
di Sergio Pizzolante
Il partito che non c’è e che non ci sarà. Ma che dovrebbe esserci.
Calenda propone una aggregazione di volenterosi con se stesso, da Forza Italia ai riformisti del Pd.
Non a Calenda in sé.
Perché questa sarebbe un’impresa da Mitterrand non da Napoleone.
Comunque. Per me si può fare. Si dovrebbe fare.
Come paradigma di una appartenenza, di un’idea d’Europa e di democrazia.
Come comune sentimento di ripulsa verso le dittature da spavento e i mercanti rimbecilliti.
Come prendere i sali per il risveglio, ripresa e reazione, dal torpore melenso, cinico e codardo, del putinismo e del trumpismo diffuso.
Armarsi per disarmare. Difendersi da chi offende.
Essere più forti delle guerre fatte negli ospedali e nelle scuole o nelle teste dei vigliacchi e nei cuori pavidi.
Nel Paese, il nostro, della maggioranza dei termosifoni, degli ucraini come badanti e ballerine, sacrificabili per le nostre bollette e le nostre bolle di ipocrisia, io sarei d’accordo.
Mi sembra la strada logica.
Una forza o una aggregazione di forze: liberali popolari, riformiste.
Sarebbe come riprendere per i capelli le tradizioni migliori delle culture politiche storiche e riportarle a casa.
Sarebbe come connettersi con le forze e le culture politiche che governano l’Europa.
Sarebbe logico ma in Italia è illogico.
Perché la logica in Italia si è persa. Da tempo.
Crollo’ il Muro di Berlino, ma al contrario.
Fu il risveglio dei post comunisti e dei missini.
Che in varie forme dominano ancora la politica italiana. Con infarciture di populismi vari.
Sarebbe logico ma non vedo come si possa fare.
Lo sa anche Calenda.
Se Forza Italia si dovesse dire interessata diventerebbe subito una nuova Ucraina.
Arriverebbero missili da ovunque. Politici e giudiziari.
Se i riformisti del Pd solo si mettessero in un confronto serio, sarebbero espulsi dalle liste dalla dolce Schlein.
Perché in Italia la democrazia è così, un partito elegge un non iscritto al partito, con il potere di cacciare iscritti e eletti.
Insomma, in Italia fare quel che si deve non si può.
Non vale quello che diceva Nenni: fa quel che devi succeda quel che può.
Pero’ noi, nel nostro piccolo, ogni mattina, ogni giorno, facciamo quel che si deve o almeno lo diciamo, pur sapendo che difficilmente succederà.
Forse. Chissà!





