 700 milioni di dollari alla Texas A&M per un campus di ingegneria.
Dal 2004, il Qatar ha donato 740 milioni di dollari alla Carnegie Mellon University per un campus di informatica.
Dal 2005, il Qatar ha donato 760 milioni di dollari alla Georgetown University per una scuola di politica.
Dal 2008, il Qatar ha donato quasi 602 milioni di dollari alla Northwestern University per una scuola di giornalismo.
Negli ultimi 25 anni le università hanno giustificato queste joint venture con il Qatar come un modo per liberalizzare una società autocratica e portare il soft power americano in Medio Oriente. In effetti, gli stessi funzionari del Qatar hanno espresso formalmente questo obiettivo.
Siamo al ridicolo. Gli americani che vogliono indottrinare e sono indottrinati. Con i danni anche le beffe.
“In alcuni casi – scrive The Free Press – , le università hanno collaborato con gli interessi strategici del Qatar. Il campus della Northwestern, in Qatar, la cui scuola di giornalismo statunitense è considerata una delle migliori al mondo, ha firmato un memorandum d’intesa con Al Jazeera, il canale di notizie finanziato dal Qatar che ha fornito una piattaforma solidale per Hamas e altri gruppi islamici nel corso degli anni, per aiutare a formare i suoi giornalisti”.
Uno dei motivi per cui il Qatar è stato in grado di investire così tanto nelle istituzioni americane è perché la politica estera statunitense ha abbracciato il paese da quando è iniziata la guerra al terrorismo dopo l’11 settembre. Quella che Joe Biden, in un momento di lucidità, ha detto, consigliando Bibi Netanyahu, essere stata un errore.
Anche se il Qatar è allineato con Hamas e, in misura minore, con l’Iran, ospita anche la base aerea di Al Udeid.
Oggi il Qatar detiene i 6 miliardi di dollari di proventi petroliferi iraniani che l’America ha sbloccato a settembre e ricongelato dopo il pogrom di Hamas del 7 ottobre.
Uno degli obiettivi del soft power del Qatar è promuovere l’ideologia dei Fratelli Musulmani, il movimento islamico che ha dato origine ad Hamas e al partito al potere in Turchia, nonchèp alle Primavere arabe, appoggiate, guarda caso, da Obama e da Hillary Clinton.
L’inchiesta di The Free Press conclude richiamando l’influenza cinese: «Il presidente della House Select Committee on China Mike Gallagher (R-WI) ha avvertito i leader dei migliori college americani che il partito comunista cinese sta esercitando “un’influenza coercitiva” sui campus di tutto il paese».
«Secondo Fox News», continua Eli Lake su The Free Press, «Gallagher ha avvertito dozzine di rettori universitari di tenere gli occhi aperti riguardo alla minaccia cinese. “La domanda, per come la vedo io, è: come possiamo rispondere in modo da preservare la nostra società libera e aperta – compreso il nostro sistema di istruzione superiore con tutti i suoi punti di forza naturali – pur mantenendo la nostra integrità morale, intellettuale e finanziaria?”, ha detto Gallagher. Ma la sua domanda non si applica soltanto alla Cina. Andrebbe fatta anche alle università che hanno collaborato con un Paese che protegge i leader di Hamas e stringe accordi con l’Iran».
I rapporti dei Dem con i cinesi, dai finanziamenti ai Clinton agli affari di Hunter Biden, non sono una novità.
Ed ecco che il colonialismo al contrario si è sviluppato in Occidente, con la connivenza di élite corrotte, facendo dei popoli occidentali i prossimi sacrificabili, per ora in procinto di essere greggi nullatenenti, marchiati e segregati a piacere e prossimamente, grazie alle profezie del socialdemocratico Petreus, anche da inviare al fonte come carne da cannone.





